Nel corso degli ultimi secoli letteratura e cinema hanno sviluppato personaggi sempre più complessi. Vediamo nel dettaglio i villain.

Sin dalla letteratura dell’ottocento i personaggi mostruosi o i cattivi della storia sono stati di particolare interesse. Partendo da Frankenstein di Mary Shelley fino a Dracula di Bram Stoker, il mostruoso è stato un componente fondamentale. Ma arrivando fino ai giorni nostri, anche grazie all’apporto del cinema, i villain sono cambiati e non è più necessaria la componente mostruosa per caratterizzare un cattivo. Molto spesso, infatti, i cattivi sono persone normali, con un passato che non li giustifica, ma li indirizza verso la strada che hanno scelto di percorrere.
Il mostro
Le caratteristiche fisiche di un personaggio possono inizialmente far pensare all’allineamento dello stesso. Questo vale magari per Dracula, ma non è lo stesso invece per il mostro di Frankenstein. Quest’ultimo, infatti, seppur più inquietante e rigettante nell’aspetto, non ha invece le intenzioni del primo. Il mostro di Frankenstein è alla ricerca di un lato più umano, che non gli è stato insegnato. D’altra parte, Dracula passa dall’essere prima un umano e poi un mostro, una creatura mistica. È la stessa teoria dietro al Dottor Jekyll e Mr. Hyde: l’umano e il mostro che condividono il corpo, ma si scambiano.
L’aspetto esteriore, inizialmente nei romanzi, era descrittivo di un personaggio. Andando avanti, anche nel cinema è stato adottato questo sistema. Un personaggio dalle sembianze non comuni, con deformazioni o addirittura non umano, per forza di cose era il cattivo della storia. Accade con il Dr. Caligari per esempio, ma anche con Nosferatu. Entrambi personaggi non per forza mostruosi in tutto e per tutto, ma con caratteristiche che li distanziano dalla normalità.

I nuovi cattivi
Andando avanti nel tempo, anche grazie alle nuove tecnologie, soprattutto nel cinema, ma anche grazie ad un gusto più sviluppato da parte del pubblico, i personaggi non hanno più bisogno della caratterizzazione fisica per essere identificati.
Parlando del fantasy, ma anche di sci-fi o thriller non-fantasy, i personaggi cattivi non sono più caratterizzati dall’aspetto fisico (o a volte, non solo da quello). La vera caratteristica nuova è l’ossessione, una motivazione che deriva anche dal passato del personaggio. È una costruzione più strutturata del personaggio. Talvolta, queste motivazioni portano anche il pubblico ad empatizzare col villain.
Molte volte ormai, il cattivo è un essere umano comune, dall’aspetto anche affascinante, ma con una mente diabolica o, appunto, ossessiva. Un personaggio che rispecchia queste caratteristiche è ad esempio Light Yagami di Death Note, manga molto celebre.
Gli ideali cattivi
Light Yagami è un brillante studente liceale giapponese. Nella sua vita è un’eccellenza in tutto, dallo studio, allo sport, alla vita privata. Ciò che lo porta a diventare il villain della storia è il potere che gli viene concesso da un quaderno. Scrivendo il nome di una persona sul quaderno, quella persona morirà. Inizialmente Light decide di usarlo per punire i criminali, ma ben presto il potere lo porterà a perdere di vista il suo obiettivo iniziale. Light è anche il protagonista della storia. Questa caratteristica è fondamentale, in quanto il lettore sarà inizialmente più portato ad empatizzare con lui e non con il suo antagonista, che invece è il buono della storia.
Un altro celebre personaggio con ideali simili ma non uguali è Thanos. Questo personaggio, già presente nei fumetti Marvel, è diventato ancora più celebre grazie ai film della Marvel cinematic universe. Nei fumetti Thanos uccideva le persone per amore di una creatura cosmica, la Morte. Questa motivazione è forse meno efficace di quella cinematografica. Nei film Thanos vuole dimezzare le creature dell’universo, in modo tale che, per chi rimane, ci siano risorse a sufficienza. Il genocidio viene visto da lui come atto di misericordia.
In un modo o nell’altro, i nuovi cattivi vengono spiegati con motivazioni più o meno nobili, che però degenerano nel corso della storia. Empatizzare con loro è ora possibile, soprattutto se il modo in cui la storia ci viene raccontata ce lo concede. Se sicuramente non si concorda con i loro scopi, è più semplice capire le loro motivazioni, che non sono più i classici “sete di potere” o “distruzione del mondo” per il semplice fatto di dover fare da antagonisti. Talvolta, come abbiamo detto, sono loro i protagonisti stessi.
Possiamo trovare l’apice di questa retorica nel film “Megamind”, dove il cattivo è stato portato ad essere il cattivo della storia. Rispecchia le caratteristiche fisiche e avrebbe anche un passato che lo “giustifica”, ma alla fine non è lui il vero cattivo.