Ecco 5 cliché cinematografici che hanno radici in opere letterarie

Il mondo del cinema (e delle serie TV) traggono spunto da tantissimi altri media, ma i cliché principali hanno radici in opere parecchio datate.

Quante volte ci è capitato di andare al cinema e, guardando il film, dire “questo è proprio un cliché”? Sicuramente negli ultimi anni è capitato molto più di frequente. L’aspetto della frequenza d’uso, infatti, è una caratteristica intrinseca del cliché. Esso è infatti un elemento narrativo funzionale, ma che viene utilizzato troppo spesso. Quando viene utilizzato come mero sistema narrativo, senza un contesto adatto, allora diventa molto lampante e può effettivamente stonare con il procedimento della narrazione. I cliché, però, alla loro nascita, erano degli espedienti narrativi originali. Bisogna certo capire, però, quando nascono. In questo articolo ne vedremo alcuni.

1. Essere il prescelto

Soprattutto nei contesti fantastici o nei film di avventura, il protagonista è “il prescelto”, ovvero colui che ha il destino di compiere grandi gesta. Inizialmente, il protagonista è anche un uomo comune, magari anche riluttante all’idea di dover compiere grandi gesta. Questo stratagemma narrativo garantisce sicuramente meno fatica nel giustificare determinate scelte e avviare in modo celere il racconto della storia. L’abbiamo potuto vedere in moltissime opere, come ad esempio nella saga di “Star wars”, oppure anche in “Matrix”. Addirittura, in “Star Wars”, in base alla trilogia, vediamo il prescelto del cammino del bene e quello del cammino del male. Questa dinamica, però, ha radici in tempi davvero immemori. I primi personaggi segnati da un destino di questo tipo provengono addirittura dalla Bibbia, come ad esempio Mosè. Ma anche senza andare in contesti troppo religiosi, basta pensare ai cavalieri della tavola rotonda e quindi anche a re Artù.

2. La morte del maestro

In ogni fiaba ci sono degli elementi e dei personaggi fissi. Allo stesso modo, in alcuni racconti letterari e cinematografici, ci sono personaggi analoghi. Uno di questi personaggi è proprio la figura del maestro dell’eroe. Possiamo pensare a Silente, a Gandalf e a Obi-Wan Kenobi, così come tanti altri. Il destino di tutti questi personaggi citati è proprio la morte (anche se poi Gandalf rinasce). La morte del maestro serve all’eroe come punto di nuovo inizio. Non avendo più una figura di riferimento, l’eroe sarà costretto a diventarne uno. Solo in questo modo potrà compiere ciò per cui è chiamato. Si tratta di un espediente drammatico che ha funzionato al cinema per lungo tempo e continua a funzionare. Si tratta di un cliché, ma che, se costruito bene, non viene quasi notato. Anche in questo caso, possiamo trovare traccia di questo cliché all’interno della letteratura epica. Merlino, in una delle versioni dei racconti, cade in battaglia per mano di un nemico di Artù. Il mago muore proprio cercando di aiutare il suo re. In altri contesti, vediamo anche che non è necessaria la morte, ma solo il distacco dal proprio mentore, come nel caso di Virgilio nella “Divina Commedia”, che non può avanzare in paradiso con Dante.

3. La dama in pericolo

Uno dei cliché più frequenti fino all’inizio degli anni 2000, ma che ad oggi non è più cosa frequente, è la dama in pericolo. Nelle opere odierne viene quasi invertita la situazione o decostruita affinché sia la donna stessa a salvarsi. In passato, invece, era proprio questo il motore delle azioni dell’eroe. La motivazione del protagonista veniva dalla volontà di salvare la sua amata dal pericolo. Anche senza fare esempi troppo evidenti, è chiaro nella testa di tutti che i maggiori film di azione dello scorso secolo di basavano su questo. Dal punto di vista letterario, in effetti, è un elemento chiave di quasi tutte le fiabe classiche, dove la principessa deve essere salvata in qualche modo. Ma anche se pensiamo a qualcosa di più antico, già la guerra di Troia illustrata nell’Iliade deriva proprio dalla volontà di salvare Elena, in pericolo in quanto considerata rapita.

4. La vendetta come movente

Se da un lato abbiamo visto un movente piuttosto romantico e cavalleresco, un altro cliché, opposto, è la vendetta come movente del protagonista. Lo si è visto in tantissime pellicole. In alcune è più sensato, in altre forse è solo un espediente. Nel “Gladiatore”, Massimo Decimo Meridio ha effettivamente molte ragioni per volere una vendetta contro l’imperatore Commodo. Non si può certo dire proprio la stessa cosa per quanto riguarda le azioni di John Wick o, per lo meno, non si può giustificare tutta la scia di sangue che si lascia dietro. Ad ogni modo, anche questo sentimento di vendetta è presente all’interno di opere epiche come l’Iliade. Basti pensare ad Achille che torna in azione per vendicare Patroclo, ma anche ad Amleto, titubante nella vendetta di suo padre contro lo zio.

5. Il sacrificio finale

Giunto al termine della sua avventura, quando la battaglia risulta al suo culmine e il nemico sta prendendo il sopravvento, all’eroe rimane un’ultima possibilità per ristabilire l’ordine: sacrificarsi. Quante volte lo abbiamo visto! Il più iconico degli ultimi anni è il sacrificio di Iron Man per salvare tutto l’universo. Schioccando le dita, consapevole di non poter sopravvivere, rinuncia alla propria vita per salvare quella di tutti gli altri, anche se con un pensiero in più per sua moglie e sua figlia. Anche questo espediente è già visto e rivisto in opere più antiche. Non parliamo del sacrificio di Gesù, ma di qualcuno che in via teorica combatteva in suo nome: Orlando. Nella “Chanson de Roland”, il protagonista di rifiuta di suonare il corno per chiedere soccorso e affronta un esercito intero da solo. In questo caso, il martirio di un cavaliere viene riconosciuto come onore massimo. Il sacrificio va sempre a supportare un bene superiore. L’individuo viene posto sempre in secondo piano, esaltato le virtù.

Lascia un commento