“E qui siamo proprio nel mezzo, nella terra degli uomini”: Jovanotti incontra la filosofia platonica

Il famoso musicista e il filosofo greco dipingono il mondo degli uomini con dei colori non molto diversi. 

Fonte: fanart.tv

L’uomo, così piccolo e con pensieri così grandi. Debole, frangibile, e allo stesso tempo capace di forti sentimenti: Jovanotti riesce a descriverlo e, insieme a lui, Platone. Sì, perché quest’ultimo non parlava solo del mondo delle Idee. 

“E qui siamo proprio nel mezzo”

 Se Platone dovesse usare un aggettivo per descrivere il nostro mondo, probabilmente, userebbe imperfetto. Già, nulla in confronto con il mondo delle idee e dei valori, come il Bene e la Bellezza, che il filosofo teorizza sia a fondamento della realtà, che dia significato alle nostre cose passeggere e mutevoli. Ma non è tutto da buttare, anzi. Anche se l’uomo è spesso costretto a camminare al buio, il modo per trovare la luce ce l’ha. Perché, come canta Jovanotti in Terra degli uomini:

“E sotto i miei piedi c’è un baratro

E sulla mia testa c’ho gli angeli

E qui siamo proprio nel mezzo

Nella terra degli uomini”.

In bilico fra il baratro e il cielo, “dove ridono i salici, dove piangono i comici”: viviamo in un mondo che fa della vaghezza, delle sfumature e di ciò che è non è mai perfettamente ingabbiatile, definibile,  la sua immagine. Cerchiamo di essere felici in questa realtà e allo stesso tempo cerchiamo sempre un qualcosa di più, un “oltre” che dia senso a ciò che ci circonda. C’è chi, sulla superficie, proprio non riesce a vivere: chi ha questa sensazione, secondo Platone, è molto simile a un personaggio bizzarro: il suo nome è Eros, o Amore.

Eros e gli uomini

Nel Simposio Eros viene descritto come un demone, un essere a metà fra l’umano e il divino, figlio di Pòros (l’Abbondanza) e di Penìa (la Povertà): frutto, dunque, di due opposti. Egli è allora per natura un essere ambiguo, inquieto: in quanto figlio di Penìa è debole, manchevole, legato al bisogno, ma in quanto figlio di Pòros:

“Cerca sempre ciò che è bello e buono, è virile, audace, risoluto, gran cacciatore […]; è amico della sapienza ed è ricco di trucchi, e così si dedica alla filosofia nell’arco di tutta la sua vita”.

Amore non è un dio, ma dentro di sé desidera il cielo: poiché per quanto fragile, è nella sua natura andare incontro alla felicità e alla bellezza. E allora poi tanto diverso da noi, che viviamo “nel mezzo, nella terra degli uomini”? D’altronde, Jovanotti lo invoca, dicendo che “l’amore è una trappola, mica sempre però: qualche volta ti libera e ti senti una favola”. Anche per Platone Eros è una forza capace di “liberare” gli uomini, un’energia in grado di cogliere la bellezza che, nel nostro mondo, è spesso celata. 

Fonte: https://unsplash.com/@zacdurant

Ciò che ci completa 

Tuttavia, non bisogna vedere Eros solamente come il sentimento che unisce una coppia innamorata: questo, semmai, è il primo gradino di una scala molto più grande. Quando Platone ci chiede di salirla, fino ad arrivare a contemplare quella Bellezza ideale di cui parla, non lo fa per farci vivere in un mondo incantato, ma per farci scendere nuovamente giù, nella “terra degli uomini”, dove la bellezza si manifesta in molteplici occasioni e momenti: in tutto ciò che ha un significato per la nostra esistenza. 

L’Amore, allora, è la prima forma di sentimento con la quale l’uomo sperimenta “quell’oltre” di cui va alla ricerca: un “radar” che gli permette di riconoscere ciò che possa completarlo. Eros si nasconde nelle passioni di una vita, in una canzone che sembra essere scritta per noi, in un libro che ci legge dentro o, come direbbe Jovanotti, in un mondo  “dove suona la musica, l’amicizia si genera, dove tutto è possibile, dove un sogno si popola”. Eros è la forza che ci connette alla vita, quando prima ne sembravamo separati. Citando ancora Jovanotti:  

“E l’amore è una trappola

Mica sempre però

Qualche volta ti libera

E ti senti una favola

E ti sembra che tutta la vita non è solamente retorica

Ma sostanza purissima

Che ti nutre le cellule

E ti fa venir voglia di vivere fino all’ultimo attimo”. 

 

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