“Se vedessi com’è bello da vicino il nostro Etna!” Il vulcano che descrive Giovanni Verga ha una nuova cima.

Se era già il vulcano attivo più alto d’Europa, adesso l’Etna ha superato se stesso. A seguito dei circa 56 fenomeni parossistici intensi che continuano a susseguirsi dallo scorso dicembre, la vetta del cratere di Sud-Est ha raggiunto un’altezza di 3.357 metri, superando così il precedente record del cratere di Nord Est.
L’Etna cresce
Dopo essere rimasta la stessa per decenni, ad oggi la cima dell’Etna è diversa. Non è più sul cratere Nord-Est, che è stato superato e ha inoltre subito dei crolli, tanto da essersi assestato a 3.326 metri sul livello del mare. I dati raccolti derivano dalle rilevazioni satellitari che ha recentemente comunicato l’Osservatorio Etneo, e trovano una spiegazione nella grande quantità delle eruzioni del vulcano negli ultimi mesi. Mentre ricopre di cenere i paesi alle sue pendici, l’Etna, cresce.

Le attività dell’Etna
L’Etna muta perché attivo: i cambiamenti rilevati non sono i primi né gli ultimi nella storia del vulcano, che è in continuo mutamento. Sono più di 550 mila anni quelli della sua storia, e diverse sono le forme e le altezze che ha assunto, anche se possediamo dati certi che derivano da misurazioni precise solo dagli anni Settanta e Ottanta del Novecento. Le stime degli studiosi, tuttavia, affermano che il picco massimo dell’Etna fu di circa 3.600 metri e fu raggiunto oltre 15 mila anni fa.
L’Etna di Verga
L’Etna cresce, e chissà quali parole troverebbe per descriverne la maestosità sempre crescente Giovanni Verga, esponente del verismo siciliano. Nato a Catania nel 1840, nonostante abbia trascorso grande parte della sua vita lontano dalla Sicilia ha più volte nelle sue opere citato e definito la bellezza di quella grande vetta sotto la quale era nato e alla quale farà ritorno nel 1893, per restarci fino alla morte avvenuta nel 1922. “Se vedessi com’è bello da vicino il nostro Etna!” scrive in Storia di una Capinera, il suo primo successo editoriale. “Dal belvedere del convento si vedeva come un gran monte isolato, colla cima sempre coperta di neve; adesso io conto le vette di tutti codesti monticelli che gli fanno corona, sorgo le sue valli profonde, le sue pendici boschive, la sua vetta superba su cui la neve, diramandosi per i burroni, disegna immensi solchi bruni!”