I recenti sviluppi dell’azione politica nel nostro paese, innescati dal nostro Ministro dell’Interno e dal suo seguito, presentano aspetti preoccupanti sia alla luce del senso di umanità, che dovrebbe ispirare i comportamenti di un Paese civile, sia dal punto di vista dei doveri morali connessi al rispetto della dignità di ogni persona umana e della ricaduta sociale e politica, che i recenti episodi potranno avere sulla nostra comunità nazionale e il suo ruolo fra le nazioni. Episodi, questi, che ci portano a riflettere ancora una volta sul concetto di “dignità della persona umana”.

Disegni dalla frontiera

Una breve premessa

La considerazione che si impone, alla luce dei recenti avvenimenti (ogni riferimento al caso Diciotti e al precedente Aquarius è puramente non-casuale), è che in queste suddette situazioni la dignità delle persone sia stata semplicemente calpestata. Il senso di umanità e il dovere morale connesso al rispetto della dignità di ogni singolo essere umano, non si conciliano con le scelte messe in atto e purtroppo sostenute da vari dei nostri governanti, con eccezioni significative e autorevoli.

 

di @someonecalledruben – tocca per visualizzare

Riflettere sul concetto di dignità

La dignità può essere riguardata da due prospettive differenti: in primo luogo, considerandola come “dote” che spetta all’uomo in quanto tale, indipendentemente dal valore o dal disvalore dei suoi atti (concezione statica); in secondo luogo, come “meta”, come “conquista” che si raggiunge attraverso le azioni (concezione dinamica).
Una fondamentale connessione è quella che si rintraccia tra libertà e dignità, la quale porta a rilevare la negazione della prima ogni volta che venga pregiudicata la seconda, come emerge chiaramente dal pensiero di Cesare Beccaria. Quando l’uomo cessa di essere persona e diventa cosa, non ha più senso parlare né di dignità né di libertà.
Una sintesi di questo concetto la troviamo anche in Kant, nella sua nota affermazione: «l’uomo non può essere trattato da nessuno meramente come mezzo, ma deve essere trattato nello stesso tempo come un fine». Dignità e personalità si incontrano nei seguenti termini: l’uomo è libero di agire, ma nei limiti del rispetto dell’eguale dignità altrui.
Immanuel Kant
La dignità, però, non può mai essere riguardata esclusivamente come conquista, altrimenti si arriverebbe alla drastica conclusione per cui il comportamento non conforme alle regole (morali, religiose, del diritto statale, ecc.) può produrre una riprovazione tale da determinare sia la perdita che la mancata conquista della dignità.
All’affermazione della dignità come elemento caratterizzante e non comprimibile di ciascun individuo, i costituzionalisti del XX secolo vi affiancano il riconoscimento del principio del libero sviluppo della personalità accompagnato da una serie di doveri. Doveri il cui adempimento caratterizza il processo di formazione dell’identità, incidendo sulla stessa dignità, in quanto riguardata come risultato dell’azione umana.

Come può conciliarsi quest’ultima affermazione con il riconoscimento della pari dignità di ciascuno e di tutti? Probabilmente soltanto distinguendo diverse dimensioni della dignità negandone, quindi, l’unitarietà concettuale: una dignità “innata” che spetta, sempre e comunque, a ciascun individuo, e una dignità “acquisita” che, come tale, può anche essere non conquistata o perduta, nonché, ovviamente, riconquistata.

Disegni dalla frontiera

La dignità “innata” vale a evitare che la persona possa mai divenire cosa, che le azioni o le mancate azioni possano mai giustificare un trattamento inumano o degradante nei suoi confronti. Vale, altresì, a negare la possibilità stessa di una completa privazione dei diritti, potendo la mancata conquista della dignità “acquisita” giustificare solo puntuali limitazioni, proporzionata alla gravità del comportamento tenuto.

La Costituzione italiana si fonda sulla centralità della persona umana e della sua dignità “innata”, ma considera anche la prospettiva dinamica della dignità “acquisita”. Basti pensare alle disposizioni sui doveri o alla, seppur discutibile, previsione dell’art. 48, per cui «il diritto di voto non può essere limitato se non nei casi di indegnità morale indicati dalla legge». Qui si guarda alla dignità “acquisita”. I Costituenti pensavano ai “commercianti falliti” in quanto soggetti che “non hanno fatto onore ai loro impegni”, sicuramente non potevano immaginare uno scenario a dir poco paradossale come quello in cui ci troviamo.

Non vi è dubbio, comunque, che nella Costituzione italiana, come in altre Costituzioni, sia la dignità “innata” ad essere prioritariamente considerata e protetta (pensiamo all’art. 1 della Cost. tedesca). In Italia la dignità è declinata nei termini della “pari dignità sociale” (art. 3 Cost.) attribuendosi rilievo prioritario alla rimozione degli ostacoli di tipo economico e sociale che possano impedire il libero sviluppo della personalità e dunque all’esercizio dei diritti inviolabili riconosciuti e garantiti dalla Repubblica (art. 2), principi oggi troppo spesso dimenticati.

Articolo 3 della Costituzione della Repubblica

Giuseppe Capograssi diceva che: «l’uomo è riconosciuto come tale, solo se e in quanto è messo in condizioni e in grado di poter essere uomo, se è garantito dai bisogni e dalla miseria che gli impediscono di essere e di svolgersi come uomo». Martha Nussbaum, dal canto suo, ribadiva come per aversi dignità occorra che l’uomo sia messo nelle condizioni di esprimere le proprie capacità. Due affermazioni che ci spingono a riflettere analizzate alla luce dei recenti avvenimenti di Catania.

Un ultimo invito alla riflessione ci viene fornito ancora da Martha Nussbaum, la quale in Donne e sviluppo umano ha ribadiva quali debbano essere le possibilità essenziali da garantire a un essere umano per rendere la sua vita degna di essere vissuta. Ciò a cui le nostre capacità devono tendere è «una società in cui ciascuno sia considerato degno di rispetto, e in cui ciascuno sia stato posto nella condizione di vivere in modo realmente umano».

Il primo passo è incominciare ad ascoltare, davvero.

Daniele Farruggia