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Droghe e società: un rapporto inevitabile e complesso

Droghe e società: un rapporto inevitabile e complesso

Il fenomeno della droga è un male dilaniante, e che riguarda una larga fetta della popolazione, soprattutto i giovani. Provoca morte, corruzione, sofferenza, e va fermata. Ma siamo sicuri di sapere di cosa si sta parlando quando se ne parla?

Cos’è la droga? La tazza di caffè e la pillola di ecstasy

La Treccani, nella sua accezione comune, definisce la parola droga con: sostanza suscettiva di modificare temporaneamente le funzioni sensoriali, di dare oblio, di sopprimere sensazioni sgradevoli ovvero conferire eccezionali energie e capacità. Tutti possiamo concordare su questa definizione. Tuttavia, in questa definizione rientra la caffeina, contenuta in caffè e tè, le bevande in assoluto più consumate al mondo. Si potrebbe obiettare che la caffeina non fa danni, ma si cadrebbe in un grosso errore. La caffeina è infatti tossica quasi quanto l’ecstasy. E allora perché una è classificata come il male e l’altra è contenuta in una innocua bevanda? Ci sono due ragioni: una biologica e l’altra culturale.

Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso

La spiegazione biologica è quasi banale, e si ricollega al vecchio detto: “la quantità fa il

L’efedra produce naturalmente efedrina, una potente droga anfetaminica fonte

veleno”. Sebbene ci siano dei casi di overdose da caffeina, non sono mai stati per troppe tazzine in un giorno. Provenivano da un abuso di pillole, nelle quali la sostanza è di gran lunga più concentrata. Nell’MDMA (o ecstasy che dir si voglia), una pillola contiene una quantità di prodotto eccezionalmente alta. Il consumatore medio, si è abituato all’idea: non ne fa un uso frequente, ma quella volta vuole sentire la botta. Non il massimo per la salute. Per chi stesse pensando alla diatriba naturale verso non naturale: le anfetamine sono prodotte da moltissime piante, alcune delle quali selvatiche e facilmente individuabili sul nostro territorio.

Lo stretto controllo culturale: più forte di qualsiasi legge

Un altro aspetto della pericolosità delle sostanze illegale, è da ricollegarsi alla morale comune. Prendere il caffè è un’abitudine frequente, come fumarsi una sigaretta. L’effetto che danno è compatibile con la vita di tutti i giorni: un caffè dà quel po’ di energia in più, l’alcool da quel po’ di rilassatezza e via dicendo. Le altre droghe, non sono (perlomeno ancora) incluse nella vita di tutti i giorni. Questa situazione però varia da paese a paese. In Perù, come detto prima, si assume un mate de coca, che dà quel po’ di energia, nei paesi arabi si utilizza il qat, sempre uno stimolante. Queste sostanze vengono utilizzate in un contesto in cui fungono da collante sociale, come il caffè in Italia.

Un tranquillo utilizzatore di qat Yemenita. Il qat come tutte le droghe, ha degli effetti collaterali, così come il caffè, la nicotina e l’alcool fonte

Parlare di droga

Una volta andando nel dettaglio, quindi, la distinzione pratica tra sostanza illegale e legale sembra sempre più blanda. Spesso è una decisione arbitraria basata sulle preferenze non informate della popolazione e dettate dalla cultura del paese. Questa preferenza, però ha delle conseguenze gravi: impedisce una discussione ragionata in materia. La mancanza di discussione non agevola certo la circolazione delle informazioni, e quindi aiuta la diffusione dell’ignoranza in merito. Inoltre, un completo divieto, impedisce la ricerca su queste sostanze, in gran parte sconosciute.

Come ci si dovrebbe comportare quindi con le sostanze psicotrope, specialmente le illegali? Innanzitutto, dovrebbe sollevarsi il tabù, e cominciare a discuterne in maniera informata. Inoltre, dovrebbe essere sollevato il divieto in ambito di ricerca, che potrebbe aprire nuove porte per l’utilizzo farmacologico di alcune sostanze stupefacenti (la cannabis fa scuola). In ultima istanza, ad un cambiamento delle preferenze di una popolazione, si accompagnerebbe un cambiamento legislativo, garantendo più libertà per tutti.

Si potrebbe argomentare lungamente sui possibili effetti sulla società. Ma perché speculare quando si può vedere con i propri occhi? Il modello Portogallo fa scuola

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