In un paese in cui l’indice di povertà registra ancora oggi picchi elevati, sono molti i tabù che persistono, ma il desiderio di cambiamento comincia a farsi sentire.

La società indiana registra molteplici problematiche, alle quali si affianca una delicata situazione della popolazione femminile. Il documentario “il ciclo del progresso” racconta però una volontà di svolta.
La strutturazione della società indiana
La società indiana è nota per essere strutturata secondo una differenziazione in caste. Teoricamente, tale sistema è stato abolito nel 1947, ma sul piano concreto appare ancora largamente applicato. Sebbene esistano molteplici sfaccettature che definiscono la classificazione sociale del paese, possiamo fare riferimento a quattro macro-categorie: Brahmini (sacerdoti), Kshatrya (guerrieri), Vaishya (mercanti) e Shudra (lavoratori manuali). Si tratta di un sistema profondamente legato al panorama religioso, in quanto la fede induista crede nel verificarsi della reincarnazione, affermando che nel corso della propria vita l’uomo e la donna sono responsabili dei propri gesti e delle proprie attitudini, che possono implicare esiti positivi o negativi e successivamente comportare l’inizio di una nuova vita in una condizione più o meno elevata rispetto a prima, a seconda dell’esito del bilanciamento meriti-demeriti. Molti studi rivelano che questo tipo di organizzazione sociale influisce sul tasso di povertà dello Stato, in quanto implica una cristallizzazione in un determinato ceto, rendendo quasi impossibile anche solo immaginare di poter condurre un’esistenza differente rispetto a quella condotta in passato. In questo modo viene quindi frenato il senso di miglioramento personale, connaturando un’immobilità sociale che ha ripercussioni anche sul piano economico. Occorre comunque rimarcare che l’indice di povertà indiano è largamente determinato anche da altri fattori, come sistemi sanitari poco efficienti, permanenza di un lavoro prettamente agricolo a scapito di quello industriale, fame endemica, sovraffollamento delle città.
La condizione delle donne in India
Ancora oggi in India permane un sistema patriarcale, dove la donna viene inquadrata in una sfera di subordinazione. Si tratta di una realtà che non esiste solo nella prassi, ma che trova difatti una vero e proprio riconoscimento all’interno del c.d. Codice di Manu, che prevede che prima del matrimonio la donna sia di proprietà e responsabilità del padre, mentre dopo l’unione coniugale rientra nell’ordine delle competenze del marito. In molti casi la nascita di una figlia è vista come una rovina per la famiglia, difatti è frequente il divieto di rivelare il sesso del nascituro finché non viene alla luce, poiché sono numerosi i tentativi di aborto al momento della rivelazione del genere femminile. Il tasso di alfabetizzazione femminile è molto ridotto rispetto a quello maschile, così come rimane ancora viva la pratica del matrimonio combinato, il quale viene deciso già nell’età infantile e messo in pratica prima dei diciotto anni. Importante è stata comunque l’abolizione della dote come fattore vincolante l’unione al matrimonio, una decisione entrata in vigore ufficialmente nel 1961, ma nonostante ciò, soprattutto in contesti particolarmente poveri e lontani dai centri urbani prossimi all’idea di modernizzazione, questo elemento continua a giocare un ruolo importante e sono frequenti i casi di omicidi messi in atto dai mariti per appropriarsi delle ricchezze della moglie. Ci sono comunque dei volti femminili che hanno cominciato a segnare un’inversione di rotta, donne che con il proprio impegno hanno voluto sdoganare queste tendenze anacronistiche e discriminatorie. Tra queste troviamo Padmaja Narsipur, che si è distinta per la fondazione di una compagnia di strategie di marketing digitale e Pooja Rai, figura di vertice dell’organizzazione Anthill Creations.
Il ciclo del progresso
La realtà indiana appare ancora oggi caratterizzata da molteplici tabù e tra questi troviamo quello del ciclo mestruale. Motivo di vergogna per molte donne e argomento quasi sconosciuto per altrettanti uomini, questo tema spesso non viene affrontato in modo costruttivo e positivo, finendo per essere rilegato a una situazione di profondo disagio. Le donne indiane provano disagio nel recarsi nei negozi per acquistare gli assorbenti, in quanto generalmente tali locali sono gestiti da uomini, dunque temono di essere giudicate e quindi etichettate in malo modo. Il documentario Netflix intitolato “Il ciclo del progresso” racconta di alcune donne che in un villaggio situato a 60 km da Delhi decidono di rivendicare la propria indipendenza e di avviare una campagna di sensibilizzazione rispetto alla vita della donna e al suo regolare sviluppo biologico. Si avvia quindi un percorso rivoluzionario volto ad abbattere le idee discriminatorie e lesive nei confronti della società femminile che da secoli si mostrano con modalità dirompenti all’interno dello Stato indiano. Da tale iniziativa nacque quindi Action India, una vera e propria fabbrica volta alla realizzazione di assorbenti igienici che segue passo passo la creazione di tali oggetti, partendo dall’ottenimento delle materie prime fino a giungere all’imballaggio del prodotto finito. Per il raggiungimento di tale obiettivo è stato fondamentale il contributo di Arunachalam Muruganantham, un imprenditore indiano a cui si deve la creazione di un’apposita pressa utilizzata per produrre gli assorbenti igienici a prezzi modesti. Iniziando con la vendita porta a porta fino ad arrivare alla commercializzazione regolare nei negozi, le donne ideatrici di questo piano d’azione hanno avviato un cambiamento importante, volto a comprendere realmente la figura della donna, valorizzando la sua natura e rivendicando i suoi diritti.