Il Governo ha appena presentato il DEF (documento di economia e finanza) relativo al 2019, nel quale ha espresso la volontà di portare il deficit per il 2019 al 2,4% contro lo 0,8% programmato dallo scorso Governo. Da qui sono nate tutte le catastrofi e gli spauracchi dei ‘mercati’ e dello spread, ma cerchiamo di capire perché il Governo scommette sul fatto che con un maggior deficit ci sarà una maggiore crescita. 

La crescita prevista per il Pil italiano per il 2019 era dello 0,9%, la stima prudenziale dell’attuale Governo è dell’1,5%. Le misure principali contenute in questo DEF sono il Reddito di cittadinanza, il superamento della legge Fornero e l’avviamento della flat tax per le partite IVA. Oltre a queste misure sono stati inseriti nuovi investimenti pubblici per uno 0,2% del PIL che porteranno a un effetto di maggiore crescita. Un altro motivo per il quale il PIL potrà crescere è che sono state disinnescate le clausole di salvaguardia riguardanti l’aumento dell’IVA che avrebbero portato a un effetto recessivo. Un ulteriore strumento su cui fa affidamento questo Governo per la crescita è la “cabina di regia”, un organo nel quale siedono gli amministratori delegati delle partecipate dallo stato, ai quali si chiede di iniziare a effettuare investimenti in virtù del fatto che il nostro paese ha un surplus di circa 50 miliardi di euro all’anno.

 

La politica economica di questo Governo vuole rilanciare la crescita e far diminuire il rapporto debito/PIL al contrario di quanto avveniva in precedenza quando si privilegiava una politica di austerità cercando di raggiungere il punto di pareggio in bilancio. In questa prospettiva un aumento del deficit porterà a un aumento del PIL e quindi si andrà ad agire sul denominatore del rapporto debito/PIL per farlo calare, inoltre questo tipo di politiche ha l’obiettivo principale di rilanciare la domanda interna e aumentare la disoccupazione. Quello che si vuole cercare di fare è dare soldi a disoccupati in condizioni di povertà, mandare in pensione per far assumere giovani alle aziende e in questo modo creare un circolo vizioso che possa immettere denaro nel commercio e di conseguenza far crescere i consumi. 

Quindi questo 2,4% che viene descritto come un problema colossale che potrebbe portare l’Italia in default, potrebbe essere un inversione di tendenza della politica economica che tenderà ad essere espansiva e non più di austerity, una manovra che va incontro alle esigenze di milioni di italiani in condizioni di povertà e soprattutto una sfida all’Unione Europea. Potrebbe essere una manovra necessaria dato che ci sono stati segnali di rallentamento da parte dell’economia e del commercio mondiale, attraverso un’iniezione di fiducia e liquidità nell’economia stessa. L’UE dovrebbe cercare di concedere più flessibilità all’Italia, se così non fosse potrebbe aprirsi uno scontro con l’Europa dopo quello già apertosi sul fronte Brexit.

 

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