Dall’uomo con l’osso nel pene alla scoperta del clitoride
  1. Un viaggio dai nostri antenati ossomuniti,  fino alla Setta del clitoride, alla scoperta del clitoride.

 

“Le gambe: non importa che siano colonne greche o gambe di pianoforte, l’importante è quello che c’è in mezzo: il passaporto per il Paradiso.” – Al Pacino (comodo.it)

 

Dobzhansky diceva: ‘nulla ha senso nella biologia, eccetto che alla luce dell’evoluzione‘. La nostra storia è piena di stranezze che possono essere spiegate all’interno del quadro evolutivo, e un buon esempio è proprio il caso dell’assenza di un osso nei nostri genitali, la quale assenza spiega si, il nostro stile relazionale, ma non spiega dove abbiamo dimenticato come prenderci cura della nostra sessualità, ma andiamo per ordine.

 

Ricostruzione di un esemplare di Australopiteco, uno dei nostri antenati più lontani (postbreve.com)

 

Mamma guarda! Senza ossa!

Homo Habilis, Homo Neanderthalensis, Homo Erectus, e ogni specie riconducibile all’Homo Sapiens, non sono proprio i nostri antenati, bensi li definirei più come gente che coesisteva in diverse aree del globo, e che poi molto simpaticamente, i Sapiens, hanno spazzato via. Giustamente, le poco sviluppate capacità comunicative, non permettevano di certo lo stipularsi di un trattato di pace, ma prima ancora, prima della nascita delle prime tribù, non serviva. Un tempo, si era scimmie, per meglio dire, austrolopitechi. Avevano bisogni non troppo diversi dai loro successori, ed erano pressoché simili a un incrocio tra un Scimpanzè ed un Gorilla, solo che, a differenza dello Scimpanzé , molto probabilmente l’australopiteco aveva già perso il proprio osso del pene.
Uno studio dell’University College di Londra, ha evidenziato come l’evoluzione di quest’osso, definito ‘Baculum‘, possa esser fatta risalire tra i 95 milioni e i 145 milioni di anni fa, cosi arrivando fino ai giorni nostri, ma in altre specie di primati, come i Gorilla e i Bonobo. Quest’osso gli permette di rimanere all’interno del partner, nonostante il pene non sia più in uno stato di erezione, e quindi di proseguire con la penetrazione. La loro idea sarebbe che con il progredire dell’evoluzione, le forme di poligamia, spesso gerarchica tra i primati, sono andate riducendosi, lasciando spazio sempre più ad una forma monogamica del rapporto. In tal modo, non era più necessario occupare il tavolo per evitare che qualcuno se lo prendesse.

 

Il Baculum, l’osso che caratterizza il pene di numerosi primati attualmente esistenti (medicinaonline.co)

I greci di sessualità ne sanno più degli italiani all’estero

Ma poligamia e monogamia, come ben sappiamo, sono due condotte che caratterizzano da sempre la nostra natura. Basta pensare  all’illuminante idea di Gorgida, comandante del Battaglione sacro di Tebe, formato da 300 guerrieri formidabili scelti dal comandante, che in realtà erano anche 150 coppie omosessuali. Lottare per proteggersi a vicenda dalla morte, e avere rapporti sessuali stabili, ha dato loro la motivazione giusta per restare imbattuti ben 30 anni.
Come si può notare, nell’antica Grecia, l’apertura sessuale, e la mentalità creativa esercitata nei suoi riguardi, erano per certi versi più sviluppate rispetto al crollo, e al fenomeno dell’oscuramento della sessualità che si ha avuto invece con lo sviluppo del Cristianesimo e delle imposizioni religiose. Tra l’altro i greci non sono gli inventori dei sex toys, ma si potevano riscontrare delle tipologie di vibratore alquanto antiquate, ma pur sempre funzionali come per esempio l’olisbos, un cuore in legno ricoperto di cuoio imbottito, permetteva 15 centimetri di soddisfazioni, e inoltre era funzionale per l’uomo. Probabilmente anche nel senso che state pensando, ma mi riferisco più a pratiche vouyeristiche, ovvero guardare l’altro, o un rapporto sessuale in atto, praticando la masturbazione, e ovviamente, traendone piacere. Questo accadeva, nel caso dell’antica Grecia, ma anche dell’antica Roma, a causa della mentalità che pervadeva la popolazione, anzi a causa della dialettica servo-padrone, per dirla in termini Lacaniani, che dalla vita sociale si rispecchiava anche in quella sessuale, nella quale l’uomo aveva una visione sfortunatamente non distante da quella dei nostri tempi. La virilità sta nel ricoprire una posizione attiva nel rapporto sessuale, non preoccupandosi del piacere del partner. Il punto non è che il partner è una donna, ma che anche nel caso in cui non lo è, non ricoprire tal posizione sarebbe stato screditante, una mancanza di potere, una mancanza del padrone.

Illustrazione su vaso delle pratiche sessuali nell’antica Grecia (ilgiornaleoff.ilgiornale.it)

Archeologia del 900: alla scoperta del clitoride

Considerando che ci troviamo in una nuova epoca, e che i rapporti familiari hanno dinamiche ben diverse, i nostri figli e futuri figli, e le nostre figlie di cosa hanno bisogno? Cosa pretende una figlia dalla propria madre? Beh, inizierò dicendo la paghetta, i vestiti sempre lavati, il pranzo a tavola, e tante altre cose che non c’entrano nulla, visto che principalmente, pretende la femminilità. Richiede un identificazione con qualcosa per lei indefinibile, e che effettivamente lo è per natura. E di conseguenza ancora più difficile per lei rispetto all’uomo, e capirci qualcosa della sessualità, e inizialmente, della masturbazione.
Nel 1924 la principessa Marie Bonaparte pubblicò un saggio sotto falso pseudonimo, relativo ad una ricerca condotta sulla distanza tra clitoride e apertura vaginale e differenziò tre tipologie di donne secondo la teoria della frigidità: téléclitoridiennes, paraclitoridiennes e mesoclitoridiennes.
In base a questa distinzione ci sarebbero donne capaci di raggiungere l’orgasmo solo grazie alla vicinanza del clitoride all’apertura. Quindi fondamentalmente si deputa il godimento esclusivamente a quell’organo. Tutto ciò non è da sottovalutare perché una cinquantina d’anni prima, non aveva nemmeno un nome o, si pensi a circa 5 anni prima di questa pubblicazione, in cui un giornale britannico aveva denunciato un’attrice di far parte della ‘Setta del Clitoride‘, causa che fortunatamente il tribunale destitui, e che inquadra perfettamente quanto in realtà il clitoride, non avesse una sua cornice.
Per chiudere con la Bonaparte, ci sarebbe da dire che i suoi studi, ma anche le tendenze dell’epoca, portarono lei e altre donne a farsi sottoporre ad un intervento in cui questi due fuochi dell’ellisse, clitoride e apertura vaginale, venivano chirurgicamente riavvicinati mediante lo spostamento del primo (clitoridectomia). Ovviamente l’intervento fu un insuccesso, e la frigidità che spinse Marie in questa direzione non fece che aggravarsi. Poco tempo dopo però avvenne l’incontro con Freud, che secondo la teoria della sessualità, le disse che il clitoride perde sensibilità dopo la pubertà a causa di uno scostamento dalla fase genitale.
Evitando giudizi sulle teorie Freudiane, ormai superate, la lezione che la Bonaparte comprese in seguito all’incontro ed ai suoi studi, fu che le donne possono godere in maniera diversa, sia dall’interno che dall’esterno, e non solo.

Schema esemplificativo dell’organo riproduttivo femminile. Ciò che distingueva i tre tipi di donne per la Bonaparte consiste nella distanza tra apertura vaginale e clitoride. (pazienti.it)

 

I rapporti sessuali della nostra quotidianità sono caratterizzati da una dimensione narcisistica eccedente, connotata di una mancanza di apertura verso l’altro, verso il suo desiderio, verso la sua via per il godimento. Quindi l’unica soluzione per poter avere un rapporto positivo e stabilizzante, è capire, chiedere, lasciarsi guidare dall’altro verso il suo piacere, e non partire per una spedizione ossessiva alla ricerca del clitoride.

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