Dal Vietnam al Consiglio di sicurezza dell’Onu: ripercorriamo la storia di Colin Powell

Si è spento per complicanze legate al Covid, nella giornata del 18 ottobre, Colin Powell. Aveva 84 anni e da tempo combatteva contro un mieloma del sangue. Il suo nome resterà per sempre legato all’amministrazione Bush e all’invasione dell’Iraq nel 2003.

New York, 5 febbraio 2003. Il Segretario di Stato USA Colin Powell tiene un discorso davanti al consiglio di sicurezza dell’Onu. Ha con sé una provetta, contenente una polvere bianca: la mostra a tutti i presenti e giura che è antrace. Saddam Hussein possiede un arsenale di armi chimiche ed è una minaccia per la comunità internazionale, per la sicurezza degli Stati uniti d’America. Sono passati quasi due anni da quel fatidico 2001, da quando le Torri Gemelle sono crollate. Powell sostiene che l’unica opzione rimasta è la guerra, l’America sta per invadere l’Iraq: il mese dopo inizierà la seconda guerra del Golfo. Figura emblematica, afro-americano, Generale a quattro stelle dell’esercito USA, cercheremo di capire chi era Colin Powell e le motivazioni che portarono alla guerra a Saddam.

1937-2005

Colin Powell nasce il 5 aprile del ’37 a New York City, da genitori Giamaicani. Si laurea al City College e successivamente consegue un master in amministrazione d’azienda alla George Washington University. Nel 1962 si arruola nell’esercito, con il ruolo di Capitano e presta servizio in Vietnam. Prende parte a diverse azioni di combattimento e durante una di queste viene ferito, gli verrà conferito il cuore di porpora per i suoi meriti in battaglia. Nel 1970 viene promosso Tenente Colonnello: da lì comincerà la sua scalata ai vertici delle forze armate statunitensi. Per due anni, dal 1987 all’89, è Consigliere per la Sicurezza Nazionale sotto la presidenza di Ronald Reagan. Nel ’93 si congeda dalla vita militare dopo aver ricoperto per quattro anni il ruolo di capo dello Stato Maggiore Congiunto, Powell resta ancora oggi l’ufficiale più giovane che abbia mai avuto questo incarico. Dal 2001 al 2005 è Segretario di Stato durante la presidenza di George W. Bush. Ed è proprio durante quel periodo così travagliato per gli Stati Uniti, sconvolti dallo spettro del terrorismo, che Powell si trova ad affrontare le crisi più dure. Il suo discorso alle Nazioni Unite poi rivelatosi  falso, dove denuncia Saddam Hussein e il suo arsenale chimico (mai trovato), lascerà per sempre una macchia sulla sua reputazione. L’antrace si dimostrerà solamente una scusa per giustificare l’invasione del Golfo.

La dottrina Powell

Tra il 1990 e il ’91, Powell, da poco succeduto a Caspar Weinberger, decide di riconcepire quelli che erano i dettami sull’utilizzo della forza da parte degli Stati Uniti. Nasce così quella che i giornali chiameranno “dottrina Powell”: una serie di indicazioni che mirano alla difesa della sicurezza nazionale ad ogni costo, conservando però un ampio consenso da parte dell’opinione pubblica. Le 8 domande,  prendono in considerazione ogni aspetto rilevante all’interno del dibattito sull’utilizzo o meno della forza militare per redimere le controversie internazionali. Figlia della guerra in Vietnam e del conflitto in Corea, la dottrina Powell rappresenta in pieno la visione del suo ideatore e rimarrà per sempre l’eredità politica del Segretario. Qui di seguito sono riportati i punti che la compongono:

  1. È minacciato un interesse di sicurezza nazionale?
  2. Abbiamo un obiettivo fattibile?
  3. Abbiamo fatto un’analisi completa dei costi-benefici?
  4. Abbiamo utilizzato tutte le altre politiche non violente a nostra disposizione?
  5. Vi è un piano di uscita per evitare coinvolgimenti bellici infiniti?
  6. Sono state considerate tutte le conseguenze delle nostre azioni?
  7. Quest’azione è supportata dai cittadini americani?
  8. Abbiamo un ampio supporto internazionale?

La seconda guerra del Golfo

20 marzo 2003. Gli Stati Uniti d’America, alla guida di una coalizione internazionale, invadono il territorio Iracheno. Lo scopo della missione è la deposizione del dittatore Saddam Hussein: è stato accusato davanti alla commissione dell’Onu di possedere armi di distruzione di massa e di sovvenzionare il fondamentalismo islamico, inoltre opprime il popolo iracheno tenendolo sotto il giogo di una sanguinaria dittatura. L’avanzata della coalizione è rapida, il 9 aprile gli americani entrano a Baghdad, entro una settimana tutto il paese sarà nelle loro mani. Il 15 aprile cade Tikrit, città natale di Saddam. La guerra è un successo per la coalizione,  in un colpo solo si sono liberati di nemico pericoloso per gli interessi della NATO e hanno preso possesso dei ricchi giacimenti petroliferi iracheni. Il primo maggio 2003, il presidente Bush, tiene un discorso sul ponte della portaerei Abraham Lincoln, alle sue spalle uno striscione recitava “Missione Compiuta“. La guerra sembrava oramai conclusa, quasi un lontano ricordo, ma come sappiamo, era appena iniziata. Solo nel 2011 le truppe americane si ritireranno permanentemente dal suolo iracheno, ancora oggi lacerato da violenze e dagli strascichi di una terribile guerra civile.

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