Dagli stregoni nel mondo antico a Sukuna di Jujutsu Kaisen: sveliamo le somiglianze

Sin dall’antichità si è creato un ricco immaginario attorno alla figura dello stregone. Questa ancora adesso ci conquista con personaggi come Sukuna. Perché continua ad attrarci?

Ancient city travel guide: Persepolis, 500 BC - British Museum Blog
Figura 2: Persiani. Stampa colorata del 19 secolo conservata al British Museum. Raffigura dei sacerdoti persiani del 500 a.C. durante una celebrazione di un rituale.

I primi a delineare la figura della stregone come poi si è diffusa sono stati i persiani. Attraverso le guerre con i greci tale immaginario si è diffuso sino al mondo romano. Furono questi ultimi a disegnare la figura della strega tradizionale diffusasi sino ai giorni nostri. Molti tratti di entrambi li ritroviamo in Sukuna.

Le maledizioni e le pratiche oscure

Lo stregone come è andato a formarsi nella nostra tradizione veniva detto magos (poi in latino magus) in greco, cioè sapiente. Questi deriva dalle figure dei re-sapienti individuati come Magi che nell’impero persiano avevano un forte potere politico oltre che religioso. I greci vi entrarono per la prima volta in contatto durante le guerre contro i persiani. Fu in quel periodo che ebbero a che fare per la prima volta con le pratiche oscure dei sacerdoti di Arimane, incaricati di lanciare potenti maledizioni contro l’esercito nemico. Arimane è infatti il nome di uno spirito malvagio nello zoroastrismo (praticato in tutta l’Asia centrale a partire dal sesto secolo a.C.), il quale guida una schiera di demoni indicati come daeva. Rappresenta quindi un’entità malvagia e distruttrice, avversario dello spirito del bene Spenta Mainyu; non c’è da sorprendersi se nel mondo greco e poi romano questo termine fu da subito utilizzato in accezione estremamente negativa. Anche gli antichi romani ebbero a che fare con tali sacerdoti definiti stregoni quando combatterono contro i Parti.

Ecco dunque che cominciano ad arrivare le somiglianze con Sukuna. Ryomen Sukuna è secondo la leggenda un antico e potente demone, tuttavia egli era in principio uno stregone umano che dopo la morte si corrose in uno spirito maledetto conosciuto come il Re delle Maledizioni. Egli è malvagio ovviamente, sadico, violento. Intelligente e manipolatore, possiede grandi quantità di energia maledetta e una forza immensa che lo rende capace di distruggere tutto ciò che lo circonda. Tuttavia, le similarità non finiscono qui.

La stregoneria in Puglia', evento a Lecce
Figura 2: strega dell’antichità intenta a intonare un incantesimo.

La stregoneria nell’antica Roma: il potere dei maghi

Le pratiche magiche si diffusero ben presto nell’antica Roma, dal momento che la stessa fondazione della città si basava su particolari rituali sacri e la divinazione era una delle pratiche più antiche esercitati dai sacerdoti. Il fenomeno si diffuse largamente fra i ceti popolari e non sorprenderà sapere che venne fortemente osteggiato dalle autorità. Questo non bastò mai per estirpare la credenza popolare sulle streghe e gli stregoni e la conseguente convinzione dei loro poteri magici e delle conoscenze che mettevano a pagamento dei propri clienti. Cicerone ad esempio testimonia di come Publio Vatinio evocasse spiriti infernali e commettesse infanticidi. Nella letteratura augustea, non tanto più tardi, compaiono non a caso una serie di figure di maghi dediti ad incantesimi latini. Tutte queste figure sono tipicamente descritte come affascinanti e avvenenti, dediti alla conoscenza di particolari incantesimi che possono essere scagliati solo se accompagnati a determinati gesti. Ogni movimento aveva un particolare significato che rendeva possibile sprigionare il potere della magia. Accanto a questo era importante anche la parola, formulata tramite particolare carmen (formula) e cantatio (incantesimo). Solo dicendo ciò che si deve evocare è possibile farlo.

Non a caso anche Sukuna usa i cosiddetti jujutsu, delle particolari tecniche che gli permettono di manipolare l’energia maledetta e scagliare potenti malefici. Questi possono essere lanciati solamente se lo stregone compie dei particolari gesti: questo accade quando ad esempio deve evocare una particolare tecnica che permette di intrappolare l’avversario creando uno spazio separato. Per fare ciò deve intrecciare le dita nel cosiddetto ryōiki tenkai che appunto si ritrova a dover pronunciare ogniqualvolta lo debba usare.

Jujutsu Kaisen: Ryomen Sukuna alla massima potenza in questo cosplay di Taryn
Figura 3: Sukuna intento a rilasciare il ryoiki tenkai in una scena dell’anime Jujutsu Kaisen, prima stagione.

La magia nera e la predilezione per i bambini

Nell’immaginario antico tanto come i maghi erano diffuse e temute anche le streghe. La parola, derivante da un termine greco che significa strix (ovverosia stridere, dal rumore dei gufi di notte), si era diffusa nel mondo romano poco tempo dopo. Le streghe erano immaginate come delle bellissime donne capaci di creare pozioni velenose con cui uccidevano gli uomini precedentemente ammaliati. Ma non solo: potevano anche trasformarsi e assumere la forma di orrende arpie dalle ali di gufo e il becco affilato con cui divoravano le viscere dei bambini. Si divertivano a ucciderli e nutrirsene, per diversi motivi che potevano variare di regione in regione. Forse non è una coincidenza il fatto che nel momento in cui vediamo per la prima volta Sukuna risvegliarsi, nell’episodio iniziale, le sue prime parole siano proprio rivolte alle donne e i bambini. Si chiede infatti dove siano e, con un folle sorriso sulle labbra, capiamo subito le sue intenzioni: lo stregone vuole cioè ucciderli, massacrarli, e li paragona a inutili e informi vermi.

Sia le streghe sia gli stregoni erano poi capaci di praticare le maledizioni, dette maleficium. Venivano fatte per rovinare la salute del nemico (in un obiettivo non dissimile da quello perpetrato dai magi persiani), per invocare un demone o rievocare defunti… Insomma, tutte pratiche oscure e altamente in disaccordo con l’ordine naturale garantito dagli dei antichi tradizionali. Mi sembra che anche qui, per ultimo, venga nuovamente alla luce un ulteriore aspetto di Sukuna: come si è già accennato egli viene anche nominato il Re delle Maledizioni proprio per la sua conoscenza in materia. Ancora una volta un tratto della tradizione antica viene ripreso dall’anime, mostrando come questo potente stregone sia capace di praticare i malefici.

 

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