Da quanto tempo i licantropi sono in giro? Lo mostrano le storie greche e romane

La figura del lupo mannaro è presente da secoli in Europa.

 

Figura di Licantropo (Fonte: vanilla magazine)

Feroci divoratori di uomini, stregoni o empi uomini puniti dagli dei. Tutte queste categorie rientrano nella figura del licantropo e le sue origini risalgono a millenni fa.

Quali sono le differenze tra i licantropi del nostro tempo e quelli antichi?

Gli appassionati di folklore e coloro i quali credono davvero all’esistenza dei lupi mannari, non esiteranno a portare come prova dell’autenticità di queste fiere i racconti che da millenni si sentono. È superfluo precisare che si tratta, appunto, di racconti e che anzi, il lupo mannaro a cui siamo abituati noi, è profondamente diverso da quello della tradizione. Quando pensiamo al licantropo, nella maggior parte dei casi, pensiamo a una creatura antropomorfa, muscolosa, in  grado di camminare sulle zampe posteriori, con il corpo simile a quello umano (seppur coperto di peli) e la testa di un lupo. Un’altra variante è quella derivata dai film in bianco e nero del novecento e recentemente riproposta dalla serie tv “Teen Wolf”. In questi casi il licantropo mantiene parzialmente il proprio aspetto umano, aumentando però incredibilmente la propria forza, amplificando i propri sensi e ricoprendosi abbondantemente di lunghi peli. Entrambi questi generi di trasformazioni non esistono prima del Medioevo, l’epoca appunto in cui si diffonde questa credenza. Nel mondo classico il lupo mannaro è un uom che ha la facoltà di trasformarsi in un comunissimo lupo. Niente ibridi dunque a Roma e in Grecia.

 

La punizione di Licaone (Fonte: wikipedia)

Quali sono le storie nella Grecia antica relative ai lupi mannari?

Il mito greco contenente un licantropo più noto è sicuramente quello del re Licaone. Questi era re dell’Arcadia e venne maledetto da Zeus per la sua empietà. Quando il figlio di Crono si recò presso di lui, chiedendo ospitalità, il sovrano, non sapendo se si trattasse davvero di Zeus o meno, lo mise alla prova, offrendogli come cena della carne umana. Zeus, inorridito per l’empietà, maledisse Licaone e lo trasformò in un lupo. La versione più nota di questa storia ci giunge non da un greco, bensì dal romano Ovidio, che la racconta nel primo libro delle metamorfosi. Per affacciarci a una testimonianza diretta di un greco dobbiamo rifarci a Erodoto che descrive i Neuri, una popolazione asiatica, in grado di trasformarsi grazie alla magia in lupi.

Ci sono esempi di lupi mannari a Roma?

In questo caso bisogna partire da una precisazione. Se in buona parte della mitologia greca il lupo è una figura negativa e ostile, a Roma non è sempre così. In una regione particolarmente montuosa come quella greca e con pochi spazi destinati al pascolo e all’agricoltura era naturale che il lupo fosse una grave minaccia per gli allevamenti, con una conseguente demonizzazione della sua figura. Nel contesto italico, in cui la terra era decisamente più favorevole all’uomo, si sentiva meno la minaccia del predatore che anzi veniva visto come un esempio di forza e coraggio. Non a caso Romolo e Remo sono stati allevati da una lupa, i vessilliferi delle legioni romane indossavano pelli di lupo e la festa dei Lupercali pare fosse in onore della lupa che allattò i gemelli, anche se in questo caso la sua origine è dibattuta. Tornando all’argomento licantropi, il racconto più noto è quello che ne fa Petronio nel suo Satyricon. Durante la cena di Trimalcione, Nicerote, uno degli ospiti, viene invitato a raccontare il motivo per cui è giù di corda. Il liberto allora narra di quando, ancora schiavo, per recarsi dalla sua amante si imbattè in un lupo mannaro. Si trattava in realtà di un soldato che lo accompagnava. Questi, giunto in un cimitero, dopo un breve e osceno rituale, si tramutò di colpo in lupo. Nicerote, atterrito, raggiunse il più in fretta possibile la sua destinazione, per scoprire che un lupo aveva ucciso le galline del posto ed era stato ferito al collo. Con grande stupore scoprì poi che il suo compagno scomparso quella notte aveva un grande taglio sul collo. E fu così che scoprì che era un licantropo. Oltre a Petronio anche Plinio cita, seppur con scetticismo, un caso di licantropia. Si tratta della famiglia arcade degli Anto. Tramite sorteggio un uomo della famiglia deve compiere un rituale che lo trasforma in lupo e così deve vivere per dieci anni.

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