In merito agli eventi di Pisa, il sindaco si è pronunciato e ricorda che l’esempio è il miglior modo per educare i ragazzi.

Il sindaco di Pisa, Michele Conti, si è pronunciato sui fatti ormai noti, avvenuti venerdì 23 Febbraio. Il primo cittadino, rappresentante comunale della Lega, ha indetto il consiglio per parlare esclusivamente dei fatti accaduti. Durante il corteo, infatti, ben 13 ragazzi sono rimasti feriti, tra i quali 10 sono minori. La gravità della situazione ha reso inevitabile parlare della questione. La polizia non aveva ricevuto l’ordine di caricare gli studenti, ma solo quello di mantenere l’ordine durante la manifestazione pro-Palestina. Il fatto che invece alcuni agenti abbiamo deciso di usare la violenza, è un fatto che non può esimersi dalle critiche da parte dei cittadini. Il sindaco sottolinea come in uno stato di democrazia sia doveroso criticare l’operato delle forze dell’ordine, in modo da non doverle temere, ma porle al pari del cittadino, che dovrebbe sentirsi fiducioso verso queste istituzioni e non spaventato. In una democrazia dev’essere normale poter esprimere le proprie idee, senza dover essere in timore di subire violenza, in particolar modo da coloro che dovrebbero difenderci da essa. Infine, conclude il sindaco, non devono di certo essere i manganelli la risposta alla formazione dei ragazzi, ma l’esempio.
Forza contro cultura
In uno stato democratico come l’Italia, eventi violenti contro studenti da parte di forze dell’ordine, purtroppo, non sono eventi circoscritti. Basti pensare agli eventi del 2001 a Genova. In uno stato democratico, però, professare idee diverse da quelle mainstream o da quelle del partito in carica, ma anche solo messaggi di pace, come quelli degli studenti di Pisa, dovrebbe essere una cosa comune, incoraggiata. Sicuramente non repressa in questo modo nella violenza. Usare la forza contro cittadini civili, disarmati, in alcun modo di potersi difendere è un atto di vigliaccheria, che dà sfogo, al singolo agente delle forze dell’ordine, di sfogare la propria forza, sapendo di non poter essere contrastato. Ma il contrasto invece c’è. Le immagini sono circolate subito, perché da studenti, si è più uniti di una formazione a testuggine. Atti del genere non rimangono impuniti, almeno nell’opinione pubblica. L’uso della forza, in maniera gratuita, fa storcere il naso a chiunque, soprattutto quando lo si utilizza contro coloro che al futuro ci tengono (e non rimangono ancorati a qualche pensiero di un secolo fa).
La forza fisica non serve, perché la cultura batterà sempre coloro che sanno parlare solo con la violenza, quindi, anche se i 13 ragazzi feriti non si sono potuti difendere, c’è una schiera di studenti di tutta Italia (se non di più) che sono pronti ad unirsi alla battaglia.

Istinto contro ragione
Sulle parole del sindaco di Pisa ci si può soffermare un attimo. Sostiene infatti che “non servono manganellate, ma il buon esempio”. Probabilmente per molti non è lapalissiano come invece è. Certo non è un’idea nata sul momento. Questo pensiero era stato sviluppato, in un certo senso, già da Immanuel Kant. Nel suo trattato di pedagogia, il filosofo spiega che l’educazione è il processo per cui un individuo diventa uomo. All’inizio della storia l’umanità è immersa nella natura e non esiste ancora l’uomo inteso come creatura della ragione. Inizialmente è infatti l’istinto a governare le azioni. Per una società desiderabile, però, l’istinto dev’essere sostituito dalla ragione. La problematica principale, anche in una società sviluppata, è che coloro che detengono il potere saranno sempre più portati a ad un “addestramento” che porti i sudditi a divenire docili strumenti per i loro fini, piuttosto che cittadini istruiti che possano promuovere la migliore versione di umanità e civiltà. Proprio in questo la critica mossa dal sindaco di Pisa ci fa riflettere. Coloro che dovrebbero mantenere l’ordine e garantire una possibilità di avanzamento nella civiltà sono invece i primi, in questo caso, a non permettere questo passo evolutivo.
Democrazia e educazione
Sin dai tempi di Platone, la questione dell’educazione è di forte rilevanza. Infatti è tramite l’educazione che si può ottenere un cittadino formato, consapevole del suo ruolo all’interno della città (o dello stato). Tramite la filosofia, secondo Platone, il singolo individuo poteva capire in che modo egli potesse essere utile alla società. Il fine ultimo era effettivamente questo, trovare il proprio ruolo, inserendosi tra gli altri. La formazione personale, quindi, è uno strumento che permette al singolo di individuare quelle capacità e doti personali che siano compatibili con quelle altrui. Il fine ultimo è quindi una società in armonia, nella quale ognuno svolge un compito che da un lato sia utile agli altri e allo stesso modo sia frutto di una propria realizzazione. Questo doveva essere la base di uno stato ideale, il più desiderabile.
L’assetto sociale, però, soprattutto nella modernità, tende a cambiare molto più di frequente. Per questa ragione, il bagaglio di esperienza che una scuola può offrire, pare sempre insufficiente o scostato da quelli che sono poi i valori della società. Si crea uno scompenso tra luogo della formazione e luogo della vita “normale”.
In tempi più recenti è stato John Dewey a dare un contributo filosofico in merito all’educazione. Il suo pensiero si colloca in una concezione per cui l’educazione ha il compito di costruire una società democratica in cui la partecipazione dell’individuo viene incoraggiata, così come le relazioni fra gruppi sociali. L’oggetto di studio dovrebbe essere tale da poter essere utilizzato come oggetto di esperienza da parte dello studente. In “Democrazie e educazione” del 1916, Dewey sostiene che l’educazione deve cambiare in modo tale che la figura dell’insegnante sia un punto di riferimento. L’adulto, quindi, svolge un ruolo di esempio, che guida lo studente. Quest’ultimo, nella scuola ideata da Dewey, si auto-educa, affiancato da un insegnante che sia in grado di guidarlo, incentivando le abilità individuali dello studente e stimolandone gli interessi.
Attraverso questi metodi di educazione dei fanciulli, si svilupperanno uomini che saranno in grado di adattarsi alla società democratica e dare un contributo che sia utile agli altri e alla società.