Crisi climatica: come il crollo del ghiacciaio ci invita a riflettere sulla tutela dell’ambiente

Il distacco di una grossa parte del ghiacciaio del Birch potrebbe risvegliare la responsabilità ambientale.

L’episodio vede come scenario la Svizzera meridionale che assiste al crollo di una valanga di roccia, fango e ghiaccio sul villaggio di Blatten.

Il crollo della montagna

Mercoledì 28 maggio attorno alle 15:30 un’enorme porzione del ghiacciaio del Birch, situato nella regione di Bietschhorn, è crollata a valle e ha avuto un forte impatto sul villaggio sottostante di Blatten, trasportando tonnellate di roccia, fango e ghiaccio. Il piccolo centro dove risiedevano circa 300 persone è stato al 90% distrutto, ma era stato già precedentemente evacuato tra il 17 e 19 maggio; nonostante ciò al momento si registra un solo abitante disperso, un uomo di 64 anni. Le autorità elvetiche avevano già lanciato l’allarme di un possibile distacco del ghiacciaio alpino, in quanto vi era stata una crescita di accumulo di materiale roccioso che aveva accelerato da subito il movimento a valle del ghiacciaio, fino a raggiungere un avanzamento di 10 metri al giorno.

Il sisma e l’impatto sul villaggio

Nel pomeriggio del 28 maggio, una parte del ghiacciaio ha cominciato lentamente a staccarsi; il crollo ha causato un terremoto di magnitudo 3.1 sulla scala Richter che non ha riportato ulteriori danni. I detriti hanno però ostacolato il corso del fiume Lonza, che attraversa Blatten, provocando la formazione di un lago artificiale che preoccupa i cittadini di una possibile inondazione: le autorità stanno procedendo con i monitoraggi della zona.

Dai disastri climatici alla tutela ambientale

Ciò che è successo nel Canton vallese, non dev’essere guardato come un caso isolato ma come un incentivo per agire concretamente contro le stragi ambientali e climatiche. Il cambiamento climatico è uno dei principali responsabili dell’instabilità dei ghiacciai alpini: le temperature in aumento accelerano lo scioglimento dei ghiacci, indebolendo strutture naturali che per secoli hanno rappresentato un equilibrio stabile. Questo evidenzia l’urgenza nell’agire in modo collettivo, in quanto la responsabilità ambientale non deve toccare solo attivisti e scienziati ma anche gli stessi cittadini e istituzioni: bisogna sempre mettere in discussione l’effettivo contributo ambientale e verificare se esso è sufficiente. Alle istituzioni spetta il compito più strategico e complesso e potrebbero intervenire in diversi modi: mediante normative ambientali più rigide, vietare pratiche nocive per l’ambiente o promuovendo l’educazione ambientale nelle scuole, tutto con lo scopo di istruire al meglio i cittadini rendendoli più consapevoli. Di conseguenza, questi ultimi, potrebbero provvedere a ridurre lo spreco di energia, sensibilizzare sulla questione o semplicemente consumare in modo sostenibile: si tratta di piccole scelte che se inserite nella vita quotidiana potrebbero, più delle aspettative, aiutare a ridurre i danni all’ambiente e alla popolazione. Le nuove generazioni sono quelle che subiranno di più gli effetti della crisi climatica, dovranno vivere sulle orme delle scelte fatte oggi, ma sono anche quelle su cui bisogna riporre grande fiducia per un possibile cambiamento concreto; il ruolo primario va sempre dato ad una solida educazione ma anche al progresso tecnologico e modi di vivere più sostenibili, consapevolezze che i cittadini di domani potrebbero apprendere con più razionalità se informati e guidati all’interesse fin dai primi anni. Solo attraverso un impegno congiunto potremmo sperare di proteggere il nostro pianeta e ciò che ci offre; ogni scelta fatta oggi ha una grande incidenza sulle conseguenze di domani, e anche se queste sono sottovalutate o ignorate, sono più grandi di ciò che sembra. Ignorare le esigenze ambientali equivale a porre in secondo piano anche il benessere degli stessi cittadini, per cui tutti i disastri accaduti vanno interpretati come una richiesta d’aiuto che il nostro pianeta fa anche in nome dei suoi abitanti.

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