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Cos’è l’empatia e a cosa serve: le risposte di Dante e dei Pink Floyd

Cos’è l’empatia e a cosa serve: le risposte di Dante e dei Pink Floyd

Anche la musica è una forma d’arte, così come la poesia. Sebbene alcune sponde sembrano non avere dei punti di contatto tra di loro, spesso possono trovarsi delle assonanze.

Dante Foto - Scarica immagini gratuite - Pixabay

I Pink Floyd sono state una delle band più importanti della storia del rock. Lo stesso può dirsi di Dante, un poeta dei più illustri. Ad un primo sguardo potrebbe sembrare abbiano poco in comune, ed effettivamente è così. Se si fa riferimento ai temi invece, la situazione cambia. Ecco quali possono essere le somiglianze tra i lavori dei Pink Floyd e Dante.

“Echoes”, una delle tracce di Meddle dei Pink Floyd

Tanti sono i successi che possono essere attribuiti ai Pink Floyd. Quasi ogni loro album infatti gode di una struttura ben precisa e le canzoni sono legate tra loro, come da un filo, a tessere quella che sarà la struttura finale. Questo è il caso di album come The Dark Side of the Moon o ancora The Wall. Il contrario investe però quello che sarà il loro sesto album in studio. Si tratta di Meddle, pubblicato nel 1971. La band questa volta non aveva del materiale pronto su cui lavorare e registrare, per cui decisero di sviluppare degli esperimenti sonori, che trovarono il loro centro nella suite “Echoes”. Per suite in questo caso s’intende una successione di brani. Il termine in francese è infatti successione e non suite come viene indicata in italiano o in inglese.

Sorprendentemente la suite nasce da 36 idee musicali diverse tra di loro, frutto degli esperimenti musicali fatti dai rispettivi gruppi della band. Una prima versione della suite viene intitolata “Nothing Part 1-24“. Seguirà -dall’elaborazione di queste parti- “The Son Of Nothing“, poi “Return of the Son of Nothing“. Il risultato finale sarà “Echoes”, una delle loro tracce più importanti ed apprezzate.

PINK FLOYD MEDDLE SPECIAL EDITION SWISS SWITZERLAND 12" Vi… | Flickr

Quali sono i temi trattati in “Echoes”?

Come già specificato questa traccia non solo si riveste di una certa particolarità -dato che supera per circa 30 secondi i 23 minuti- ma tratta anche dei temi molto importanti, che si riversano soprattutto sul versante umano.

Dopo un’apertura a pianoforte, che con la sua nota acuta si propone di imitare il suono di una goccia d’acqua che cade a terra, comincia la prima strofa. Questa può essere considerata la prima delle vicende che si snodano in questa suite, che sono in tutto due. Parla di un uomo che guarda il cielo e si pone degli interrogativi sulla vita. Sta pensando ad una persona che ama: per alcuni è Dio, per altri la donna di cui è innamorato. La seconda parte invece, si concentra sulla genesi del mondo. Il brano però non deve leggersi con esclusivo riferimento al testo altrimenti si perderebbe molto del significato. Come ogni canzone “Echoes” è fatta di un connubio tra musica e parola, che solo insieme riescono a dare un significato puntuale al brano. In riferimento alla genesi della terra per esempio è la parte strumentale a modulare quello che dovrebbe essere il Big Ben, passano da un organo ad un riff di chitarra. Poi la quiete e la vita.

E’ proprio questo uno dei temi centrali di questa suite ed è questo il fulcro delle domande che l’uomo si pone osservando il cielo: la vita. Per capire meglio possiamo rifarci alle parole di Roger Waters. Alla rivista Rolling Stones nel 2012 dirà che stava cercando di scrivere qualcosa che avesse come centro “Il potenziale che gli esseri umani hanno per riconoscere l’umanità l’uno dell’altro e reagire ad essa, con empatia piuttosto che antipatia”. Quello che cerca di comunicare il tutto è anche un senso di fiducia verso qualcosa di sconosciuto, ma che allo stesso tempo vuole -e forse deve- essere raggiunto.

Sono temi più che umani quelli che attraversano “Echoes” e sono temi che in gran parte investono la vita di ogni giorno. Una canzone che a differenza di altre -e come tante altre che hanno prodotto- non si concentra su un tema specifico, ma che cerca di abbracciare qualcosa di più complesso: una connessione.

Perché potrebbe essere accostata a Dante?

In questo caso verrà utilizzata come collegamento la Divina Commedia. Com’è noto Dante, nella sua Commedia, ripercorre tantissimi aspetti della vita, tante sfaccettature. Parte dall’Inferno per arrivare al Paradiso. Nell’Inferno -detto banalmente- entra in contatto con quelli che sono i vizi. Attraversa paesaggi bui, dove vige l’individualismo, dove le anime comunicano con grugniti. Il Paradiso è il punto di espiazione, un tempo di attesa. Poi il Paradiso, dove nel canto finale finalmente incontrerà Dio. Certo questa è una rappresentazione sommaria e poco precisa, ma è proprio in questi posti e con queste anime che Dante ripercorre gli stessi temi dei Pink Floyd; o meglio, il contrario.

Quello a cui mirano i Pink Floyd è l’empatia e anche nella Divina Commedia, tra l’infinità dello scibile, era impossibile non trovarla.

s’io m’intuassi, come tu t’inmii

E’ Vittorio Gallese, un neuroscienziato, che attraverso Dante si è occupato del concetto di empatia. Questo verso è estratto dal IX Canto del Paradiso, dove si trovano gli spiriti amanti del terzo cielo e vede Dante dialogare con l’anima di Folco da Marsiglia. Gallese dà questa spiegazione: “intuarsi indica all’Io la possibilità di connettersi al Tu senza perdersi in esso, attribuendo all’altro azioni, emozioni, e sensazioni che, tuttavia, l’Io conosce in quanto parte della propria esperienza vitale. Empatizzare significa comprendere cosa fa o cosa prova l’altro senza necessariamente provare compassione o essere indotti a soccorrerlo”

Useremo questa citazione solo per comprendere meglio il concetto di empatia e per vederlo sia da un punto di vista letterario, che da un punto di vista scientifico. Oltre a dimostrare un’alta capacità, Dante ostenta -positivamente- una grande creatività stilistica. Con verbi come intuassi” “inmii” Dante esprime a pieno quello che è il significato primo dell’empatia. L’empatia è una connessione che vede come agenti l’Io e il Tu. Il compito dell’io è a questo punto quello di intuarsi, mentre quello del tu è inmiarsi (seguendo il gioco stilistico di Dante). Una consapevolezza cosciente e piena che ci porta ad un legame con l’altro, come un’unica cosa.

Se i Pink Floyd puntano alla stesura di un testo che punti a riconoscere il potenziale dell’essere umano e che renda ben chiaro il concetto stesso di empatia in virtù di questo potenziale; Dante inventa due verbi per far sì che questo concetto sia quanto più permeabile possibile.

 

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