Cos’è la Primavera di Praga: l’inizio e la fine di un periodo storico di liberalizzazione

La primavera di Praga è conosciuta come un periodo di liberalizzazione che ha segnato il 1968. 

Di The Central Intelligence Agency – 10 Soviet Invasion of Czechoslovakia, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29195095

Dal 5 gennaio del 1968 al 20 agosto dello stesso anno è stato vissuto un periodo di liberalizzazione in Cecoslovacchia, quando era ancora sottoposta al controllo dell’Unione Sovietica: la fine e l’inizio di un periodo di allontanamento dal regime sovietico.

Qual era l’obiettivo della Primavera di Praga

Il 5 gennaio del 1968 non è un giorno qualunque per la Cecoslovacchia. Quel giorno, infatti, Alexander Dubček, riformista e segretario del PCC, ovvero il Partito Comunista di Cecoslovacchia, diede le basi per il già citato periodo di liberalizzazione. Le riforme della Primavera di Praga comprendevano dei nuovi diritti per i cittadini, che sarebbero nati dal decentramento parziale della democratizzazione e dell’economia. Si precedevano una maggiore libertà – viste le restrizioni – sia di stampa che di movimento. Naturalmente, le proposte non furono ben accolte dai sovietici che, come risposta, mandarono migliaia di soldati e di carri armati del Patto di Varsavia, con l’obiettivo di occupare il paese. Questo costrinse i cittadini a spostarsi, provocando una giustificata ondata di emigrazione verso i paesi dell’Europa occidentale.

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Quali furono i riscontri?

Oltre ai già citati movimenti dalla Cecoslovacchia verso i paesi dell’Ovest, a livello interno, la situazione non fu facilmente gestibile. Durante quel periodo, infatti, ci furono tante proteste, sfociate anche in “martirii”, proteste-suicidio come quella di Jan Palach, patriota slovacco.

Le riforme che voleva portare avanti Dubček erano considerate una vera e propria minaccia. Il suo “socialismo dal volto umano” aveva aumentato le libertà, eliminato la censura e aveva anche permesso la nascita di nuovi partiti, oltre a quello già citato. Questo creava, ovviamente, agitazione e scompiglio, tanto da decidere di recidere il problema alla base.

Dal 5 gennaio al 20 agosto 1968

Il regime, già dai primi anni Sessanta, aveva generato una patina di malcontento sul popolo. Tutto il paese avvertiva questo sintomo di intolleranza, spesso visto a livello storico, che voleva essere sedato da una serie di riforme che Alexander aveva pensato. È importante sottolineare che l’obiettivo del politico cecoslovacco non era assolutamente quello di ribaltare l’assetto del regime, voleva anzi mantenerne l’economia di stampo collettivista. Gli operai accolsero molto bene questi nuovi movimenti, così come la maggioranza del paese. Il blocco, in verità – e anche chiaramente – proviene dalla dirigenza sovietica, poiché così facendo si rischiava di scalfire l’egemonia dell’URSS. La dottrina Brežnev aveva in quel periodo la meglio, si trattava di una sovranità limitata, introdotta ufficialmente nel novembre del 1968, ma i cui strascichi erano già presenti dal periodo stalinista.

La notte tra il 20 e il 21 agosto

La notte tra il 20 e il 21 agosto del 1968 l’Armata Rossa invase il paese. La fine della Primavera di Praga fece sorgere idee eurocomuniste nei partiti comunisti occidentali. Sebbene Dubcek avesse riunito i comunisti slovacchi clandestinamente in una fabbrica e fossero riusciti a ad approvare il programma riformatore, quello che stava succedendo nel paese, rendeva ogni sforzo inutile.

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