Vediamo la canzone “Bella stronza”, il carme 58 e “La Traviata”; tre componimenti che parlano di una donna.

Partiremo dalla canzone “Bella stronza”, arretrando nel tempo con “La Traviata” di Verdi e poi con il carme 58 di Catullo; tutti questi testi parlano di una donna e usano parole forti, ma traspare la gelosia che motiva queste parole.
“Bella stronza” di Marco Masini
“Bella stronza” è una canzone di Marco Masini del 1995 e fa parte dell’album “Il cielo della vergine”. In questa canzone viene espressa la sofferenza di un uomo abbandonato, tutta la rabbia che genera il pensiero della propria donna con un altro. Leggiamo “bella stronza, che ti fai vedere in giro per alberghi e ristoranti, con il culo sul Ferrari di quell’essere arrogante”, vediamo tutta la gelosia di un uomo sostituito per qualcun altro; notiamo anche quasi un tentativo di convincere la propria donna dello sbaglio da lei fatto nei versi successivi, quando leggiamo “non lo sai che i miliardari anche ai loro sentimenti danno un prezzo, il disprezzo”. Poi vengono però le parole che fanno capire quanto ancora lui tenga a lei, infatti leggiamo “ma se Dio ti ha fatto bella come il cielo e come il mare, a che cosa ti ribelli, di chi ti vuoi vendicare, ma se Dio ti ha fatto bella più del sole e della luna, perché non scappiamo insieme”; e anche “ma se Dio ti ha fatto bella come un ramo di ciliegio, tu non puoi amare un tarlo, tu commetti un sacrilegio”. Poi arrivano le parole più dure, ancora offese contro contro quella donna, infatti leggiamo “e ogni volta che ti spogli non lo senti il freddo dentro, quando lui ti paga i conti non lo senti l’imbarazzo del silenzio”. La canzone continua così, andando avanti tra complimenti misti a rabbia dettata dalla gelosia. Adesso torneremo indietro nel tempo, infatti vedremo un atto dell’opera “La Traviata” di Verdi.
“La Traviata” di Giuseppe Verdi
“La Traviata” è un’opera di Giuseppe Verdi, che insieme a “Il Trovatore” e “Rigoletto” fa parte della “trilogia popolare”; fu rappresentata per la prima volta nel 1853 al teatro La Fenice di Venezia. “La Traviata” riprende la storia del romanzo “La signora delle Camelie” di Alexandre Dumas figlio. L’opera si divide in tre atti. La protagonista femminile è Violetta, lei vive a Parigi ed essendo malata passa la sua vita nel lusso. Ad una festa Violetta conosce Alfredo, lui si dichiara e dopo qualche incontro decidono di trasferirsi in campagna per vivere insieme. Un giorno nella loro residenza in campagna arriva il padre di Alfredo, che chiede a Violetta di lasciare il figlio perché questa situazione stava gettando discredito sulla sua famiglia. Violetta a quel punto scappa lasciando Alfredo con una lettera in cui dice che si sta recando da un precedente amante, il barone Douphol.
Alfredo va su tutte le furie e ad una festa la umilia davanti a tutti, infatti dopo aver chiesto a tutti se la conoscessero ha rivelato quello che ha fatto, ovvero aver dilapidato i suoi beni per vivere insieme ad Alfredo in campagna; a quel punto, gettandole addosso il denaro, dice “or testimoni vi chiamo, che qui pagata io l’ho”. Violetta sviene e il barone Douphol sfida Alfredo a duello.
Dopo alcuni giorni, mentre lei si trova sul letto di morte, riceve una lettera dal padre di Alfredo in cui si scusa e le dice di aver detto la verità al figlio. Alfredo raggiunge Violetta, i due si riappacificano e lei muore poco dopo tra le sue braccia. Adesso continuiamo ad andare indietro nel tempo e arriviamo a Catullo.
Il carme 58 di Catullo
Il carme 58 di Catullo si colloca tra l’87 a.C. e il 54 a.C. e fa parte della prima sezione del Liber, le Nugae. Il testo originale dice “Caeli, Lesbia nostra, Lesbia illa, illa Lesbia, quam Catullus unam plus quam se atque suos amavit omnes, nunc in quadriviis et angiportis glubit magnanimos Remi nepotes”. La traduzione è “Celio, la nostra Lesbia, quella Lesbia, quella Lesbia, l’unica che Catullo ha amato più di sé stesso e di tutti i suoi cari, ora nei quadrivi e negli angiporti spella gli illustri discendenti di Remo”. Catullo ha sempre amato Lesbia, e una volta scoperti i tradimenti di lei si sente ferito e risponde così. Già dalle prime parole vediamo “Lesbia nostra”, infatti possiamo capire che questo Celio deve essere un amante di Lesbia. Poi vediamo addirittura che dice “nunc in quadriviis et angiportis glubit magnanimos Remi nepotes”, ovvero “ora nei quadrivi e negli angiporti spella gli illustri discendenti di Remo”; con queste parole vuole sminuirla, facendo capire che Lesbia aveva numerosi amanti, addirittura “gli illustri discendenti di Remo”, la descrive come se fosse una prostituta.
Abbiamo visto come dal I secondo a.C., passando per il XIX secolo e poi alla fine degli anni ’90, una donna che sceglie un altro uomo viene screditata, qualunque sia il motivo della rottura.