Il Superuovo

Cosa direbbe Don Ferrante del Coronavirus? E quanti di noi gli darebbero ragione?

Cosa direbbe Don Ferrante del Coronavirus? E quanti di noi gli darebbero ragione?

La storia della letteratura è piena di racconti di epidemie, e in molti di questi c’è una netta cesura tra chi fa allarmismo e chi butta acqua sul fuoco: suona familiare?

L’immagine di profilo del Coronavirus

Coronavirus, quante volte abbiamo ripetuto in questi giorni questo termine, e più che altro, a quante diverse reazioni abbiamo assistito?

Diverse reazioni

È singolare osservare come, soprattutto nei primi giorni di emergenza, l’opinione pubblica si sia spaccata di netto: c’è stato chi ha pensato ad una imminente peste di Atene e chi ha disegnato la cosa come una bazzecola; c’è stato chi ha inserito l’epidemia nel più amplio quadro del cospirazionismo e chi ha approfittato della cosa per disseminare xenofobia.

Roberto Burioni

Di fronte ad un quadro così variegato ci siamo trovati ad interrogarci a lungo sulla questione dell’attendibilità dei media – non che l’argomento fosse nuovo – ma nelle situazioni di crisi tutto appare amplificato, più feroce.

La campana della letteratura

La storia della letteratura è colma di storie di crisi, di epidemie in particolare:

uno dei momenti di più alti della poesia occidentale è il racconto della peste di Atene secondo Lucrezio, vale la pena riportare l’explicit del De Rerum Natura:

“E a molti orrori li indussero gli eventi repentini e la povertà.

Così con grande clamore ponevano i propri consanguinei

sopra roghi eretti per altri, e di sotto accostavano

le fiaccole, spesso rissando con molto sangue

piuttosto che lasciare i corpi in abbandono”

La peste di Atene

per avvicinarci alla contemporaneità non possiamo esimerci dal citare il XXXVII capitolo dei Promessi Sposi, quello in cui Don Ferrante, che il Manzoni definisce come “un uomo di studio [al quale] non gli piaceva né di comandare né di Ubbidire”, esprime la sua netta opinione sulla peste di Milano:

nella Milano seicentesca costruita dall’autore c’era già chi riteneva la peste come “tutte corbellerie”, ma l’Intellettuale Ferrante, che pure la pensava così, non poteva limitarsi ad annuire, e dopo aver affermato che “la scienza è scienza” produce una ampollosa filippica (un pistolotto) su come la peste non esista e sia tutta colpa delle congiunture astrali.

Manzoni con la sua ironia chioserà su di lui così: “su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s’attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle”.

oracoli

Alla fine della fiera, tanto la storia quanto la letteratura sembrano insegnarci che nessuno sia in grado di prevedere il futuro, ed effettivamente siamo in una civiltà che ha smesso di credere negli oracoli e negli indovini.

Paolo Fox – Astrologo

Tuttavia abbiamo la scienza: e la scienza è ciò che ci aiuta a prevedere il futuro pur non essendo la Sibilla Cumana. La scienza è ciò che ci dice con certezza – empirismi radicali a parte – che domani il sole sorgerà perché individua (enuncia con prove sufficienti) leggi (rapporti causa-effetto).

Ma come si arriva ad una legge?

La scienza parte dall’osservazione: se ci troviamo davanti ad una storia dobbiamo verificarla, se questa è vera non ci troviamo solo davanti ad una storia, ma davanti ad un “fatto”.

I fatti però possono essere isolati, non sempre sono rappresentativi, se abbiamo un numero considerevole di fatti che vanno tutti nella stessa direzione allora possiamo parlare di dati.

Tuttavia i dati non sono sufficienti per elaborare leggi, le leggi devono essere sorrette da prove.

Una legge scientifica è un rapporto di causa-effetto, se non sappiamo cosa da effetto cosa non abbiamo una legge, ma una correlazione (le correlazioni hanno certamente valore epistemologico, ma non un valore così “forte”): non abbiamo una prova!

Ad onor del vero, chi si occupa di Fact Cheking sta svolgendo un discreto lavoro sul distinguere le storie dai fatti. D’altronde questo è solo il primo step: siamo sicuri di inserire questi fatti nel giusto orizzonte di dati; e soprattutto, siamo sicuri di comprendere se questi dati, una volta isolati, generino leggi o semplici correlazioni?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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