Il fenomeno dello stato d’agente ci permette di comprendere meglio il rapporto tra autorità e sottoposti.

È passato ormai un mese da quando nella notte del 24 febbraio le truppe di Mosca hanno iniziato l’invasione dell’Ucraina, riportando l’incubo della guerra sul suolo europeo. Offensiva voluta e ordinata dal presidente russo Vladimir Putin.
rispettare gli ordini
Sono circa 15800 i soldati russi che fino ad ora hanno perso la vita nel conflitto, stando ai dati forniti dallo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine. In uno scenario come questo risulta semplice ridurre a semplici pedine di un macabro gioco quelle che sono le persone coinvolte, direttamente o indirettamente. L’esercito considerato ostile viene demonizzato in ogni sua individualità, ignorando il fatto che essi probabilmente stanno solo rispettando degli ordini, ordini provenienti da un leader che ha dimostrato ancora una volta la sua distanza da quegli ideali di democrazia ed umanità che spesso andava professando. Il popolo russo è sottomesso al volere di un dittatore, negando di fatto ad un cittadino la possibilità di esprimere o manifestare un’opinione diversa da quella del regime. Vi sono però membri che eseguono ordini in maniera dogmatica ed acritica, slegandosi anche dai valori che rendono l’uomo tale, in questi casi risulta interessante introdurre il concetto di stato d’agente, fenomeno che riguarda la relazione tra autorità e sottoposti.

Milgram e lo stato d’agente
Lo stato d’agente è una condizione nella quale il soggetto percepisce sé stesso come agente della volontà di qualcun altro, solitamente l’autorità che comanda gli ordini. Questo fenomeno porta ad una deresponsabilizzazione del soggetto operante, il quale corre il rischio di commettere atti atroci in maniera quasi inconscia. Lo studioso che si interessò maggiormente a questo fenomeno fu lo psicologo americano Stanley Milgram. Egli realizzò un famoso esperimento nel quale un soggetto (insegnante), sotto ordine dello sperimentatore, doveva sottoporre un secondo soggetto (allievo) ad una scossa elettrica di intensità variabile. Il compito dello sperimentatore era di incitare ed esortare il soggetto a somministrare le scosse al fine di concludere l’esperimento. I risultati rivelarono un incredibile grado di obbedienza, i soggetti violavano i propri principi etici infliggendo dolore ad un’altra persona solo per rispettare gli ordini di un’autorità.
responsabilità
I risultati degli esperimenti di Milgram mostrarono anche che il grado di obbedienza variava anche in base due fattori, distanza tra insegnante ed allievo e distanza tra sperimentatore ed insegnante. Quindi la situazione e la presenza di altre persone possono andare a variare i nostri principi etici e morali, qualora non ci sentissimo direttamente responsabili delle nostre azioni potremmo andare ad attuare comportamenti che in un contesto differente non penseremmo mai di attuare. Evento simile può accadere in un contesto pubblico, se una persona stesse male in una stanza nella quale ci siamo solo noi ci sentiremmo in dovere di aiutarla, qualora accadesse in un mezzo ad una folla probabilmente penseremmo che qualcun altro potrebbe farlo, non noi. Ci sono quindi più fattori che influenzano la relazione tra autorità e sottoposti, sebbene è fondamentale sottolineare che una persona dovrebbe sempre anteporre i propri valori morali agli ordini, compito non facile in un contesto come quello russo, dove la minima avversione alle idee del leader viene duramente punita e lo stato d’agente prende il posto del libero arbitrio.