Conflitti in sala operatoria: quando il genere conta

Nel settore medico il fenomeno del gender gap è particolarmente importante. Dati del 2008 riportano che le donne costituivano il 48.8% dei laureati in medicina in America, mentre rappresentavano solo il 7.3% dei chirurghi. L’antropologa Paola Jones dell’università di Emory, di Atlanta, ha condotto una ricerca pilota basata sull’osservazione diretta, scoprendo una relazione positiva tra iniquità di genere in sala operatoria e cooperatività.

Metodi di ricerca obsoleti

Studi comportamentali sull’ambiente presente all’interno delle sale operatorie si sono sempre fatti. Per la raccolta di dati la maggior parte di questi si affidava alla compilazione di un questionario anonimo o colloqui con il team. L’osservazione diretta, tuttavia, non era tra le modalità di raccolta dati favorite: pur essendo in teoria più accurata non ne valeva la pena. I questionari dovrebbero dare un’idea abbastanza completa della situazione, con meno sforzo e investimento. Giusto?

Nuovo metodo, nuovi dati

I team composti primariamente da donne sono più cooperativi

A quanto pare no. Lo studio pilota della ricercatrice, basato sullo studio di 6348 interazioni tra all’interno dello staff durante 200 operazioni chirurgiche, ha portato alla luce dei dati che non erano rilevati dall’utilizzo di questionari. Le interazioni conflittuali erano molto più numerose in presenza di un capo chirurgo maschio. Quando invece il capo chirurgo era una donna, era più probabile che le operazioni venissero condotte tranquillamente e senza scontri. L’antropologa ha tenuto accurate registrazioni, dividendo tutte le interazioni tra cooperative e bellicose. Dall’analisi delle annotazioni emerge che nelle sale operatorie composte primariamente da donne, le interazioni cooperative erano predominanti. A mano a mano che l’equilibrio di genere virava verso gli uomini, le interazioni positive calavano, fino ad arrivare da un 39% di tutte quelle avvenute.

Il modello di primate per le dinamiche di potere

L’antropologa si occupa primariamente dello studio dei primati. Cercando di vedere questa situazione alla luce delle dinamiche di potere, si potrebbero spiegare i dati ottenuti. Secondo Paola Jones, gli uomini tenderebbero più a vedersi come rivali all’interno di una scala di dominanza. Dallo studio dei primati si sa che il maschio alfa tende a sottomettere gli altri. D’altro canto, nella scala gerarchica dei primati, le femmine normalmente non combattono per il potere, e generalmente non usano la sottomissione come strumento. Uno strascico evolutivo fino all’uomo potrebbe parzialmente spiegare quindi la situazione presente nella sala chirurgica: un luogo in cui la tensione è palpabile e la maggior parte delle interazioni non sono di carattere tecnico ma sociale. È importante infatti notare come all’interno di una sala operatoria, specialmente in lunghi interventi, si faccia gossip, si scherzi, e ci si scambi informazioni.

Uno studio importante

Lo studio è recente, e le conclusioni possono essere conflittuali, specialmente il parallelismo con i nostri più vicini parenti evoluivi. Tuttavia, in un settore così dominato dagli uomini, questi sono dati che non si possono ignorare, ed è quindi necessario un approfondimento. L’esito di ulteriori ricerche potrebbe confermare o ribaltare il risultato ottenuto dall’antropologa, ma in ogni potrebbe essere di grande aiuto per migliorare la vivibilità della sala operatoria e quindi aumentare la qualità del servizio