Con “Holes – buchi nel deserto” scopriamo come gli organismi marini scavano “buche nell’acqua”

Diversi organismi marini sono in grado di perforare il substrato in cui si trovano e, per questo motivo, vengono considerati come bioerosori.

“Holes – buchi nel deserto” è un film del 2003 dove il protagonista si trova, in seguito ad alcune vicende, a scavare buche in mezzo al deserto senza alcun apparente motivo. Anche in mare (in questo caso con una valida ragione) alcuni organismi perforano diversi substrati apportando in questo modo diversi benefici all’ambiente.

GENERALITA’ SULLA BIOERSIONE

La bioerosione è un fenomeno che viene attuato da organismi marini, ma anche agenti fisici, che prevede la distruzione e rimozione di materiale organico o inorganico. In quest’ottica, la natura del substrato risulta essere molto importante: infatti i materiali calcarei risultano essere più facilmente colpiti dai fenomeni di erosione rispetto a quelli di natura granitica. La bioerosione può essere operata da batteri, funghi, alghe e metazoi. Si distinguono inoltre alcuni pesci, definiti come brucatori, che esercitano un’attività di bioerosione durante l’attività di alimentazione. Questo si verifica perché alcuni pesci presentano un’apparato buccale estremamente rigido e a forma di becco che, nel brucare, stacca anche dei pezzi di substrato. La bioerosione può essere a questo punto di tipo meccanico, come nel caso dei brucatori, o chimico, in cui si ha la liberazione da parte degli organismi di sostanze chimiche che permettono di sciogliere il substrato. A seconda delle dimensioni dell’organismo e dei fori che genera, gli agenti in grado di operare bioerosione si distinguono in microperforatori (come alghe, batteri e funghi ) e macroperforatori.

MOLLUSCHI BIVALVI

I molluschi bivalvi sono spesso soggetti in primo luogo ai fenomeni di bioerosione (per esempio in caso di predazione da parte di gasteropodi). Tuttavia si distinguono alcuni bivalvi in grado di perforare il substrato grazie al movimento delle valve (viene in questo modo attuata una rimozione meccanica del substrato) e grazie alla produzione di sostanze chimiche (che vanno a sciogliere le parti di roccia o substrato più dure) . Si distinguono per esempio Pholas dactylus e Lithophaga lithophaga ( rispettivamente dattero bianco e dattero rosso): questi bivalvi sono specie protette le cui larve, una volta insediatesi nel substrato, iniziano l’attività di perforazione. Tendenzialmente, gli stadi larvali hanno un tasso di perforazione molto più elevato rispetto all’adulto. Man mano che questi bivalvi crescono, allargano la cavità in cui vivono e la rendono più profonda. La pesca dei datteri di mare risulta essere proibita in quanto una volta rimossi dal substrato in cui vivono, non sono più in grado di riformarla. Inoltra, la pesca prevede la distruzioni di grandi superfici, colpendo quindi anche tutti gli altri organismi viventi. Tra i vari bivalvi, si distinguono anche le teredini: questi organismi vivono nelle strutture di legno sommerse e sono in grado di perforare queste strutture piuttosto in profondità. Questi organismi, tuttavia, non si alimentano direttamente del legno ma utilizzano i batteri presenti per produrre energia dalla cellulosa.

ISOPODI, GASTEROPODI E PORIFERI

Gli isopodi sono dei piccoli crostacei che vivono nelle strutture di legno immerse in acqua nutrendosi dei funghi che sono presenti. In questo caso però, rispetto alle teredini, il danno risulta essere più superficiale. Un altro gruppo di bioerosori risulta essere quello dei gasteropodi: questi organismi sono in grado di perforare le valve dei molluschi grazie all’azione meccanica della radula ma anche grazie all’azione di sostanze chimiche che sono un grado di facilitare la distruzione della conchiglia. Una volta perforate le valve,  gasteropodi si alimentano dell’organismo all’interno. Un gruppo molto importante di bioerosori sono poi i poriferi: questi organismi si insinuano e crescono piuttosto facilmente sui diversi substrati e, grazie all’azione dei fillopodi, sono in grado di staccare piccole particelle di substrato.

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