Il Superuovo

Come si conserva il patrimonio culturale? Ce lo mostrano gli arabi nel Medioevo

Come si conserva il patrimonio culturale? Ce lo mostrano gli arabi nel Medioevo

La conservazione del patrimonio culturale è un argomento molto interessante. L’importanza di questa conservazione è enorme, incalcolabile, e vale la pena rifletterci.

Durante il corso della storia abbiamo assistito a numerosissime forme di conservazione del patrimonio culturale; grazie al fatto di poter tramandare il sapere acquisito, le società e le civiltà si sono evolute, e continuano ad evolversi lentamente.

La perdita del patrimonio culturale tra antichità e Medioevo

Chi di noi non ha mai letto su un manuale di storia che il periodo all’inizio del Medioevo coincide con un impoverimento, sia materiale che culturale, rispetto all’età antica? Credo tutti, più o meno. Ora questo fatto è innegabile di per sé, ma va contestualizzato e ridimensionato. Per prima cosa, si deve notare come le conoscenze antiche non siano andate perdute completamente, ma siano sopravvissute, seppur in mezzo a difficoltà crescenti, per tutto l’arco del Medioevo. Vero è però che molte di queste conoscenze erano mutile, parziali, oppure includevano solo le tematiche e i saperi più importati (ad esempio il fatto che la terra fosse sferica e non piatta).

Ma come mai il patrimonio antico era andato in parte perduto? Le motivazioni, come sempre, sono tante e intrecciate tra di loro. Evitando complicazioni accademiche e difficoltà lessicali, la spiegazione più diretta e semplice è che con lo stanziamento stabile dei barbari nei territori dell’impero romano ha provocato una vera e propria fuga di cervelli, con gli intellettuali romani e greci che fuggivano dall’Occidente per riparare spesso in Oriente (non a caso l’impero bizantino acquisirà sempre maggior prestigio culturale). Fuggiti gli intellettuali, ai poveri barbari, privi di cultura filosofica, non è restato altro se non dedicarsi ad attività più pratiche, tra cui guerra e caccia.

Le tracce dell’impoverimento culturale

Perché è fondamentale conservare e tramandare il patrimonio culturale e di conoscenze dell’essere umano? A prima vista questa potrebbe sembrare un’operazione poco utile ai fini pratici, e che interessa solo chi di cultura si occupa, oppure chi di cultura ci vive. In realtà, le implicazioni pratiche, ed anche quotidiane, sono enormi. Non si tratta solo di conservare il concetto di Demiurgo oppure di eterno ritorno; si tratta di conservare nozioni e conoscenze che vanno dall’ingegneria idrica alla costruzione di motori. Insomma, conoscenze che ci servono anche nella vita quotidiana. La perdita di conoscenze, in qualunque campo, concorre all’impoverimento culturale. Quando questo accade, si assiste normalmente ad una fase di degrado tecnologico, urbanistico, economico e culturale in senso stretto.

L’esempio più calzante sono, ancora una volta, i primi secoli del Medioevo. Dopo la nascita dei regni romano-barbarici, le condizioni economiche, urbanistiche e delle infrastrutture sono critiche, per non dire pessime. Le strade poco manutenute, la foresta invitta, e città in relativo stato di declino; questi elementi suggeriscono un impoverimento materiale, ma indicano anche un impoverimento culturale teorico a monte che è andato perduto. Effettivamente le costruzioni iniziano ad essere più semplici, le comunicazioni più ostiche e i viaggi per terra sempre più pericolosi. La scomparsa, in numerosi luoghi, di un nucleo tecnico-professionista assieme alla fuga delle personalità di spicco del panorama culturale greco-romano, ha determinato un ritorno a modelli organizzativi, sociali, fiscali ecc.., meno evoluti di quelli romani.

Come si preserva la cultura? Gli arabi

Scommetto che per chi ha studiato storia medievale una delle sorprese più forti è stata la scoperta dell’importante ruolo svolto dagli intellettuali arabi nella conservazione, trascrizione, traduzione e commento del patrimonio culturale e filosofico greco. Ma cerchiamo di spiegare velocemente come. Dopo la morte di Maometto e l’inizio della grande espansione araba (VII secolo) grande parte del mondo mediterraneo e greco era finito sotto il controllo arabo. Gli scontri con l’impero romano d’Oriente erano all’ordine del giorno e la lotta diventava con il passare del tempo sempre più aspra. Non solo nei territori di confine tra le due potenze; gli arabi si erano espansi anche verso il mediterraneo occidentale, in particolare a Penisola Iberica.

I successi sempre maggiori degli arabi li portarono ad entrare in contatto profondamente con il mondo greco. Intellettuali arabi come Avicenna, Averroè e tanti altri, hanno contribuito in maniera determinante alla conservazione e trasmissione del patrimonio culturale greco che qui da noi in Occidente era scomparso, dimenticato, o semisepolto. Non solo filosofia, ma anche scienza e medicina. Grazie agli arabi, soprattutto di Spagna, Galeno, Ippocrate, Aristotele e tanti altri si sono conservati e sono giunti in Occidente nel Medioevo, alimentando nel corso di tre secoli (XI-XIII) quell’amore e quella curiosità per l’evo antico che spingerà molti giovani europei a riscoprire il gusto classico, dando vita al periodo Umanistico-Rinascimentale

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