Come raccontare una storia di successo? Lo spiega la Pixar, mentre produce un nuovo film

Come si racconta una storia vale più della storia in sé: è anche questa una delle magie della Pixar.

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Il prossimo settembre uscirà nelle sale italiane ‘Soul’, il nuovo film d’animazione Pixar, che andrà ad esplorare il concetto di anima e passione. Una trama interessante, ma soprattutto una produzione che sa come raccontare una storia. Il segreto? Inserirvi un conflitto.

 

Soul: il nuovo film Pixar sulla riscoperta dell’anima

Joe Gardner è un insegnante di musica alle scuole medie, ma il suo sogno è quello di salire su un palco a suonare jazz. Finalmente sembra essere stato notato da artisti del settore. Il suo sogno è vicino, a portata di mano, e Joe può già immaginarsi a fare la sua musica in compagnia di grandi jazzisti. Ma ha un incidente, e cade in un tombino.

La sua anima si divide dal corpo, arrivando a ‘You Seminar’. Qui vengono formate le anime: queste nascono e acquisiscono una passione, prima di essere associate a un bambino. Joe dovrà occuparsi della loro formazione. Nel far questo incontra 22, un’anima bloccata in ‘You Seminar’ da anni, con cui studierà un modo per tornare sulla Terra, scoprendo cosa significhino davvero i concetti di anima e di personalità.

Questa la trama del nuovo film d’animazione targato Pixar, in arrivo a settembre 2020 nelle sale italiane. Ad interessare non è solo l’idea alla base del cartone, ma la sua casa di produzione. La Pixar, infatti, dalla sua nascita ha creato tantissimi film di successo. Il suo segreto non sta però solo nel creare storie interessanti. La ‘casa della lampadina’ sa anche come raccontarle, e potrebbe idealmente rendere ottima una storia con un basso potenziale. Come? Usando come chiave di volta il conflitto.

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La copertina del nuovo film Pixar ‘Soul’

 

Quando la forma vale quanto il contenuto

Spesso si pensa che per creare una storia di successo basti la trama. Ci si ferma dunque ad interrogarsi sui personaggi e sulle loro azioni, su come far progredire la storia. Ci si concentra insomma molto sulla storia di per sé. Si cerca di renderla interessante, particolare, esotica se si seguono le linee guida dei romantici… quello che solitamente importa sono gli eventi ed il loro avanzare. Eventi spesso importanti o di grandezza estrema: un combattimento fra eroi, una corsa contro il tempo per salvare la Terra, una strategia particolare per impedire che un virus mortale si diffonda e uccida metà della popolazione mondiale.

In realtà, sebbene la trama sia molto importante, non è tutto. Sembra banale, ma come la si racconta ha un grande peso. E questo come non si risolve solo nel linguaggio essenziale o in una costruzione di scene brevi ma efficaci, ma anche nell’inserire all’interno della trama stessa un elemento essenziale: il conflitto.

Questo può anche essere meno spettacolare di quanto si creda. Immediatamente, quando si pensa a un conflitto, viene in mente una grande guerra o una battaglia con eroi e villain demoniaci. In realtà il conflitto non risponde solo a questo, ma anche a quei miliardi di problematicità e scontri quotidiani che contraddistinguono la vita di tutti i giorni. Un buon sceneggiatore è in grado di sfruttarli, costruendoci sopra una trama che può anche superarne una più intricata con rischio esplosione della Terra. E questo la Pixar l’ha capito molto bene.

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Woody e Buzz, protagonisti di Toy Story, vivono spesso dei conflitti, che sia tra loro o interiormente. Anche questo fa stare lo spettatore attaccato allo schermo

 

I conflitti come chiave di successo

La compagnia americana ha infatti costruito il suo successo su personaggi interessanti e ricchi, non solo costruiti graficamente in modo magistrale, ma anche scritti e sceneggiati con una tecnica da maestro. I conflitti sono all’ordine del giorno nei film d’animazione della casa della lampadina. Si pensi a Up.

Il protagonista è un anziano burbero e scontroso, ma è comunque riuscito a conquistare il cuore di milioni di fan (e una ben nota statuina dorata). Come? Anche costruendo la sua figura su conflitti, che fanno riflettere e sviluppare non solo il personaggio, ma anche lo spettatore. La prima guerra di Carl è quella contro la perdita della moglie. Poi contro gli uomini che vogliono distruggere la sua casa, piena dei ricordi di una vita. Già nei primi dieci minuti di film ci vengono proposti due conflitti che coinvolgono il personaggio, sfidandolo, mettendolo in discussione, e con lui lo spettatore.

Questi conflitti portano avanti la storia e mantengono vivo l’interesse di chi vede la pellicola. Ci si chiede come il protagonista riuscirà a gestirli, se effettivamente riuscirà a farlo. Ci si schiera da una parte o dall’altra e si vuole vedere come andrà a finire. Tutto questo avviene anche con conflitti più semplici di un meteorite che minaccia il pianeta, e cioè quelli quotidiani, che ci riguardano tutti.

Se si pensa anche agli altri film Pixar, si ritroveranno conflitti sparsi in ogni dove. Toy Story, con lo ‘scontro’ tra Woody e Buzz; Ribelle, con quello tra lei e sua madre; Coco, che vede il ragazzino che combatte con la sua famiglia ‘solo’ perché vuole suonare. Nessuna minaccia all’umanità, nessuno scontro per la sopravvivenza. Solo dei personaggi umani, sfaccettati ed in cui ci si può rispecchiare. Personaggi costruiti su conflitti e problematiche che tengono lo spettatore con gli occhi attaccati allo schermo. Visto il successo di tutte le pellicole elencate, come anche di quelle qui non presenti, ci sono tutti gli elementi necessari per affermare che anche in Soul vedremo la Pixar fare le sue magie, con dei conflitti in grado di tenere tutti con il fiato sospeso.

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