La voglia di catturare un istante, fermare il tempo, imprigionare le emozioni. Una fotografia rende possibile tutto ciò. Uno scatto rende eterno un momento, impedendo allo scorrere del tempo di cancellarlo per sempre. Le immagini catturate diventano una sorta di archivio, costituiscono un’estensione della nostra memoria, in cui si conservano momenti di vita. Le fotografie sono in grado di sorprendere chiunque ricordando cose che alla memoria possono sfuggire, raccontano storie di vita, riportano realtà che non ci sono più. Che si tratti di una persona, di un paesaggio o di una qualunque altra cosa, che sia colori o in bianco e nero, ogni  foto contiene un pezzo di storia. Oggi la fotografia ha assunto un valore nuovo, oltre all’uso che se ne fa quotidianamente,è divenuta una vera e propria arte.

 

Fotografia

L’invenzione che ha cambiato tutto

Tradizionalmente si attribuisce a Joseph Nicéphore Niépce (Chalon-sur-Saône, 7 marzo 1765 – Saint-Loup-de-Varennes, 5 luglio 1833) l’invenzione della fotografia. Dopo aver studiato la sensibilità di diverse sostanze alla luce, nel 1822 ottenne una raffigurazione su vetro di papa Pio VII (oggi perduta), e in seguito si dedicò al perfezionamento delle tecniche litografiche. Il progresso in questo campo, divenne inarrestabile portando alla creazione di macchine fotografiche sempre migliori nella resa dell’immagine e utilizzabili da chiunque. Alcuni di questi strumenti sono diventati delle vere e proprie leggende, come ad esempio la Poloroid divenuta famosa per le macchine istantanee con pellicole autosviluppanti. Queste macchine fotografiche permettevano di stampare la foto subito dopo averla scattata, e quindi di scoprire immediatamente quanto si era venuti male. Adesso, grazie all’evoluzione tecnologica, ognuno ha a disposizione una fotocamera nel proprio telefono, il cui maggiore utilizzo, com’è noto, consiste nello scattarsi dei selfie. La fotografia, in ogni caso, è stata un mezzo di supporto per l’uomo.

Che valore ha avuto la fotografia e cos’è oggi

L’invenzione della fotografia è stata una rivoluzione per diversi motivi. I primi a sfruttare tale invenzione furono i pittori, nello specifico gli impressionisti, proprio per la sua capacità di immortalare un momento. Essi, convinti che in ogni momento la realtà fosse diversa dal precedente e dal successivo, riuscivano a cogliere tutti i particolari di un istante. I loro quadri furono infatti raccolti in una mostra per la prima volta nello studio del fotografo Nadar (1874). Anche pittori di epoche successive, come ad esempio P.Picasso, utilizzarono la fotografia per compiere studi sui soggetti delle loro opere, vederli con diverse angolazioni e studiarne i più piccoli particolari. L’arte fotografica ebbe forti influenze anche nel campo giornalistico ed editoriale, ha consentito infatti di accompagnare le diverse tipologie di testo con delle immagini. Divenne regina anche del campo pubblicitario e scientifico. Oggi la fotografia è il principale mezzo di comunicazione, viene messa in primo piano da diverse app che quotidianamente sono utilizzate da un numero esorbitante di persone. Anche le macchine fotografiche sono divenute un qualcosa alla portata di tutti, mediamente economiche e facili da utilizzare.

 

La fotografia

L’arte di fermare il tempo e catturare le emozioni in uno scatto

Forse la facilità con cui oggi si può scattare una fotografia ha fatto sì che essa perdesse di valore, probabilmente non è più qualcosa che racchiude un momento irripetibile, non racconta una storia, non è fatta per conservare un ricordo. Ha conservato questo valore assumendo un nuovo orientamento, che non è solo quello di mettere in mostra la propria persona, è divenuta una forma d’arte. Importante in questo campo sono gli scatti dello statunitense Steve McCurry  (Filadelfia, 23 aprile1950), che opera in diversi  campi, dalla “street photography” alla “fotografia di guerra”, o ancora sul genere del “ritratto” dov’è particolarmente celebre quello della “Ragazza afgana” (scattato nel 1984 a Peshwar, in Pakistan). Esso è divenuto un simbolo della sofferenza di un popolo costretto ad abbandonare la propria terra e il sacrificio che ciò comporta. Ma, soprattutto, l’opera è simbolo dei conflitti che dianiarono l’Afghanistan negli anni ottanta. Per la forza comunicativa dell’immagine, i National Geographic Magazine scelse la foto per la propria copertina del numero di giugno del 1985. Gli occhi di quella che un tempo era la dodicenne Sharbat Gula colpirono tutto il mondo, immagine di un dolore che non poteva essere spiegato in nessun altro modo, racchiudono il senso dell’arte della fotografia, l’arte di catturare in uno scatto l’essenza del soggetto.

Claudia Sabatino