30 gennaio 1944: molti ebrei vengono deportati da Milano a Auschwitz-Birkenau. Ecco cosa accadde.

In un articolo di Raicultura viene ricordata la deportazione degli ebrei da Milano ai campi di concentramento, nello specifico Auschwitz-Birkenau. Era il 30 gennaio del 1944, una storia che non smetterà mai di fare rumore.
Cos’è la deportazione?
Come riportato da Oxford Languages per deportazione s’intende: Pena detentiva consistente nella relegazione in colonie penali o campi di lavoro lontani dalla madrepatria o situati nelle regioni più inospitali della stessa. Si tratta di un modo, quindi, per allontanare chi è sgradito da un determinato contesto o per punire chi ha commesso qualche reato o ingiustizia. E’ una pena che trova le sue origini già nel diritto romano, sostituita nel Medioevo da forme simili come quella del bando o dell’esilio. Viene quasi completamente ripresa dopo la scoperta dell’America e dopo che la formazione degli imperi coloniali. Nell’Inghilterra della regina Elisabetta, addirittura – come riportato da Treccani – fu imposta in commutazione della pena di morte. Nota anche in Russia e sospesa nel primi vent’anni del XX secolo, spiccherà nella storia in un periodo non molto lontano, circa due decadi dopo, quando il governo sovietico decise di attivare le deportazioni di massa, nell’ideale di un progetto che vedeva gli ebrei fuori. Nella maggior parte dei casi, senza tralasciare le altre serie di deportazioni che ci sono state nel corso della storia, nel caso specifico della deportazione di massa degli ebrei – ma anche di altre – era previsto uno sfruttamento disumano, che si traduceva anche nel riutilizzo dei materiali da loro portati e, disumanamente, dei loro resti, come nel caso dei capelli. Ripercorrere le deportazioni che vi sono state nel corso dei secoli rende chiaro il modo d’agire e di scegliere, così come fanno molto riflettere le loro conseguenze. Accanto alla parola deportazione, purtroppo, se ne vede spesso un’altra: genocidio.

La deportazione degli ebrei verso i lager
Genocidio e deportazione lavorano, in certi casi, come una sorta di binomio. Già a partire dalla prima guerra mondiale possiamo segnalare la deportazione e il successivo genocidio degli armeni, dove per genocidio, come ricordato dall’ONU, facciamo riferimento a “gli atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso“. In quel caso fu l’Impero Ottomano ad attivare questo meccanismo di distruzione, segnando la deportazione di più un milione di armeni e l’uccisione di una grandissima parte di loro. Purtroppo, pochi anni dopo, la Germania Nazista cominciò a procede alla stessa maniera. A partire dal 1939 cominciarono le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento, che nascono come schizzo e poi come veri e propri luoghi di tortura già nei primi giorni dell’avvento al potere di Hitler. Nei primi anni degli anni Trenta vennero eliminati i portatori di handicap e i malati mentali, per passare poi agli omosessuali e agli ebrei, oppositori politici e zingari. Nel 1942 si tenne la conferenza di Wannesee, dove le deportazioni vennero addirittura controllate, così da smistare sia nei campi già funzionanti che in quelli ancora in fase di costruzione. Gli ebrei che sarebbero morti, secondo la “Soluzione Finale” da loro immaginata, dovevano ammontare a circa 11 milioni, contando sia quelli che abitavano paesi sotto il controllo della Germania che non. Si stima che i morti nei campi di concentramento sfiorino i 12-13 milioni, che comprendono sia gli ebrei, sia tutte le altre “categorie” prima elencate e perseguitate dai nazisti. Poco si sa degli ultimi giorni di attività dei campi, poiché i Nazisti cominciarono a distruggere i registri e ove possibile i lager, così da poter cancellare ogni traccia dell’abominio commesso.
Gli ebrei deportati dal binario 21 della stazione di Milano
Tanti vagoni sono partiti dal nostro Paese per arrivare nei campi di concentramento, circa 23 treni. La gente veniva ammassata in vagoni per trasporto animali e lasciata in condizioni disumane, senza che nessuno si preoccupasse degli spazi o dell’igiene. Una sola finestra o due erano l’unico modo per respirare aria pulita e non a caso, durante il viaggio, molti di loro morivano. A non farcela erano spesso gli anziani e i bambini, coloro i quali avevano una salute cagionevole e chi non riusciva a resistere. Considerando che non vennero risparmiati nemmeno gli ammalati gravi e che venne esplicitamente chiesto che anche loro lasciassero immediatamente le abitazioni -durante le ronde eseguite dai Nazisti- si potrebbe dire che il lungo viaggio verso i campi era già un metodo di selezione.
Il binario 21 di Milano è una testimonianza più che trasparente, visto che era il binario da cui quei treni hanno cominciato il loro percorso. Si trovava sotto la stazione centrale, lontano dagli occhi di tutti e sotto un mondo che continuava a scorrere normalmente. Come riportato nell’articolo prima citato di RaiCultura: È da qui, da un binario nascosto, il binario 21, che un rappresentante della RSHA attende gli ebrei milanesi destinati al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Inizia da allora, per continuare nei mesi successivi, la deportazione degli ebrei milanesi nei campi di concentramento.