Chi è “eroe”? Scopriamo come il concetto di eroismo si è trasformato nel corso del tempo

“Eroe” è eccezione, eccezionale, eccellente. Ma anche ordinario, comune, “normale”. Cosa rende davvero eroe?

Eroe: persona di grande valore e coraggio, che si distingue in imprese particolarmente rischiose. In realtà, il dizionario non fornisce una definizione univoca di questo termine; ne esistono innumerevoli sfaccettature, quanti sono i modi di intendere e di rappresentare un “eroe”. Tanti, forse troppi: nella narrazione culturale del nostro tempo, si parla spesso di eroi, talvolta in maniera appropriata, talaltra meno.

Gli eroi dell’epica: Achille, Ulisse, Ercole, Enea

Nell’antica Grecia, il concetto di “eroe” era profondamente radicato nella cultura e nella mitologia. Gli eroi greci non erano solo guerrieri coraggiosi, ma anche figure dotate di straordinarie virtù, conferitegli da una parentela divina; molti di loro erano infatti semidei, esseri per metà dèi e per metà uomini, capaci di imprese sovrumane ma anche estremamente vulnerabili. I loro racconti erano tramandati attraverso miti e leggende, che servivano a trasmettere valori culturali e morali condivisi.

Il primo eroe di cui si porta memoria nella cultura occidentale è Achille, noto per la sua forza sovrumana e il suo coraggio sul campo di battaglia, ma anche per la sua vulnerabilità, il cui simbolo è il famoso tallone; è un personaggio emblematico per tutto ciò che il suo nome evoca, come i concetti di onore, destino e mortalità. Ulisse è un altro eroe iconico, le cui doti principali sono l’astuzia e l’intelligenza; il suo lungo e avventuroso viaggio per tornare a Itaca è un viaggio di trasformazione personale, pieno di sfide che mettono alla prova il suo ingegno e la sua resistenza. Poi c’è Ercole, celebre per le sue dodici fatiche, che simboleggiano la lotta dell’uomo contro le avversità e la ricerca della redenzione. Sul versante romano abbiamo Enea, personificazione della pietas – il senso del dovere verso gli dei, la famiglia e la patria – e capostipite del popolo romano; la sua storia enfatizza il sacrificio personale per un bene superiore e la determinazione nel perseguire il proprio destino.

Panorama sull’Antica Grecia
Fonte: wallpaperflare.com 

Eroi medievali e moderni: da Orlando a Jacopo Ortis

Gli eroi della cristianità, rappresentati in opere come la “Chanson de Roland” e la “Gerusalemme Liberata”, incarnano ideali di coraggio, fede e sacrificio per la causa cristiana, in un’epoca in cui il Cristianesimo rappresentava un collante per la nascente civiltà europea.

Orlando, protagonista della “Chanson de Roland”, è un valoroso cavaliere francese, preposto alla retroguardia dell’esercito di Carlo Magno durante la ritirata dalla guerra contro i saraceni in Spagna. Si trova ad affrontare un’enorme armata nemica e, pur essendo circondato e in inferiorità numerica, continua a combattere con grande coraggio, preferendo morire piuttosto che suonare l’olifante per chiedere aiuto. La sua vicenda è simile a quella di Goffredo di Buglione, l’eroe della “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso: è il comandante dell’armata cristiana, che combatte per conquistare Gerusalemme durante le Crociate. Le sue virtù principali sono la rettitudine, la fede e il senso di devozione verso l’esercito e verso i suoi principi religiosi.

Qualche secolo dopo, l’indagine letteraria diventa maggiormente focalizzata sull’animo umano: l’immagine imperante diventa quella dell’eroe romantico, caratterizzato da conflitti interiori e passioni profonde. Sono le caratteristiche che troviamo in Jacopo Ortis, un giovane idealista, tormentato da un profondo senso di alienazione e disillusione verso la società e il mondo circostante, ma anche da sentimenti di solitudine, passione e desiderio di libertà. Del resto, l’eroe romantico è spesso ritratto come un individuo in conflitto con le convenzioni sociali e in cerca di autenticità; la sua ribellione contro l’ordine costituito può manifestarsi in varie forme, dalla lotta contro l’ingiustizia sociale alla ricerca di un amore puro e appassionato, fino alla ricerca di un’identità personale autentica.

L’eroe moderno, fra anti-eroismo e super-eroismo

Nella modernità, l’anti-eroe è emerso come una figura letteraria e cinematografica che contrasta con l’idealizzazione tradizionale dell’umano: è caratterizzato da tratti come cinismo, fallibilità, mancanza di moralità convenzionale e spesso disillusione nei confronti della società o dei valori dominanti. Uno degli esempi più noti di anti-eroe nella letteratura moderna è Holden Caulfield, il protagonista de “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger. Holden è un adolescente alienato e cinico che disprezza la falsità delle convenzioni e l’ipocrisia del mondo degli adulti. Un altro esempio è Tyler Durden, protagonista di “Fight Club”: Tyler è un anarchico che critica il consumismo e la superficialità della società moderna, sebbene le sue azioni spesso sfocino in violenza e distruzione. Anche personaggi come Tony Soprano e Walter White possono rientrare in questa stessa categoria: entrambi sono protagonisti che si muovono in contesti desolati, impegnati in attività illegali e spesso violenti, ma allo stesso tempo suscitano simpatia ed empatia proprio per la loro “realisticità”, per la mancata trasfigurazione, che permette al pubblico di rivedersi in loro.

Loro contraltare sono i supereroi, personaggi straordinari dotati di abilità sovrumane o tecnologiche, che utilizzano per combattere il male e proteggere l’umanità. Personaggi come Superman, Batman, Wonder Woman e Spider-Man sono diventati parte integrante della pop culture, poiché simboli di forza, giustizia e coraggio, ma anche contrassegnati da un forte dualismo: essi infatti sono rappresentati sia come individui con poteri straordinari che come persone comuni con vite e relazioni complesse.

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