In pochi anni la concezione di lettura è mutata radicalmente e si è perfettamente adattata ai cambiamenti che l’era del digitale le ha imposto. Una trasformazione apparentemente impercettibile ma epocale unisce tutti noi, leggiamo in modo sempre più assiduo testi più o meno complessi su supporto digitale, dai post sui Social Network ai romanzi su Kindle. All’interno del circuito neuronale che plasma la capacità di leggere del cervello sta avvenendo una trasformazione che avrà conseguenze su tutti, nativi digitali e non.
Grazie alle numerose ricerche neuroscientifiche sappiamo che circa seimila anni fa l’alfabetizzazione impose alla nostra specie la necessità di sviluppare un nuovo circuito. Quel circuito nacque per decodificare informazioni elementari, come determinare il numero di pecore in un gregge, ma arrivò a costituire nel tempo il cervello ben più complesso che abbiamo oggi. Gli esseri umani non acquisiscono geneticamente la capacità di leggere, il circuito della lettura ha infatti bisogno di precisi stimoli ambientali per potersi sviluppare in modo efficace e tende ad adattarsi alle richieste e ai mezzi forniti da quel determinato ambiente. Se il mezzo predominante in questione è quello digitale che ci consente di aprirci ad un’enorme quantità di informazioni, di gestire più elementi contemporaneamente e favorisce processi rapidi il circuito di lettura si adeguerà ad esso. Come evidenzia la Psicologa Patricia Greenfield, ne deriva che il cervello dedicherà progressivamente meno tempo ai processi di lettura profonda come il ragionamento deduttivo o l’empatia, elementi indispensabili per apprendere a qualsiasi età. Numerosi studi dimostrano che la lettura su schermo può avere effetti preoccupanti sulla comprensione di ciò che si legge. Un esperimento effettuato in Norvegia ha provato a verificare in che modo gli studenti delle scuole superiori tendono a comprendere ed analizzare lo stesso testo letto attraverso mezzi differenti. Metà degli adolescenti doveva leggere un racconto su Kindle, l’altra metà su carta. E’ risultato che gli studenti che avevano letto il testo attraverso la versione cartacea dimostravano di averne capito meglio il contenuto ed erano in grado di rispondere adeguatamente alle domande riguardanti i dettagli e di ricostruire meglio la trama in ordine cronologico. Gli esperti di materie umanistiche sottolineano inoltre come le nuove generazioni siano caratterizzate da un’impazienza cognitiva che non permette loro di approcciarsi a testi lunghi e densi di significato, come ad esempio i grandi classici della letterature del novecento. Si evince facilmente che non è il dato in sè ad essere allarmante, ma è il processo di indebolimento d’analisi critica e di comprensione a livello individuale che mina le fondamenta del ragionamento moderno. In altre parole, nella vita non è indispensabile aver letto tutta La recherche di Proust ma essa può risultare funzionale allo sviluppo di un senso critico attivo. Può fungere da allenamento cognitivo per la comprensione di argomentazioni complesse e di testi impegnativi che affrontiamo quotidianamente, che si tratti di un contratto o di un testo universitario, di un testamento o delle domande volutamente contorte dei referendum, tutto ciò ci riguarda in prima persona.
Gli studi della cognitivista statunitense Maryanne Wolf ci dimostrano che il cervello “capace di leggere” permette lo sviluppo di alcuni processi mentali e affettivi importanti, come l’interiorizzazione delle conoscenze, il ragionamento analogico e la capacità deduttiva o ancora l’assunzione di un punto di vista diverso dal proprio, un processo essenziale all’origine dell’empatia. Molte ricerche sottolineano i rischi che tutti questi processi essenziali, legati alla “lettura profonda”, stanno correndo sotto l’egemonia della lettura su schermo. Riducendo il tempo dedicato alla lettura profonda non abbiamo più il tempo di immedesimarci nei pensieri degli altri, di coglierne la complessità percependone la bellezza ed infine non riusciamo a sviluppare pensieri nostri in merito.
La graduale atrofizzazione dell’analisi critica e dell’empatia influisce soprattutto sulla nostra capacità di agire sotto il quotidiano e costante bombardamento di informazioni. Ci induce a rifugiarci nel regno delle informazioni non controllate, quelle apparentemente sicure e che non richiedono nessuna analisi specifica, veniamo così esposti molto facilmente alle Fake news e alle strumentalizzazioni di tipo demagogico.