“Cara Giulia..”, a tutte le donne che hanno fatto la rivoluzione

Ad un anno dalla morte di Giulia Cecchettin, papà Gino ci ha raccontato di alcune delle tremila lettere che nell’ultimo anno sono arrivate a casa sua. Giulia ha fatto la rivoluzione, come tutte le sue sorelle del passato. 

L’11 Novembre 2023 Giulia Cecchettin muore e l’Italia viene scossa dal terremoto causato dalla notizia della sua scomparsa. In occasione del primo anniversario della sua morte, Gino Cecchettin ci racconta delle tante lettere che sono state indirizzate a Giulia nell’ultimo anno e delle migliaia di storie che non sono mai state raccontate. Perché le donne devono stare zitte, sia in Occidente che in Oriente.

“Cara Giulia… sapessi la Rivoluzione che hai scatenato”

Era Sabato sera 18 Novembre. Ero per strada. L’aria era fredda e la luce stava lasciando spazio alle prime ore di una sera le cui temperature non erano l’unica cosa che mi gelò il sangue nelle vene. Ero stata lontana dai social tutta la giornata, quei social delle cui pagine, negli ultimi 6 giorni, avevo febbrilmente fatto il refresh, nell’attesa, nella speranza che venisse pubblicata la notizia del ritrovamento di Giulia. Ma così non fu. Ricordo che non appena entrata a casa mamma mi disse “-Giulia è morta”. Arrabbiata e con le lacrime agli occhi le risposi che lo sapevo, e che non era giusto, non doveva andare a finire così. Scrissi immediatamente a tutte le mie amiche, a tutte le donne che nei miei 26 anni su questa terra avevano anche soltanto incrociato il mio cammino. Ero così arrabbiata. Lo eravamo tutte. I giorni a seguire furono un tumulto di notizie, casino sui social, rumore nelle scuole, nei vicoli, per le strade. Giulia era morta, ma nessuno le avrebbe permesso di morire invano. Sono tremila fino ad oggi le persone che le hanno scritto. Bambine, ragazze, donne, madri e nonne che hanno rischiato tutte di essere Giulia, o che una Giulia l’hanno conosciuta e pianta. Uomini, padri, bambini, ragazzi, adolescenti e giovani adulti, fra le lettere spedite a quella casetta di Vigonovo, non mancano quelle di uomini che non vogliono essere un altro Filippo e che vogliono insegnare ai loro figli a rispettare le donne, a saper gestire le proprie emozioni, così, forse, un giorno, alle bambine non verrà insegnato che devono costantemente guardarsi le spalle. A un anno dalla sua morte, Giulia non fa soltanto notizia, ma fa rumore, fa la rivoluzione. Lettere di donne da tutta Italia raccontano a quella dolce ragazza di Vigonovo che lei, si, proprio lei, ha salvato centinaia di donne che hanno avuto lo stesso vissuto, lo stesso fidanzato, compagno, marito, ex-marito o ex-fidanzato violento e molesto, che hanno denunciato, allontanato, mandato via e dal quale si sono salvate, perché la morte di Giulia le ha scosse. Ha fatto tremare la terra sotto i loro piedi. Sotto quelli di tutti. “Cara Giulia, vorrei che vedessi – e so che lo vedi – la rivoluzione che hai scatenato“, iniziano le lettere di tante altre donne che sono scese per strada ad urlare il tuo nome, quello di Giulia Tramontano e quello di tutte le altre donne che hanno dovuto espiare la colpa di essere nata donna. Non ladra, non santa, non puttana, non medico, non ingegnere, avvocato o insegnante, soltanto donna.

Care Qiu, Song, He, nemmeno voi siete morte invano.

E sarai, potente come un vulcano attivo.

Ognuno di noi conosce i versi di questa canzone. E ognuno di noi, donna, uomo, bambino, bambina conosce perfettamente Mulan, il cui celeberrimo film è – ed è stato – la colonna sonora della vita di ognuna e ognuno di noi. Con la storia di Mulan ci siamo cresciuti, alcuni di noi l’hanno letta, vista, ascoltata, studiata in tutte le salse. Donna e figlia coraggiosa, questa ballata dell’epoca Tang (1400 d.C. ca.), ancora infiamma i cuori del nuovo millennio. Ma mentre la storia di Mulan ci viene raccontata ancora oggi, nonostante la sua figura sia soltanto leggendaria, storie di donne come Qiu Jin, Song Qingling e He Zizhen non ci sono mai state raccontate, figuriamoci farne un cartone animato. Figlie, madri, mogli, le donne della storia cinese, al pari di quelle occidentali, hanno iniziato ad avere una voce soltanto durante il secolo scorso. Storicamente considerate come più fragili rispetto ai loro corrispettivi maschili, “l’altra metà del cielo” (così ne parlava Mao) cinese è stata costretta per tutta la sua storia a vivere una vita nel rispetto del proprio padrone. Prima suo padre, poi suo fratello, infine suo marito. Si, perché le donne cinesi andavano protette, protette così tanto da non poter nemmeno uscire a prendere una boccata d’aria in giardino. Relegate nella parte interna della casa, le più fortunate di queste passavano le giornate a leggere, istruirsi, arrabbiarsi e infervorarsi, le altre passavano le giornate a fare da serve a uomini che si ricordavano di loro soltanto per un erede maschio. Chi l’avrebbe mai detto che dopo millenni di soprusi e piedi fasciati queste, poi, si sarebbero ribellate?

Accostata a figure come quella di Giuditta e Mulan, Qiu Jin, la Giovanna D’Arco cinese, ha dato filo da torcere ad uomini impegnati a rimettere insieme i cocci di una società cinese già spaccata dalle mille altre rivoluzioni sociali che si sono susseguite durante il secolo scorso. “Pecora nera” di una famiglia particolarmente tradizionalista, Qiu Jin fondò il giornale “La spada cinese” nel quale promulgava, in versi, l’eguaglianza di genere e la caduta del governo Qing. Sposata con un uomo particolarmente tradizionalista, divenne preside di una scuola femminile a Shaoxing, che usò come base per addestrare le sue giovani allieve agli ideali della rivoluzione femminista. Torturata e giustiziata il 15 Luglio 1907, durante il processo si rifiutò di fare i nomi delle sue compagne. Qiu si sarebbe salvata, ma non poteva tradire le sue sorelle. Il suo sacrificio l’ha resa un’eroina e, ancora oggi, il volto simbolo delle lotte per l’uguaglianza di genere in Cina.

Nata, invece, in una delle famiglie più influenti della Cina moderna, Song Qingling è stata madre, ma non nel senso convenziale del termine. Song è stata la Madre della Cina moderna e la prima donna della Cina repubbicana a ricoprire un ruolo istituzionale. Sposata con Sun Yatsen, il padre della Cina moderna, fu una figura chiave nella continuazione dell’eredità politica di lui e, perciò, nominata Vicepresidente della Repubblica Cinese, ruolo attraverso il quale, potè meglio dare voce alle lotte per i diritti delle donne e dei bambini, per i quali migliorò l’istruzione pubblica. Ancora oggi venerata come simbolo di integrità morale, Song Qingling è stata una donna che ha meritato il rispetto sia del Guomingdang che del Partito Comunista Cinese.

In ultimo, ma non per importanza, He Zizhen, la combattente (non) dimenticata. Prima moglie di Mao, He lavorò con fervore alla grande causa della Rivoluzione, della quale ne fu un’eroina. Questa, infatti, partecipò alla Lunga Marcia, un’epica traversata di novemila km con la quale il PCC riuscì ad accerchiare il Guomingdang e a vincere la guerra civile. Infermiera, combattente, madre, He perse un figlio durante la Marcia, sacrificio che assurse soltanto a simbolo della durezza della guerra. Lasciata da Mao per un’altra donna, ad oggi si racconta di He come della combattente dimenticata poiché la sua figura è stata spesso oscurata dalla storiografia ufficiale. Nonostante ciò, le donne orientali non si sono mai dimenticate di lei, simbolo del sacrificio delle donne nella Rivoluzione, che, troppo spesso, sono state dimenticate o marginalizzate nel confronto con i leader maschili.

Si vedrà la donna che (non) sei tu

Le storie di Giulia, Qiu, Song, He e di tutte le altre centinaia di migliaia di donne della storia dell’umanità, hanno tutte qualcosa in comune. E non è il sesso biologico, né la morte, ma la risonanza. Il fuoco. La speranza che queste hanno acceso. E non importa di che rivoluzione si tratti, se una più silenziosa o rumorosa,  strettamente politica o profondamente sociale. Queste donne, come tutte le altre che si sono avvicendate nei secoli, sono state donne che qualcuno ha silenziato, relegato, segregato, tolto dalla faccia della terra, ma non cancellato. Il loro segno resta indelebile, la loro storia viva, brillante, fuoco ardente di una rivoluzione sociale per le quali sono morte, o la cui morte ha dato inizio, nel segno di un presente – e di un futuro – che non permetterà che il loro sacrificio sia stato vano.

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