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Bravi tutti voi! Levante e Dante contro i giudizi dei saccenti

Il giudizio di chi crede di sapere più degli altri, analizzato da Dante e protagonista del singolo di Levante.

Claudia Lagona, in arte Levante.

 

Manca sempre meno all’uscita del suo album Magmamemoria, e Levante ha pubblicato un nuovo singolo. Dopo il successo di Andrà tutto bene e di Lo stretto necessario, arriva Bravi tutti voi, brano che fa riflettere non meno degli altri.

Bravi tutti voi, il quadro di una società che giudica eccessivamente

Bravi tutti voi!

Numeri uno in tutti i campi
Menti leggendarie e miniere di diamanti

Protagonista della canzone è il giudizio. Levante delinea il quadro di una società che osserva poco e giudica tanto. Una società di uomini che si credono eccellenti in ogni campo e che dispensano opinioni e consigli errati e spesso non richiesti. “C’è confusione dentro alle città, cerco persone e trovo macchine!” Nel ritornello l’artista si rivolge a chi crede sempre di sapere cosa è giusto: elenca alcuni appellativi lusinghieri per rivolgersi, in tono satirico, a saccenti e a presuntuosi. (“Mostrami la luce che non ho!”) Dietro la denuncia di queste menti leggendarie, messe in ridicolo mediante una falsa esaltazione, si legge un inno all’autostima e alla mancata fiducia nei giudizi inappropriati.

Bravi bravi bravi voi (yeah)
Bravi bravi bravi tutti voi
Ce lo dirà il tempo che questo non è oro
Ma luccica lo stesso
Bravi bravi bravi voi (yeah)
Bravi bravi bravi tutti voi
Ce lo dirà il tempo
Che il grande smarrimento è stato rimanere fermo
Genio, Guru, Mito, Faro, Ispiratore o Divinità
Mostrami mostrami la luce che non ho!
Santo, Eroe, Campione,
Paladino o Vostra Maestà
Mostrami mostrami la luce che non ho!

L’immagine è quella di una società fatta di saccenti che giudicano eccessivamente e di approssimatori che appaiono troppo superficiali. Ancora una volta Levante riesce a colpire gli ascoltatori con la sua musica, fatta non solo di voce e di strumenti, ma anche di testi che fanno riflettere su argomenti quanto mai attuali.

Le cerimonie alla banalità, se sei mediocre c’è un lavoro per te […] Vacillano i ricordi e scrosciano gli applausi. […] L’educazione alla loquacità, parlare tanto senza dire niente, magie di comunicazione, fingersi migliori […] I tempi in cui conta la quantità, i ritmi ai quali non so stare al passo. La descrizione del paesaggio: l’invasione di approssimatori ha ormai preso coraggio. Bravi, bravi, bravi voi! […]”

Dal videoclip ufficiale di “Bravi tutti voi”.

I presuntuosi: da Levante a Dante

Tra le fonti letterarie che parlano di presunzione è notevole l’opera di Dante, figura emblematica della letteratura italiana e scrittore che più volte ha trattato questa tematica.

Nel capitolo XV del quarto trattato del Convivio, saggio di natura filosofico-divulgativa rimasto incompiuto, Dante individua tre orribili infermitadi della mente umana.

La prima è quella che caratterizza i saccenti: “L’una […] chè sono molti tanto presuntuosi, che si credono tutto sapere, e per questo le non certe cose affermano per certe[…]”.

La seconda è l’ostinazione di chi crede che sia inutile seguire precetti e ascoltare insegnamenti altrui: “L’altra è […]  chè sono molti tanto vilmente ostinati, che non possono credere che nè per loro nè per altrui si possano le cose sapere; e questi cotali mai per loro non cercano nè ragionano, mai quello che altri dice non curano[…]”.

La terza è quella di coloro che, quasi per principio personale, si oppongono a ogni dottrina e convenzione, e fanno affidamento solo alla propria immaginazione, che li porta senza alcun ragionamento a conclusioni diverse e sconnesse: “La terza è […] chè sono molti di sì lieve fantasia che in tutte le loro ragioni transvanno […] e di quella conclusione vanno transvolando ne l’altra […] e nulla cosa veramente veggiono vera nel loro imaginare […]”.

Presunzione e ipocrisia, dall’epoca di Dante alla nostra

In “Bravi tutti voi” la presunzione che condanna Levante è quella della società odierna. Non è consolatorio pensare che tale difetto caratterizzava alcuni uomini anche al tempo di Dante, che descrive saccenti e presuntuosi come gente affetta da insanità mentale. Lo stesso autore, nella cantica dell’Inferno della sua Commedia, condanna gli ipocriti immaginandoli come anime rivestite da manti esternamente in oro ed internamente in piombo. Riesce così a mettere in evidenza il contrasto e l’inconsistenza che caratterizza la loro condizione: di apparenza aurea, ma di animo plumbeo.

Che si tratti del punto di vista di Dante o dello sguardo di Levante sulla società contemporanea, è quanto mai adatta una tra le più note citazioni di Luigi Pirandello:

non c’è più pazzo al mondo, di chi crede di aver ragione!

 

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