Si è tenuto anche quest’anno il Book Pride Milano, nei giorni 21-22-23 marzo, tra autori, editori e addetti ai lavori.

Ormai da diversi anni, il Book Pride rappresenta la fiera dell’editoria indipendente. Si tratta di uno spazio in cui case editrici minori possono far valere le proprie opere, con eventi dedicati al mondo dell’editoria in tutte le sue sfaccettature. Non si tratta semplicemente di uno spazio commerciale, ma proprio di un momento al di fuori dal mondo mainstream, dove la cultura, in maniera più democratica possibile, può penetrare all’interno di un mercato a volte troppo saturo di dettami. Ogni anno la partecipazione diventa sempre più attiva anche da parte di alcuni autori, che con la loro fama diventano il simbolo della propria casa editrice.
Il mercato indipendente
In una situazione commerciale come quella odierna, dove soprattutto il mondo della cultura non riesce a trovare lo spazio che aveva nel secolo scorso, diventare una casa editrice indipendente sembra una cosa molto rischiosa. Eppure, ci sono molti nomi che riescono in qualche modo a entrare nella mente dei lettori, per una ragione o per l’altra. Molte volte si trattano di metodi innovativi. Per esempio, Bookabook è una casa editrice che fa del crowdfunding il suo core business, stravolgendo quello che solitamente sono le regole della valutazione e promozione del libro. Altre case editrici puntano molto sulla grafica delle proprie copertine, cercando qualcosa di molto articolato o semplificandolo al massimo. Altre ancora, puntano solo su un tipo di pubblicazione, come Accento (reso ancora più noto per la presenza di Alessandro Cattelan.

L’impronta dell’autore
Non è raro che gli autori si identifichino con la propria casa editrice. Si tratta forse di una questione di gratitudine o di lunghezze d’onda allineate. Ad ogni modo, gli autori, scrittori o fumettisti che siano, diventano a volte il simbolo della propria casa editrice, per volontà propria o del pubblico. Nel caso dell’editoria indipendente, questo aspetto diventa ancora più di rilievo. Un forte esempio è Niccolò Targhetta, diventato simbolo, in questa edizione del Book Pride, della casa editrice Becco Giallo. Inizialmente, la casa editrice pubblicava solo fumettistica, ma con l’inserimento di Targhetta, ha iniziato a pubblicare dialoghi e racconti.
Non si tratta di una cosa nuova. Già in passato, l’influenza di alcuni autori, oggi molto noti, aveva influito su quella che era la linea editoriale. Meglio ancora, alcune collane che oggi sono ben note, non sarebbero nate se non per l’intervento di alcuni autori.

Da autore a editore
Cesare Pavese, Italo Calvino, Alberto Moravia, Dino Buzzati e Pier Paolo Pasolini sono solo alcuni nomi di autori che hanno segnato profondamente la letteratura italiana del Novecento. Essi sono legati in modo indissolubile alle loro case editrici di riferimento.
Pavese è stato anche un fondamentale editor per Einaudi, contribuendo a definire la linea editoriale della casa e portando alla pubblicazione di autori chiave del Neorealismo. Allo stesso modo, anche Calvino è strettamente legato a Einaudi. Grazie alla sua evoluzione costante, passando dal realismo al fantastico, ha dato alla casa editrice una dimensione innovativa e internazionale, soprattutto sul piano del dibattito pubblico. Senza Pavese, che coinvolse Calvino nei piani editoriali di Einaudi, non esisterebbero alcune collane, come “I Gettoni”. Questa collana, curata da Calvino stesso, dava spazio ad autori emergenti.
In altri contesti troviamo Moravia, pubblicato da Mondadori. Egli ha ridefinito il romanzo borghese, facendo della casa editrice il punto di riferimento della letteratura impegnata e più mainstream. Questi autori, così come altri, non solo hanno trovato nelle loro case editrici un trampolino di lancio, ma hanno contribuito a definirne l’identità culturale. Hanno partecipato, quindi, al lancio di queste case editrici come le più importanti del secolo scorso.