Il Superuovo

Battiato e il suo “centro di gravità permanente” mostrano le relazioni sino-romane

Battiato e il suo “centro di gravità permanente” mostrano le relazioni sino-romane

L’istinto primordiale dell’uomo nella società è quello di relazionarsi e condividere esperienze

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Ad oggi il fenomeno risaputo essere il leader dei cambiamenti è la globalizzazione, vale a dire, il processo di unificazione dei mercati globali, consumi, modi di fare e di pensare. Grazie alle nuove tecnologie e le sempre più veloci reti ferroviarie, il mondo, dopo essere stato diviso per tanti anni, è tornato alla sua odierna Pangea. Trovarsi oggi in questa situazione è del tutto normale, ma lo era anche per i nostri antenati? O forse per arrivare a queste connessioni sono passati secoli?! Ce lo spiega la storia

MARCO AURELIO E L’IMPERO CINESE

Il primo italiano ricordato come il primo uomo ad aver viaggiato in Asia è Marco Polo. In particolare, da bravo mercante Veneziano, si recò in Cina durante la dinastia Yuan per conoscere e apprendere il funzionamento degli scambi commerciali. Il suo viaggio è testimoniato nel libro “Il Milione. Poco conosciuto è, però, chi arrivò prima di lui. Già prima un frate di nome Giovanni da Pian del Carpine, sempre durante la dinastia Yuan, si era recato qui, per ordine del Papa Vincenzo IV, per portare 2 bolle papali all’imperatore. Scrisse anche lui un libro, intitolato Historia Mongolarum. Dopodiché venne il famoso Matteo Ricci, noto per essere stato il primo italiano ad aver portato il cristianesimo in Cina; visse e morì a Pechino. In quanto molto rispettato, egli fu battezzato con il titolo di “grande studioso confuciano dell’occidente”.

I primi contatti, però, si presume siano avvenuti molto prima. Si pensa che le relazioni diplomatiche con la Cina iniziarono già con Marco Aurelio nel II a.C. Durante la dinastia Han l’ambasciatore ZhāngQián 张骞, precisamente nel 130 a.C., fu inviato insieme alle sue spedizioni militari verso l’Asia Centrale. Lo scopo principale era quello di esplorare i paesi fuori dalla Cina. Egli andò verso ovest, arrivando quasi fino alle porte di Roma. In quel momento il prodotto famoso era la seta, per questo motivo la via in cui fece il viaggio prendeva il nome di “Via della seta”. Il primo grande passo nell’apertura della Via della seta lo fece poi Alessandro Magno. Senza andare troppo avanti, notiamo come in questo periodo i contatti e gli scambi furono fondamentali per il commercio di allora. Alla base di tutto ciò c’erano forti interessi economici: l’imperatore cinese era interessato allo sviluppo delle relazioni commerciali con le sofisticate civiltà urbane e presto si sviluppò un intenso commercio con l’Impero Romano. Il prodotto più richiesto, inutile dirlo, era la seta; questo perché nessuno, oltre ai cinesi stessi, sapeva produrla. Ciò che distrusse il sogno di queste relazioni diplomatiche fu la distanza. Una eventuale corrispondenza tra le due superpotenze avrebbe potuto sconvolgere completamente gli equilibri geopolitici mondiali.

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L’UNIVERSO DI BATTIATO: COSA CI HA INSEGNATO IL MAESTRO

Da persona attenta Battiato si è sempre posto l’obiettivo di conoscere nuovi mondi per comprendere gli altri ma anche sé stesso. Come spesso abbiamo sentito nelle sue canzoni, anche se non esplicitamente, il maestro ha sempre cercato di scoprire cose a noi poco note. Non a caso il concetto di morte e di aldilà è ricorrente nei suoi brani, ma ciò che ci lascia stupiti e quanto l’artista fosse innamorato di culture molto lontane dalla nostra. Non solo il misticismo ha caratterizzato le sue canzoni. Si può ostentare a dire che Battiato fosse è un’artista completo, in quanto ha parlato sia di cose materiali che di cose spirituali. Tra le sue più celebri canzoni ricordiamo “la cura” che, di fatto, esprime la consapevolezza di essere al mondo e racconta la bellezza della creatura umana:

Ti salverò da ogni malinconia
Perché sei un essere speciale
Ed io avrò cura di te

 Ma che Battiato fosse attaccato particolarmente al mondo orientale è meno noto al suo pubblico. Questo perché il pubblico, eccetto forse gli appassionati, non sempre comprendeva il brano della canzone, poiché implicito. La maggior parte dei cantanti scrive e canta brani ricchi di metafore e significati nascosti, ma Battiato esagera nel farlo. Se non si conoscono approfonditamente tutti i suoi riferimenti è difficile comprendere appieno una sua canzone. Un brano, non uno dei più famosi, parla solo ed essenzialmente della Cina. Il testo della canzone “le aquile non volano a stormi” non è altro che la traduzione italiana di una poesia cinese. Il punto di svolta è però la canzone “centro di gravità permanente”. La canzone, forse la più famosa, vieni riprodotta in radio continuamente, ma il significato lo conosciamo tutti? C’è un verso che parla in particolare dei viaggiatori occidentali che arrivano in Cina, tra cui Matteo Ricci:

Gesuiti euclidei
Vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori
Della dinastia dei Ming

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Non solo la Cina, ma anche le danze arabe sono ricorrenti nelle melodie.

IL CENTRO DI GRAVITÀ COME UN POSTO SICURO

Battiato, oltre ad essere un grande compositore, è anche un grande studioso. È grazie ai suoi studi che alcune citazioni sono state inserite. Un punto di vista ricorrente è il misticismo, cioè la necessità di incontrare l’altro. Il centro di gravità permanente è una canzone che fa riferimento al senso di smarrimento ed il testo è basato, per lo più, su immagini casuali. Il “centro di gravità”, forse, è il suo desiderio di conoscere tutto del mondo, per non dover più dubitare su niente.

 

 

 

 

 

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