In psicologia l’autostima è la valutazione che una persona fa di sé stessa, basandosi principalmente su un confronto tra come si vorrebbe essere e come realmente si è. Più grande è il divario tra il proprio sé ideale e la realtà, più aumenta l’insicurezza dell’individuo, che si percepisce inadeguato. La carenza di autostima non si limita ad angosciare chi ne soffre ma influenza in modo sottile tutti i suoi rapporti interpersonali e le sue relazioni.
Quando e come si crea l’autostima?
Nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, un individuo struttura la sua autostima grazie alle informazioni raccolte in sei aree principali strettamente interconnesse. L’area interpersonale è quella che porta a valutare le amicizie e l’integrazione nella società, quindi una persona la cui autostima è carente in questo ambito si sentirà isolata o esclusa dalla società. Una bassa autostima inerente il controllo dell’ambiente porta l’individuo ad avere paura di esprimere la propria opinione ed essere giudicato negativamente. In ambito emotivo può portare a sentirsi incapaci di gestire le proprie emozioni e capire quelle degli altri. A scuola l’individuo può ritenersi incapace, lento di comprendonio e privo di abilità utili allo studio, mentre in famiglia può pensare di avere genitori inadatti e di non essere capito appieno da loro. Infine, una bassa autostima legata all’aspetto fisico porterà la persona a sentirsi brutta e poco a suo agio col proprio corpo, motivo per cui non troverà piacevole svolgere attività fisiche o mettersi in mostra fisicamente in qualsivoglia modo.

L’atteggiamento di genitori e insegnanti influenza considerevolmente la mente del bambino e la creazione della sua autostima: le critiche eccessive, i rimproveri continui, il paragone con fratelli più grandi e la mancanza di dimostrazioni d’affetto possono rendere il bambino insicuro di sé e delle sue capacità, rendendogli più traumatico il passaggio tra infanzia e adolescenza, in cui vedrà il suo corpo trasformarsi e rischierà di non essere in grado di affrontare in modo positivo i cambiamenti, sentendosi brutto ed escludendosi volontariamente dal gruppo per evitare critiche e dispiaceri.
Una volta cresciuto, l’autostima dell’individuo continua a evolversi a causa delle sue esperienze di vita: qualcuno che ha un lavoro precario, guadagna poco e non può permettersi ciò che vuole si sentirà in svantaggio rispetto ad una persona con un buon lavoro e un posto fisso. Chi è stato tradito dal suo partner svilupperà una bassa autostima dovuta all’essersi sentito la seconda scelta. Una persona che ha subito violenze o abusi potrà sentirsi incapace e inadeguato per non essersi riuscito a difendere, perdendo conseguenzialmente fiducia nel prossimo e in sé stesso.
Come ci influenza tutto questo nella vita quotidiana?
Indubbiamente la bassa autostima influenza principalmente l’ambito sentimentale: chi ne soffre difficilmente riesce infatti ad impegnarsi. Uno studio effettuato negli Stati Uniti sui giovani tra i 18 ed i 25 anni sembra dimostrare che esiste un collegamento tra bassa autostima e rapporti occasionali. Questo fenomeno sembra essere spiegabile psicologicamente con la necessità di un soggetto particolarmente insicuro di ricevere spesso conferme riguardo le proprie capacità e il proprio aspetto fisico, bisogno che una persona sicura di sé sente in modo meno pressante. Oltretutto chi ha una bassa autostima si valuta in modo fortemente negativo, sentendosi indegno dell’amore di qualcuno e respingendo l’idea di una relazione, convinto di non meritarsela e di non avere il diritto di infliggere la sua presenza al suo partner, a suo avviso di molto migliore di lui.
A letto, l’insicurezza può portare a sviluppare una forte ansia da prestazione, sopratutto quando ci si trova ad interagire con un nuovo partner. Uomini e donne gestiscono in modo diverso l’ansia: per le donne essa è strettamente collegata al loro aspetto fisico, alla paura di non risultare sufficientemente attraenti. L’uomo invece teme il confronto con partner precedenti, ha paura di essere giudicato e per questo cerca inconsciamente una donna non troppo esperta, in modo che lei non possa giudicarlo e farlo sentire inferiore.
Se poi la persona con una bassa autostima dovesse riuscire a intraprendere una relazione, si svilupperebbero altri meccanismi più complessi. Un partner poco sicuro di sé tenderebbe ad essere più geloso e possessivo, convinto di non essere all’altezza del compagno, cercherebbe in tutti i modi di mantenerne le attenzioni, vedendo un possibile rivale in ogni amico e in ogni esponente del sesso opposto (comportamento che avvicina la fine della relazione).

Nelle amicizie, l’individuo insicuro è convinto di vivere perennemente ai margini del suo gruppo, si sente la ruota di scorta, un elemento non indispensabile e sostituibile. Si lascia destabilizzare da ogni evento in cui non è completamente coinvolto. Tratta i suoi amici con un attaccamento quasi ossessivo, che, come per le relazioni, può portarli a stancarsi velocemente di lui.
In alcuni casi la mancanza di autostima può portare a veri e propri disturbi.
I disturbi dovuti alla bassa autostima
Chi si sente inadeguato può sviluppare varie problematiche. La prima e più evidente è il Perfezionismo clinico, la ricerca continua di modi per migliorarsi e raggiungere quel sé ideale che tanto si desidera. A prima vista potrebbe sembrare un comportamento positivo, in realtà però la sua natura ossessiva lo rende pericoloso e totalizzante per chi ne resta vittima, smettendo di essere in grado di pensare ad altro. Da questo disturbo ne scaturiscono altri, come ansia, depressione, anoressia e bulimia.

Il sé ideale immaginato dal perfezionista si concentra solitamente solo su un ambito della vita dell’individuo (studio, lavoro, aspetto fisico…), che è quello che influenza principalmente l’autostima del soggetto. Quello che chi resta coinvolto in tali meccanismi psicologici non riesce a capire è che, indipendentemente dalle abilità e capacità personali, è impossibile mantenere perennemente un rendimento perfetto in un ambito della propria vita, motivo per cui per chi ha un interesse e una visione limitata di sé è più facile incappare in questo tipo di disturbi.
Il perfezionista si impone regole rigidissime, convinto che solo fare le cose in modo perfetto lo porterà ad essere felice e a ricevere l’approvazione che spesso cerca. Le sue regole lo portano inevitabilmente a soffrire, non solo psicologicamente ma anche fisicamente: l’ansia e lo stress possono portare a mancanze di sonno, oltre a vari problemi fisici. Tristemente, le sue difficoltà a perfezionarsi lo rendono ancora più convinto della necessità di cambiare, intrappolandolo in un circolo vizioso difficile da rompere.
Indipendentemente dalla gravità del disturbo di cui si soffre e dalle difficoltà ad accettarsi, una cosa è certa: in un mondo sempre più globalizzato, in cui internet e la televisione impongono degli standard elevati a cui adeguarsi, ognuno di noi dovrebbe essere in grado di distaccarsi da questi preconcetti e imparare ad amare sé stesso, migliorandosi non in modo ossessivo, ma con la pacata consapevolezza di farlo per sé, non per paura di un giudizio esterno.
Sara Giannone