Auguri Papà! Terenzio nelle sue commedie illustra il rapporto tra padre e figlio

Da poco si è celebrata la ricorrenza per la festa del papà. Il rapporto tra padre e figlio ha ispirato la letteratura per secoli: analisi sulla poetica di Terenzio, con  focus sul suo ‘Heautontimorumenos’

Il 19 Marzo è la giornata dedicata alla festa del papà, e anche quest’anno non sono mancate foto-ricordo, dediche, torte e cene speciali, nonostante l’emergenza che ci costringe a casa. Tanti sono i post che hanno riempito le bacheche dei vari social, facendo luce sulla varietà di rapporti che possono instaurarsi tra padri e figli; questo topos, però, è molto diffuso nella letteratura, contemporanea e classica: diamo allora un’occhiata alla terza commedia di Terenzio, l’ Heautontimorumenos, ‘Il punitore di se stesso’.

La festa del papà

La festa del papà, è una ricorrenza presente in diverse aree del mondo, durante cui si celebra la figura del padre, in connessione all’importanza della paternità, e della sua influenza a livello sociale. La festività cade in diversi periodi dell’anno, a seconda dei differenti paesi:in Thailandia, per esempio, ricorre il 5 Dicembre, in Serbia l’8 Gennaio, in Guatemala il 17 Giugno e ancora in Nepal il 23 di Agosto. Questa nasce nei primi decenni del XX secolo, ma sarà da tenere a mente già  il 1817, quando la Chiesa Cattolica proclama San Giuseppe protettore della famiglia e patrono della Chiesa Universale: il giorno a lui dedicato è il 19 Marzo, motivo per cui in Italia la festa del papà si celebra proprio in questa data. Cravatte, foto, dediche, pensieri, video di quando si era bambini, lettere…questi giorni il web è stato riempito di frasi e ricordi dolci, per fare i migliori auguri al proprio papà; non sono mancate, naturalmente, anche critiche e frecciatine segnate dal rancore e dalla diffidenza perché, nonostante il senso di responsabilità, non sempre un padre è presente, e una giornata come questa, non fa altro che riaprire certe cicatrici. Quest’anno poi, è ancora più particolare, con il decreto che ci costringe tutti a casa con la quarantena: non tutti hanno avuto la possibilità di festeggiare con il padre fisicamente presente, ma si sono dovuti accontentare di una telefonata o, nel migliore dei casi, di una video-chiamata.

Publio Terenzio Afro

Publio Terenzio Afro fu un famoso e assai amato commediografo di età tardo-repubblicana, originario di Cartagine, deportato a Roma come schiavo al seguito del senatore Terenzio Lucano, il quale poi lo affrancò per la sua intelligenza e la sua ‘bellezza’. Ci restano di lui sei opere, improntate sul modello greco della Nèa, tipo di commedia il cui massimo esponente fu Menandro. I suoi testi sono caratterizzati dall’Humanitas, intesa come un procedimento tramite cui Terenzio si impegnò a mettere al centro l’interesse per la condizione umana, caratterizzando, tramite monologhi ‘patetici’, la psicologia dei suoi personaggi, spesso con un sentimento di sympathia ed immedesimazione nei confronti di questi. Tre sono le commedie in cui il rapporto tra padri e figli è centrale, vale a dire: Andria, Heautontimorumenos, Adelphoe. Il rapporto conflittuale tra padri e figli è, per l’appunto, un topos piuttosto diffuso nel teatro: la trascrizione in chiave comica dello scontro generazionale si esplicita per lo più nella contrapposizione di due caratteri fortemente polarizzati e stereotipati. Questa sorta di incomunicabilità non si risolve solo mettendo in scena padre e figlio, ma spesso i personaggi sono due padri che non condividono il medesimo sistema educativo.

Heautontimorumenos

L’Heautontimorumenos o ‘punitore di se stesso’, è la terza commedia di Terenzio, portate in scena nel 163 a.C., la quale mette in luce il rapporto conflittuale tra padre e figlio. Il senes della situazione, sentendosi in colpa per aver impedito il matrimonio del figlio con la ragazza che questi amava, si condanna ad una vita di fatica e privazione, traslitterando sul piano della sofferenza fisica il dispiacere che prova nell’animo. La figura del pater familias è di grande importanza nel mondo romano: egli è colui che amministra i possedimenti, che decide la sorte dei familiari, che prende le decisioni più importanti, esercitando addirittura il diritto di vita o di morte su chi gli sottosta. Si tratta dell’unica persona in qualche modo al pari, se non al di sopra, dello stato: sono infatti i censori gli unici magistrati che possono esercitare il loro imperium per giudicare il suo operato. “Tu non gli hai mai dimostrato quanto ci tenevi a lui, né lui ha osato aprirsi con te, come si deve fare con un padre. Se lo aveste fatto, tutto questo non sarebbe successo”. Questa è la critica mossa da Cremete, padre ‘progressista’, a Menedemo, uomo ‘conservatore’ e burbero: Terenzio mostra allora come il parlare, il confrontarsi, sia il modo migliore per risolvere ogni situazione, per capire i sentimenti dell’altro. Ci viene proposto un nuovo modello di famiglia, uno in cui il padre-padrone non è più contemplato e, quasi, approvato: il futuro sta nel confronto e non nello scontro, nella disponibilità ad aprirsi all’altro. E allora, quale ricorrenza migliore per riflettere su un rapporto così complesso e articolato, se non proprio la festa di San Giuseppe? Sarà opportuno tenere a mente che questa è la giornata dedicata non ai padri ma, per l’appunto, ai papà.

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