Il Superuovo

Attenzione ai sentimenti, sono più delicati delle uova: Tolstoj li racconta, Woody Allen li spiega

Attenzione ai sentimenti, sono più delicati delle uova: Tolstoj li racconta, Woody Allen li spiega

Attenzione ai sentimenti carissimi lettori, sono più delicati delle uova e dovete sapere che la gallina si è sempre astenuta dal fare l’uovo dell’eternità. Anna Karenina docet, da lei possiamo imparare che non sempre una storia d’amore finisce con un “E vissero felici e contenti” anzi.. Dobbiamo arrivare alla consapevolezza che non tutti siamo fatti per stare insieme e che una storia d’amore è come una frittata, il più delle volte, quando la giri, finisce per rompersi a metà.

Attenzione ai sentimenti

Solitamente dopo una delusione d’amore in molti fanno ricorso ai consigli di donne o uomini altrettanto sfortunati per potersi sentire più compresi e meno soli nel dolore. Vorremo avere il numero di Bridjet Jones per poterla chiamare nel cuore della notte in cerca di conforto, immaginandola comodamente (e sgraziatamente) seduta nel divano con in mano la cornetta del telefono e nell’altra un calice di vino, mentre inveisce contro gli uomini e ci regala perle di saggezza. Ma non dovrebbe essere sempre così. O meglio, chi ha ancora dell’amor proprio, quel minimo di cultura e ancora un briciolo di intelligenza, sa, in cuor suo, che la risposta alle nostre domande possiamo trovarla per lo più nei classici o in qualche film di Woody Allen che rappresenta la realtà, nuda e cruda, per quella che è.

 

L’errore di amare ciecamente ci fa incorrere nella la sindrome di Anna Karenina.

Così cerchiamo una risposta in merito alla nostra sofferenza, ma trovarla, non significa sempre ottenere una soluzione, non esistono trucchi o escamotage per uscire indenni da una storia d’amore andata a finire male, ma se riusciamo a capire che il problema non è nel comprendere come affrontare la fine di una relazione, ma con quale mentalità iniziarla, saremmo tutti molto più sereni e felici.. Va bene.. Solo più sereni.. Sicuramente è già un buon punto di partenza. Che dite?

Il primo consiglio è quello di alzarvi dal letto e Covid permettendo fare un salto nella libreria più vicina. Le scelte sono tante, ma tra gli scaffali non può non caderci l’occhio sull’intramontabile classico Anna Karenina di Tolstoj. L’acquisto del libro è un vero e proprio investimento in termini di sentimenti e cultura, ammesso che non l’abbiate già nella vostra libreria.

Anna Karenina è un romanzo che racconta l’amore sotto tanti punti di vista diversi: tra moglie e marito, tra amanti, tra madre e figli; ma sopratutto ci parla di un egoismo personale che non conduce da nessuna parte e porta con sé solo sofferenza, solitudine e distruzione.

Dal romanzo impariamo che purtroppo, prima o poi, tutti ci accorgiamo di soffrire della sindrome di Anna Karenina in cui si è vittime di un amore appassionato che distrugge. Bisognerebbe prestare attenzione ai propri sentimenti, amare con gli occhi aperti, con il cuore aperto, amare in modo consapevole. Non soffermarsi tanto sulla fatidica domanda «L’amore vero esiste?» Forse si, forse no, sicuramente l’amore, quello vero,  non è ossessione. L’amore vero è una felicità quotidiana dove entrambe le persone coinvolte nella relazione sanno risolvere i loro problemi. Nelle relazioni sane ci si ascolta reciprocamente, si rispettano gli impegni, non c’è diffidenza o manipolazione e nemmeno gelosia.

Chi soffre di questa sindrome, come la protagonista, è capace di tutto pur di essere accanto a chi ama. Abbiamo molti esempi nel cinema di questo tipo di mancanza di controllo senza passione , come nel caso della Sirenetta di Disney, che perde la sua condizione di sirena, abbandona la sua famiglia, il suo ambiente, dà persino la sua voce finché è accanto alla persona amata idealizzata.

Ricordate, la sindrome di Anna Karenina è più comune di quel che si pensa.  Quindi attenzione ai sentimenti, amate con intensità, amate con passione, ma mai, MAI, ciecamente.

scrivere

A chi ha il cuore d’un altra epoca e lega lettere per annodare pensieri

Citando Jorge Luis Borges scrivere non è niente più di un sogno che porta consiglio e allora perché ogni tanto non proviamo a dare sfogo alle nostre emozioni scrivendo lettere in cui annodiamo pensieri e frustrazioni per poi strapparle, buttarle e perché no, bruciarle? In questo modo evitiamo di scrivere messaggi compromettenti ad amici, familiari e peggio ancora ex in questione. Quel che desideriamo e proviamo, quali sono i nostri bisogni, cosa cerchiamo e pretendiamo da noi stessi e dagli altri, è scritto lì, nero su bianco, davanti a noi. Anche Toni Morrison diceva che se c’è un libro che vuoi leggere, ma non è stato ancora scritto, allora devi scriverlo. La letteratura ci regala opere epistolari degne di nota, poeti che hanno trasformato il loro dolore in vere e proprie opere d’arte lette e rilette, che hanno dato modo al lettore di confrontarsi con le sensazioni di frustrazione, rabbia, paura, malinconia che tutti proviamo dopo la fine di una storia d’amore.

I dolori del giovane Werther di Goethe, Le Relazioni Pericolose di De Laclos, La signora di Wildfell Hall di Anne Bronte o ancora, Lady Susan di Jane Austen, in questi romanzi le protagoniste assolute sono le lettere, cariche d’amore, di speranza, di emozioni e sensazioni.

Il romanzo epistolare moderno esiste davvero? Ebbene si e per una lettura leggera ma non banale suggeriamo Ps I Love You, di Cecilia Ahern. Nel libro facciamo la conoscenza di Holly, la protagonista, questa capirà che la perdita della persona amata non deve impedirle di vivere, che può proseguire la sua vita portando per sempre il suo grande amore nel cuore, senza perdere di vista se stessa. E per quanto riguarda i film? Vi consigliamo Scrivimi Ancora, tratto dal romanzo Ps I love you della Ahern, in cui vediamo come protagonista la scrittura che viaggia nello spazio e nel tempo, Scrivimi Ancora è un vero e proprio mix tra una commedia sentimentale e un racconto epistolare. Si, è vero, questa storia ha un lieto fine, ma ci fa capire l”importanza di prestare attenzione ai nostri sentimenti e ci ricorda che il più delle volte scrivere ciò che pensiamo e proviamo, al di là di ogni epoca e situazione, è una vera e propria catarsi dell’anima. Oggi siamo un pò più sentimentali del solito e vogliamo citare il cliché in cui la più bella storia d’amore che una persona può vivere è con se stesso e noi, persone con il cuore d’un altra epoca, vogliamo e dobbiamo crederci.

film

Woody Allen ci insegna la consapevolezza della perdita

Se dopo tutti questi anni si continua a parlare di Io e Annie e se è in classifica tra i primi trenta migliori film nella lista statunitense, c’è più di un motivo. Io e Annie non è una storia d’amore tra due giovani che, forti del loro sentimento, decidono, nonostante gli ostacoli, di superarli. No, Io e Annie è un film sul vero amore. Quel vero amore che ci insegna la consapevolezza della perdita. E’ anche questa la chiave di lettura principale della pellicola, dove la fantasia viaggia fino ad un certo punto per lasciare spazio ad una, forse, cruda realtà. Quella realtà da cui vogliamo evadere, che non vogliamo vedere, non la accettiamo convinti che ciò che ci sta accadendo sia del tutto singolare e che nessuno possa davvero capirci. Invece non è così, Woody Allen ci ha regalato uno dei capolavori della cinematografia moderna in cui possiamo trovare tutte le risposte che cerchiamo. Io e Annie non è solo l’archetipo di tutte le commedie di Woody Allen ma è anche l’essenza della sua arte nel rappresentare il contrasto uomo/donna e la loro eterna incapacità di capirsi, un’anedonia dei rapporti sentimentali.

La commedia è geniale, ci spiega come i sentimenti delle persone possano cambiare drasticamente, come uomini e donne siano destinati ad inseguirsi per sempre, senza trovarsi mai. “Io ed Annie” è un’ironica descrizione dei mille problemi che attanagliano la coppia moderna, ma è anche un’amara riflessione sull’irrazionalità dei rapporti tra uomo e donna, sull’impossibilità di fornire una “ratio” alle nostre decisioni sentimentali e sull’incapacità di trovare un senso di duratura stabilità in un rapporto di coppia. Io e Annie non ha un lieto fine ed è basato sulla complessità dei rapporti di coppia, inevitabilmente influenzati da una società sentimentalmente instabile, indifferente, nichilista, che non crede più alle favolette sull’amore eterno, perchè ha capito che “l’amore è eterno finchè dura”.

…Dopodiché si fece molto tardi, dovevamo scappare tutt’e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era – e di quanto fosse divertente solo conoscerla… e io pensai a quella vecchia barzelletta, sapete… quella dove uno va da uno psichiatra e dice: “Dottore, mio fratello è pazzo. Crede di essere una gallina.” E il dottore gli dice: “Perché non lo interna?” E quello risponde: “E poi a me le uova chi me le fa?” Be’, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali e pazzi e assurdi e… ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova. (Alvy/Woody Allen)

Questa è la frase del protagonista che ha reso celebre il film, certo, la maggior parte di noi ha bisogno di uova, ma vi ricordo che nessuna gallina ha mai covato l’uovo dell’eternità e che se paragoniamo l’amore a una frittata, il più delle volte, dopo averla capovolta, questa si spezza. Dobbiamo quindi prestare attenzione ai nostri sentimenti, esserne consapevoli, accettare le sfide dell’amore che sono sempre infinite e in caso, se non ci dovesse piacere, cominciare ad apprezzare la frittata.

Continuate a leggerci sul nostro blog ilsuperuovo.

 

 

 

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