Il Superuovo

Attentato a Maduro, gli artigli dell’imperialismo americano

Attentato a Maduro, gli artigli dell’imperialismo americano

Durante un discorso pronunciato nel corso di una parata militare dal presidente del Venezuela Nicolas Maduro, alcuni droni hanno innescato degli esplosivi che hanno ferito 7 persone in un vero e proprio attentato. Illeso il leader socialista venezuelano.

L’attentato si è verificato durante l’81esimo anniversario della creazione della Guardia nazionale. In seguito al fallimento del lancio di droni esplosivi, Maduro ha dichiarato: “Oggi hanno cercato di uccidermi, non ho dubbi che dietro l’attentato ci sia il nome di Juan Manuel Santos”. Il nome pronunciato da quest’ultimo è quello del presidente della Colombia, in carica dal 2010 e noto per le sue posizioni liberal-conservatrici e simpatie filo-americane. Questi pochi elementi lasciano intuire una forte ostilità tra i governi dei due paesi, dove due modelli politici differenti, socialismo e democrazia liberista, combattono l’uno contro l’altro. In ogni caso, un funzionario del governo di Santos smentisce la matrice colombiana dell’attentato.

Attentato

Le dichiarazioni di Maduro

Il presidente venezuelano dichiara che dietro l’attentato vi fossero esponenti di estrema destra, complici di una collaborazione con gli Usa, alcuni gruppi dissidenti di Bogotà e personalità politiche di Miami, da sempre ostili a qualsiasi governo socialista in terra sud-americana. A riprova di ciò si sarebbe verificato l’arresto di numerosi responsabili, rei di aver contribuito all’organizzazione dell’attentato e attualmente sotto processo. Maduro, inoltre, spera che “il presidente Donald Trump sia disposto a combattere i gruppi terroristici”. Il procuratore generale Tarek Saab, ha affermato: “Non possiamo escludere che vi sia stata la partecipazione di alcuni elementi sovversivi e terroristi fuori dal Venezuela, questa ipotesi rientra tra quelle del pubblico ministero. Confermo e garantisco che si arriverà alla verità”.

Attentato

La situazione geopolitica del Venezuela

In seguito alla morte del leader socialista Hugo Chavez (2013), Nicolas Maduro viene eletto come successore delle politiche chaviste nel paese e si fa carico di un’eredità preziosa ma difficile da gestire: l’incolumità dello stato socialista del Venezuela. Chavez, considerato inizialmente un “golpista qualunque”, ha dato modo di attuare politiche tendenti all’eliminazione delle diseguaglianze sociali: nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (contro il volere delle multinazionali del petrolio Usa ed europee), riduzione drastica dell’analfabetismo, dimezzamento della mortalità infantile grazie al potenziamento del sistema sanitario. In un mondo che tende alla globalizzazione dell’economia e dell’assolutismo politico di matrice liberale, al consolidamento del potere lobbistico e multinazionale, mantenere le conquiste sociali dei predecessori si rivela un compito arduo. Motivo per il quale Maduro ha dovuto ricorrere a una politica sempre più intransigente nei confronti di un’opposizione ambigua e violenta, dove democratici filo-americani stringono la mano a nazisti venezuelani con legami negli Stati Uniti. L’attentato costituisce, per il presidente venezuelano, la prova inconfutabile della natura ‘terroristica’ degli avversari politici.

Da sempre, il Nord America tende a combattere qualsiasi desiderio di autonomia e indipendenza politica del Sud latino, nei cui territori annoveriamo la Repubblica Socialista Cubana (sottoposta da decenni a un embargo pesante) e lo stesso Venezuela. Non a caso, il Sud America viene definito “il cortile di casa” degli Stati Uniti, a causa delle ambizioni economiche di questi ultimi. Si ricordi il tragico evento dell’uccisione di Salvador Allende in Cile, leader socialista democraticamente eletto che fu Riuscirà qualsivoglia paese del mondo a conservare un briciolo di libertà e indipendenza dalla morsa sempre più vincolante di un mercato sempre più affamato? Lo scopriremo nella prossima puntata chiamata “futuro”.

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