Il Superuovo

L’assedio di Gerusalemme, 14 luglio 1099

L’assedio di Gerusalemme, 14 luglio 1099

Parliamo di Storia.

Le crociate, nella loro accezione più generica, si identificano come una serie di falliti tentativi di colonizzazione della Palestina e dei territori limitrofi durante il Pieno Medioevo da parte di alcuni dei popoli dell’Europa centro-occidentale, spinti da motivazioni religiose ed economiche. Nell’arco di duecento anni si verificarono in totale nove spedizioni militari rilevanti, che ebbero come conseguenza la nascita e il declino dei regni crociati in Terra santa. L’efficacia delle crociate fu progressivamente decrescente: già dalla Terza in avanti l’obiettivo non era più la conquista di punti strategici o città-simbolo, bensì la conservazione e la difesa di ciò che era stato annesso precedentemente.

 

Itinerari delle nove crociate dal 1095 al 1272.

 

Di tutte le nove crociate in nome della redenzione della terra natia di Gesù Cristo, la prima di esse, indetta da Papa Urbano II nel 1095 , si è radicata nell’immaginario comune (e negli ambienti accademici) come la più importanteprogenitrice del modus operandi che avrebbe definito una crociata in quanto tale e non come semplice spedizione bellica. Sotto l’egida del vescovo Ademaro di Monteil -nominato Capo della Crociata dal Papa stesso-, i crociati provenienti da tutta la cristianità resero questa travagliata e incerta spedizione vittoriosa nel 1099 con l’assedio e la conquista di Gerusalemme, la città Santa per tutte e tre le religioni abramitiche.

Le motivazioni che condussero la cristianità occidentale a riportare la Palestina sotto il proprio controllo dopo 400 anni di dominazione del Califfato Islamico, sono da ricondurre al progressivo declino dell’Impero Bizantino nello scacchiere del Mediterraneo. Dopo l’ inefficace tentativo della Restauratio Imperii tentata dall’imperatore Giustiniano nel 527, l’economia e la potenza militare bizantine cominciarono lentamente a crollare a causa dello scisma interno della cristianità (che separò definitivamente la confessione ortodossa da quella cattolica) e della spietata sete di conquista del Califfato -il quale tra il settimo e l’ottavo secolo aveva strappato a Costantinopoli tutti i possedimenti del Nord Africa e del Vicino Oriente, tra cui Gerusalemme- arrivato a conquistare l’intera Anatolia nel 1094 grazie alla fazione dei Selgiuchidi.

 

L’ imperatore Alessio Comneno

 

Con la capitale Costantinopoli ormai sulla linea del fronte sul Bosforo, l’allora imperatore Alessio Comneno, ben consapevole del fatto che senza un aiuto esterno per la riconquista dei territori perduti Bisanzio sarebbe presto caduta nell’oblio, decise di inviare un messaggio al Papa Urbano II  in cui lo pregava di inviare un esercito devoto alla liberazione delle terre cristiane cadute sotto il dominio saraceno, mettendo da parte la rivalità generata dallo scisma in nome del bene comune. Urbano, che in quel momento non era nella migliore posizione politica per via dell’aperto conflitto con il Sacro Romano Impero (il quale aveva eletto un antipapa precludendo al legittimo pontefice di entrare a Roma stessa), vide nella richiesta di aiuto dell’imperatore bizantino una valida occasione per riconciliare la cristianità ormai fratturata da innumerevoli divergenze e creare una forte unità geopolitica con un interesse comune.

 

Il Concilio di Clermont. Papa Urbano II siede sul pulpito

 

Con il suo discorso durante il Concilio di Clermont del 1095, il pontefice accolse le richieste del Comneno lanciando l’appello alla crociata a tutti i popoli della cristianità. Al grido di Deus Vult (Dio lo vuole) e dietro la promessa della redenzione di tutti i peccati via indulgenze plenarie, i primi a rispondere alla chiamata furono una serie di improbabili gruppi di contadini e militi disorganizzati, che sotto la guida della controversa figura di Pietro l’Eremita partirono mesi prima dalla data prefissata da Urbano, cominciando a massacrare gli ebrei tedeschi prima ancora di lasciare l’Europa e arrivando a saccheggiare i territori degli stessi bizantini, per poi essere trucidati al primo scontro rilevante con i Selgiuchidi. Questo imbarazzante impulso di massa (passato alla Storia come Crociata dei Pezzenti) mise in seria discussione la già fragile collaborazione tra Bizantini ed Occidentali, tanto da indurre Alessio Conmeno a pretendere la restituzione di ogni territorio conquistato in cambio di fornire assistenza logistica e militare alle truppe crociate.

Sotto queste premesse, nell’agosto dello stesso anno parti la vera e propria Crociata, che fu l’unica della Storia a cui non partecipò direttamente nessun sovrano europeo. Grazie al supporto bizantino (e ad una non trascurabile dose di fortuna), l’armata multinazionale guidata dal legato pontificio Ademaro di Monteil sconfisse il sultano selgiuchide Qilij Arslan riconquistando entro il 1098 Nicea, Dorileo, Edessa ed Antiochia. L’assedio di quest’ultima città pose fine alla collaborazione dei crociati con Bisanzio, in quanto decisero di reclamare per sé la città rifiutando di renderla all’imperatore Alessio Comneno e creando di fatto il primo stato crociato in Terra Santa, il Principato di Antiochia.

 

L’assedio di Antiochia

 

Ademaro di Monteil morì dopo l’entrata dei crociati in Siria, lasciando il contingente senza una leadership comune e creando le prime discordie interne ai nobili che si contendevano il comando della spedizione. Dopo un iniziale dispersione delle truppe che condussero al fallito assedio di Arqa, le restanti forze crociate, stremate dalla fame e dagli incessanti combattimenti, raggiunsero Gerusalemme il 7 giugno 1099, miracolosamente favoreggiate dai locali musulmani Sunniti in quanto questi non gradivano l’allora governo dei sciiti Fatmidi.

I crociati cinsero Gerusalemme in un assedio disperato, con i soldati (che ormai erano meno della metà del contingente partito dall’Europa) motivati solamente dal fanatismo religioso e senza alcun tipo di rifornimento o di macchinari. Dopo aver compiuto svariate processioni a piedi scalzi intorno alla città (richiamando l’evento biblico della città di Gerico) i cristiani si lanciarono in numerosi assalti alle mura in modo completamente disorganizzato, venendo respinti ogni volta dalla guarnigione Fatmide. Il fallimento della spedizione appariva ormai inevitabile, con i crociati che cominciavano a morire di stenti e con l’imminente arrivo di un’armata saracena alle loro spalle, quando accadde l’imprevedibile: il 17 giugno una flotta di navi genovesi ed inglesi giunse a Giaffa in soccorso degli assedianti, fornendo abbondanti vettovaglie e il legname necessario per costruire due torri d’assedio.

 

L’assalto finale del 14 luglio

 

il 14 luglio 1099, tra lo sgomento dei difensori, le truppe guidate da Goffredo di Buglione Raimondo di Aguilers fecero breccia tra le linee saracene e si riversarono nella città, compiendo un massacro indiscriminato di chiunque vi si trovasse all’interno, senza distinzione di genere, età o religione. Come testimoniato nelle Gesta Franchorum: “la carneficina fu così grande che i nostri uomini camminavano nel sangue che arrivava fino alle caviglie.” Al prezzo di ottantamila morti, la Città Santa era finalmente conquistata.

La vittoria cristiana diede il via alla formazione del Regno di Gerusalemme e alla costituzione degli ordini monastici militari, mutando permanentemente i rapporti geopolitici tra Occidente ed Oriente e inaugurando l’effimero tentativo di cristianizzazione del Vicino Oriente. L’esperienza fallì con la caduta di Gerusalemme nel 1187 e terminò definitivamente nel 1291 con la conquista di Acri e dell’ultimo stato crociato -oltre duecento anni dopo-, ma l’assedio di Gerusalemme riecheggia ancora nella Storia come quel cruento confronto che portò in Terra Santa una guerra religiosa colma di zelo che, al giorno d’oggi, ancora perdura.

 

Andrea Vigorito

 

 

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