Il tuo lavoro è quello del vignettista, sei uno di quei fortunati disegnatori che riescono a guadagnarsi da vivere attraverso la propria arte. Lavori per un giornale satirico francese, “Charlie Hebdo”, e sono circa le 11 quando ti trovi invischiato nella riunione mattutina della redazione, nella sede del giornale a Parigi nella rue Nicolas Appert, al numero 10.

Forse sei un po’ distratto, ripensi alla tua formazione, ai tuoi carissimi disegni satirici che non proprio tutti apprezzano perché diretti, pesantemente satirici, contro luoghi comuni, religioni e il solito politically correct che esaspera molte menti. Del resto va bene così, la linea editoriale è quella e la satira contiene dei messaggi importanti.

ANSA/YOUTUBE

Guardi l’orologio, sono quasi le 11:30 quando si sente del trambusto nell’edificio. D’improvviso la riunione viene interrotta: due uomini incappucciati e pesantemente armati irrompono nella stanza. Sei spaventato, non capisci. I due attentatori rivendicano la propria fede al grido di “Allah è grande”, cercano nome per nome i vignettisti di quella rivista che tempo prima aveva offeso pesantemente la loro fede con delle vignette irriverenti, per poi aprire il fuoco contro i presenti. Il resto poi è buio. Sangue, dolore e disperazione, ed è così che finisce.

Questo è quello che potrebbe aver vissuto e pensato almeno per ipotesi uno dei vignettisti rimasti uccisi nell’attentato del 7 gennaio 2015 alla sede della rivista satirica Charlie Hebdo. L’attentato ha sconvolto il panorama europeo e disseminato grandissima paura tra la popolazione, alimentando a suo modo lo sviluppo di una certa islamofobia all’interno del suolo europeo e anche oltreoceano.

Intorno alle 11:30 del 7 gennaio due uomini entrano nella sede del giornale e costringono Corinne Rey, una donna che lavorava per la redazione, a immettere il codice d’accesso per entrare nell’edificio. Appena entrati i due terroristi uccidono un uomo, per poi dirigersi al piano superiore, cercando nome per nome i vignettisti del giornale, colpevoli di aver colpito l’immagine del Profeta attraverso la satira, e completando la strage.

Poi la fuga su una Citroen C3 nera, con un terzo complice alla guida. Successivamente a un incidente, la C3 viene abbandonata e in essa verranno rinvenute armi e bandiere dello stato islamico. I terroristi rubano un auto ad un passante, esplicitando, in un perfetto francese, la loro appartenenza ad Al-Quaeda.

I due terroristi vengono poi identificati. Sono fratelli e si chiamano Cherif Kouachi, del 1982, e Said Kouachi, del 1980, jihadisti franco-algerini. Nella giornata del 9 gennaio i due si barricano in una tipografia e rimangono uccisi nella sparatoria con le forze di polizia.

Catturata la mente dietro l’attentato

Ad oggi sono trascorsi quasi quattro anni dal giorno dell’attentato e tuttavia quest’ultimo non è ancora stato dimenticato insieme alle sue vittime. Charlie Hebdo continua infatti a pubblicare, portando con sé le ferite dei due attentati terroristici che lo hanno colpito, rispettivamente nel 2011 e nel 2015 con quello in questione.

A quasi quattro anni di distanza oggi la vicenda dell’attentato che ha sconvolto il panorama europeo si arricchisce di nuovi sviluppi. Nella giornata del 16 dicembre sarebbe stato arrestato a Gibuti, nel Corno d’Africa, uno dei terroristi latitanti più ricercati al mondo, ovvero il jihadista Peter Chérif, sospettato di essere la mente dietro all’attentato del 7 gennaio 2015.

Fonte: juorno.it

Il 36enne era latitante dal 2011 e ora aspetta l’estradizione in Francia. Il suo ruolo nell’attentato ancora non è chiaro, ma gli inquirenti sospettano che sia stato lui ad ordinare l’attacco al settimanale francese.

Cherif infatti avrebbe avuto diversi contatti con i fratelli Kouachi oltre che con Amedy Coulibaly, l’uomo che il 9 gennaio 2015 si era barricato in un supermercato francese, l’Hypercacher, uccidendo 4 persone e chiedendo la liberazione dei due attentatori autori della strage di Charlie Hebdo.

La rilevanza dell’attentato del 2015

L’attentato a Charlie Hebdo del 2015, come già detto più sopra, ha scosso le fondamenta su cui si reggeva la sicurezza della vita dei cittadini europei, e soprattutto francesi, fino a quel momento. Infatti a causa di questo e degli altri attentati terroristici che ne sono seguiti, il terrorismo è diventato un tema centrale all’interno dell’organizzazione politica dei paesi europei, con la Francia quale paese più colpito.

Gli attentati avvenuti in Francia a partire dal 7 gennaio 2015. Realizzata da ANSA/CENTIMETRI

Dato rilevante è poi quell’islamofobia che si è venuta diffondendosi in seguito ai diversi attacchi, destabilizzando così la sicurezza europea e alimentando paura e rabbia all’interno della popolazione.

Successivamente all’attentato, la rivista del settimanale colpito pubblicata una settimana dopo l’attentato raggiunse i 7 milioni di copie vendute. Il numero successivo della rivista dovette però aspettare circa un mese e mezzo prima di vedere la luce nelle edicole, data la dovuta pausa annunciata dallo stesso giornale. Qui si vede manifesta l’attenzione che il mondo ha rivolto all’attentato.

L’11 gennaio 2015, poi un corteo di circa 2 milioni di persone, a cui parteciparono anche circa 40 capi di stato, scende per le strade di Parigi, manifestando la propria solidarietà e portando avanti lo slogan “Je suis Charlie” in segno di unità contro il terrorismo. La manifestazione sarà poi definita la più grande manifestazione nella storia del paese.

Giovanni Ciceri

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