Aristippo: il filosofo edonista

In Grecia, tra il V e il IV secolo a. C., non ci fu solo Platone.

Dopo la morte di Socrate non fu solo Platone a caricarsi sulle spalle il peso della filosofia. Molti altri, infatti continuarono a portare avanti gli insegnamenti del maestro e tra questi vi fu anche Aristippo di Cirene.

Famoso più per gli aneddoti che Diogene Laerzio ci ha lasciato che per le proprie opere, delle quali ci restano pochi frammenti, il cirenaico è, probabilmente, il primo filosofo dell’antichità che pone il problema del piacere e del suo possibile raggiungimento. In particolare, per Aristippo, si tratta di raggiungere il piacere attraverso una corretta valutazione di cosa ci da piacere in modo da non restarne però scottati.

Egli, a differenza di molti filosofi successivi, tuttavia, non declina questa ricerca del piacere come cessazione del dolore o capacità di essere sempre capaci di sopportare gli eventi della vita, ma come ricerca attiva. Quindi, la questione non sta nel non soffrire, ma nel pieno godimento; a patto che ciò non implichi un dolore successivo o una prigionia entro le maglie del piacere. Siamo, dunque, lontani da un pensatore severo ed austero, il quale traspare sotto una luce, forse, più umana, quasi volesse essere il simbolo di una filosofia più facilmente ‘spendibile’ dall’uomo comune.

È esemplificativo, a riguardo, l’aneddoto riportato da Diogene: Aristippo, mentre entrava in un bordello, viene fermato da un giovane che gli chiede: “ Tu che insegni a non abbandonarsi al piacere entri in un bordello?” e Aristippo risponde: “Non conta entrare, ma uscire quando si vuole”.