Un modo per creare una realtà alternativa dove la percezione del mondo cambia, a volte a nostro favore, altre no.

Ognuno, almeno una volta, ha desiderato fuggire dalla realtà e rintanarsi in un mondo diverso e personale, in cui sentirsi meglio. Se temporanea, l’evasione dona sollievo, ma quando non riusciamo più a distinguere tra fantasia e realtà, capiamo di essere diventati prigionieri.
Il palazzo del desiderio
Nel XII canto dell’Orlando furioso, poema cavalleresco scritto da Ludovico Ariosto, i cavalieri protagonisti della storia si imbattono nel palazzo di Atlante, luogo magico dove chi vi giunge crede di vedervi entrare la cosa da lui più desiderata e di cui è alla ricerca. Il cavaliere Orlando, ad esempio, crede di vedere Angelica, la donna da lui amata.
Una volta che si entra nel palazzo, però, l’oggetto desiderato sparisce, ma uscendo l’immagine ricompare nuovamente: questo spinge i cavalieri a rientrare nel castello e l’illusione ricomincia.
Chi entra nel palazzo, dunque, non riesce più ad uscirne, catturato dalla bellezza di quel mondo che, seppur fasullo, dona loro l’illusione di aver raggiunto finalmente l’oggetto desiderato e, insieme a questo, la felicità.

il casinò Lotus
Nel primo libro della saga di “Percy Jackson e gli dei dell’olimpo”, il protagonista Percy giunge con i suoi amici a Las Vegas, dove entrano al “Lotus hotel casinò”. In un primo tempo tutto sembra normale, gli ospiti si intrattengono con i divertimenti che il casinò offre e tutto procede per il meglio. Anche il protagonista e i suoi amici decidono di trattenersi per giocare, abbagliati da tutti gli svaghi che il luogo mette a disposizione. Solo in seguito, quando Percy nota che alcune persone indossano abiti di diverse epoche storiche, si accorge che qualcosa non funziona. I ragazzi scoprono infatti che nel casinò il tempo scorre diversamente rispetto al mondo reale e, quando riescono faticosamente ad uscirne, questi pensano che siano trascorse solo poche ore, quando in realtà sono passati cinque giorni.
Il Lotus è un luogo creato per trattenere le persone, ingannandole con giochi e divertimenti, e queste, catturate dall’illusione di un mondo ideale fatto solamente di passatempi e piaceri, non si rendono conto del tempo che passa, restando bloccate.
Hotel California
Il celebre brano del gruppo americano “Eagles”, Hotel California, racconta di un uomo che è alla guida di un’auto ma che improvvisamente sente di essere troppo stanco per proseguire, decidendo di fermarsi così all’” hotel California” per la notte. Giunto all’hotel, descritto come un luogo che “potrebbe essere l’inferno o il paradiso”, egli vede una donna che dice di essere prigioniera e sente voci nei corridoi che lo svegliano anche la notte. Inoltre, quando alla fine egli tenta di scappare, il portiere di notte dice che non è possibile.
“You can check out any time you like,
But you can never leave!”
Tra le tante interpretazioni che caratterizzano il testo e il significato della canzone, una delle più diffuse è quella che vede il singolo come un viaggio all’interno della mente di una persona che fa uso di sostanze stupefacenti. In quest’ottica, l’hotel potrebbe essere allegoria della droga come un luogo in cui si può entrare ma non uscire, dove le persone che vi si trovano sono prigioniere. Di conseguenza, anche la bestia che non può essere uccisa, citata all’interno della canzone, potrebbe rappresentare la tossicodipendenza e l’impossibilità di “sconfiggerla”, ovvero di liberarsi di quella condizione.
Ad accreditare l’interpretazione, inoltre, abbiamo un particolare a inizio canzone, quando il protagonista dice di sentire odore di “colitas”, ovvero di marijuana.