Il Superuovo

Aokigahara: dietro i decessi nella foresta dei suicidi si celano spesso cause psicopatologiche

Aokigahara: dietro i decessi nella foresta dei suicidi si celano spesso cause psicopatologiche

Detta anche Jukai, come l’omonimo film che tratta di questo macabro posto in Giappone, la foresta dei suicidi resta un luogo avvolto dal mistero.

Dal 1970, le autorità giapponesi monitorano il tasso di decessi per suicidio nella foresta Jukai.

Situata in prossimità del maestoso monte Fuji, la foresta è divenuta famosa per il gran numero di suicidi che sono stati commessi dai giapponesi in questa area.

Aokigahara: la foresta dei suicidi

La foresta consiste prevalentemente di rocce vulcaniche che sono difficili da scavare con i normali attrezzi per le pietre. Siccome la foresta è davvero molto densa, molto spesso i turisti o i viaggiatori che si sono avventurati all’interno hanno dovuto piazzare dei nastri adesivi sugli alberi al fine di trovare di nuovo la strada verso l’ingresso. Spesso, questo sito naturale, viene spesso descritto come la foresta dei suicidi, siccome nel 2003 sono stati rinvenuti 105 cadaveri, superando il record di 78 nel 2002. Nel 2010, la polizia ha registrato più di 200 persone che hanno tentato il suicidio nella foresta di cui 54 ci sono riusciti. Il tasso di suicidi ha portato gli ufficiali del posto a piazzare dei cartelli all’ingresso della foresta invitando i visitatori suicidi a cercare aiuto e a non togliersi la vita. Questa campagna di sensibilizzazione e di analisi del numero di suicidi viene condotta regolarmente in Giappone dal 1970. La foresta è stata ritratta spesso in numerose opere artistiche, sopratutto anime, manga, film e musica. Alcuni esempi sono il film The Sea of Trees del 2015, con Matthew McConaughey e Naomi Watts, oppure il film The Forest del 2016 che parla di una storia d’orrore avvenuta nella foresta stessa.

Il comportamento suicidario in psicopatologia

Per comportamento suicidario si intende che il paziente ha cercato o è riuscito a togliersi la vita mentre si parla di ideazione suicidaria quando il soggetto pensa a come e quando compiere l’estremo gesto. Gesti meno estremi, che però sono considerati comunque pericolosi da questo punto di vista, sono gli atti autolesionistici i quali, pur non essendo mirati a causare la morte della persona, possono determinare dolori o danni superficiali nel paziente. Secondo delle stime nazionali, il suicidio si piazza al 10° posto negli Stati Uniti come causa di morte, con un tasso di circa 129 persone al giorno, soprattutto negli indigeni americani e in Alaska. La parte più pericolosa è che rappresenta il secondo motivo di morte nella fascia 10-34 anni, indicando come la parte più vulnerabile della società sia proprio quella dei giovani.
Esistono numerosi fattori di rischio che possono determinare l’insorgenza del comportamento suicidario, primo fra tutti la depressione. Essa potrebbe essere una psicopatologia a sé stante, o innescata da altre condizioni come difficoltà nella vita reale (es. lavoro o relazioni interpersonali). La depressione potrebbe scaturire da ricordi repressi infantili, da disturbi psichiatrici e potrebbero accompagnarsi all’abuso di alcol e droghe, sostanze stupefacenti che potrebbero inibire il comportamento della persona inducendola a compiere l’atto estremo.

Alcuni campanelli di allarme legati al comportamento suicidario di una persona.

Il paziente suicidario: una difficile gestione

Quando un dipendente di una struttura sanitaria si rende conto, o sospetta, che un paziente possa avere delle ideazioni suicidarie o un comportamento suicidario, è necessario che venga allertata l’autorità autorizzata ad intervenire sul caso. In caso contrario, infatti, il personale ospedaliero potrebbe essere citato sia per danni civili che penali. Nonostante alcuni segni possano sembrare chiari a primo impatto, è sempre necessario che il paziente vada incontro ad una valutazione psichiatrica il prima possibile. In alcuni casi è probabile che un paziente mascheri la depressione subito dopo un tentativo di suicidio per un risollevamento temporaneo dell’umore dopo tentativo stesso dell’atto estremo (è come se avesse esorcizzato quel profondo senso di angoscia che lo attanagliava). La valutazione psichiatrica, che si basa su una profonda conoscenza della materia da parte del personale medico, comprende la valutazione dei sintomi di disturbi mentali associati al suicidio, la comprensione delle motivazioni, almeno apparenti, esposte dal paziente, colloquio personale col paziente e con persone a lui vicine nella vita quotidiana, e sull’eventuale possesso di armi che potrebbero essere utilizzate dal paziente per autoinfliggersi degli eventuali danni fatali.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: