Ansia e angoscia: Kierkegaard ci spiega come affrontare queste paure

Ansia e angoscia sono due mali del nostro, scopriamo insieme come la filosofia di Kierkegaard e la psicologia ci aiutano ad affrontarle

Nel mondo moderno siamo soggetti a diverse forme di malessere e le più note e diffuse sono l’ansia e l’angoscia, tratteremo la prima sotto profilo psicologico e la seconda tramite l’analisi di Kierkegaard in Il concetto dell’angoscia.

 

La psicologia come “rimedio” contro l’ansia e lo stress

Per un adulto su tre, alcuni eventi o situazioni non pericolose possono causare una paura irrazionale, tale da compromettere la vita di tutti i giorni: si tratta di uno dei sintomi principali dei disturbi d’ansia e stress. Gli unici trattamenti al momento disponibili per il trattamento di queste patologie sono la psicoterapia cognitivo comportamentale ( in gergo: CBT, dall’inglese cognitive behavioural therapy) e l’assunzione di farmaci antidepressivi. Ansia e stress sono le nuove malattie del terzo millennio, conseguenze di un tempo che scorre troppo veloce, tra mille impegni e sempre meno tempo da dedicare al nostro benessere. Uno studio appena pubblicato su Pnas, il team di ricercatori della Yale University, in collaborazione con la Weill Cornell Medicine, ha messo a punto un nuovo metodo, basato sui cosiddetti segnali di sicurezza (safety signals), capace di combattere e alleviare i sintomi dell’ansia; creare un ambiente confortevole e familiare a noi, ci rilassa e ci aiuta ad affrontare meglio la “malattia”. Per testare il nuovo metodo, i ricercatori hanno condotto una serie di test sia nei modelli animali che in alcune persone. Durante l’esperimento, i partecipanti erano stati abituati ad associare una specifica forma (o un colore nel caso dei topi) a un esito intimidatorio, e un’altra forma a un esito tranquillizzante (di fatto un segnale di sicurezza). In una prima fase ai partecipanti veniva mostrata solamente la prima forma, e in seguito entrambe le forme contemporaneamente. I ricercatori hanno osservato che mostrare il segnale di sicurezza ai partecipanti sopprimeva l’ansia causata dalla forma intimidatoria.

 

Il concetto dell’angoscia di Kierkegaard, cosa è e come lo affronta il problema il filosofo danese

Secondo il filosofo di Copenaghen porsi dal punto di vista dell’Assoluto è impossibile poiché l’uomo, in quanto singolo non può uscire dalla sua soggettività. Kierkegaard rinunciando a universalità e oggettività non va oltre la sfera della possibilità. Le diverse determinazioni che può prendere la vita umana non sono altro che possibilità che l’uomo si trova di fronte e tra le quali deve scegliere. Questa totale apertura verso il possibile, la condizione di incertezza e travaglio di fronte alla scelta tra le possibilità, dà vita all’angoscia. Essa è quella “vertigine” connaturata all’uomo che deriva dalla libertà, dalla possibilità assoluta. L’angoscia subentra quando si scopre che tutto è possibile. Ma quando tutto è possibile è come se nulla fosse possibile. C’è sempre la possibilità dell’errore, del nulla, la possibilità di agire con esiti imponderabili. L’angoscia, a differenza della paura, che si riferisce sempre a qualcosa di determinato e cessa quando cessa il pericolo, non si riferisce a nulla di preciso e accompagna costantemente l’esistenza dell’uomo. Kierkegaard vive e scrive sotto il segno di questa incertezza: di fronte ad ogni alternativa, Kierkegaard si è sentito paralizzato per le infinite possibilità che gli si prospettavano. A suo giudizio, l’angoscia non è un sentimento che possa essere o non essere presente nell’uomo: l’angoscia è essenzialmente connessa all’esistenza umana, in quanto quest’ultima è divenire verso l’ignoto. L’angoscia è dunque letta come fondamento stesso della condizione umana, primigenio e ineliminabile. Se l’angoscia subentra nel rapporto tra l’io e il mondo esterno dalla consapevolezza che tutto può essere e quindi dall’ignoranza di ciò che accadrà, la disperazione invece subentra nel rapporto tra l’io con sé stesso. La disperazione è dovuta al fatto che la possibilità dell’io, che scelga o meno di volere sé stesso ossia se decida o meno di accettarsi per ciò che è, conduce sempre ad un fallimento.

Ansia ed angoscia: due malattie del nostro tempo a confronto

L’ansia è uno stato psichico di un individuo, prevalentemente cosciente, caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazione o paura, relativa a uno stimolo ambientale specifico, associato a una mancata risposta di adattamento da parte dell’organismo in una determinata situazione che si esprime sotto forma di stress per l’individuo stesso. L’ansia è una complessa combinazione di emozioni che includono paura, apprensione e preoccupazione, ed è spesso accompagnata da sensazioni fisiche come palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto, nausea, tremore interno. Può esistere come disturbo cerebrale primario oppure può essere associata ad altri problemi medici, inclusi altri disturbi psichiatrici. I segni somatici sono dunque un’iperattività del sistema nervoso autonomo e in generale della classica risposta del sistema simpatico di tipo “combatti o fuggi”. Si distingue dalla paura vera e propria per il fatto di essere aspecifica, vaga o derivata da un conflitto interiore. La distinzione con il termine angoscia appartiene solo alle lingue di origine latina, infatti in tedesco il termine usato sia per ansia sia per angoscia è Angst. L’angoscia è uno stato psichico cosciente di un individuo caratterizzato da un sentimento intenso di ansia e apprensione. Rappresenta una paura senza nome, le cui cause e origini sono apparenti, ovvero non dirette o immediatamente individuabili. Per tale motivo, l’angoscia non è solo minacciosa, ma spesso anche catastrofica per l’individuo che la vive. A differenza della paura, in ambito psicoanalitico essa rappresenta ed è vista e percepita dall’Io come una situazione catastrofica, tale da mettere in crisi la capacità dell’Io di controllare e gestire le pressioni del Super-io e dell’Est. Attualmente si tende a definire l’angoscia come un senso di frustrazione e malessere, una sofferenza psicologica che può degenerare anche in diverse patologie (si pensi all’angoscia di castrazione infantile o all’angoscia esistenziale di derivazione kierkegaardiana). Due malattie così diverse ma legate dalla loro collocazione nell’uomo, la nostra mente. Per combatterle però dovremmo ancora aspettare, di certo se tutti fossimo più bcalmi, vivremo sicuramente meglio e non saremmo tu tti malati.

 

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