Un’antica leggenda nordica narra della splendida Freya, figlia del dio del mare Njord. Da sempre è considerata come la dea della bellezza e dell’amore e a lei sono associate rappresentazioni di una giovane donna dai lunghi capelli dorati e dall’aspetto silvestre. Si racconta anche che appartenesse alla tipologia delle valchirie e che la sua indole fosse degna di nota per il coraggio. Nonostante il suo aspetto raffinato, era molto determinata e combatteva strenuamente. Era in grado di procurare mariti alle fanciulle prossime al matrimonio, di cui era perfino protettrice. Inoltre, riceveva nel suo palazzo le anime di tutti coloro che avevano perso la vita nel corso delle battaglie.

Anne Marie Zilberman e la sua ispirazione

La mitologia ha tramandato uno struggente episodio sul conto di questa splendida dea. Secondo le fonti, infatti, Freya aveva sposato il dio Odr, anche se dai poemi epici è emerso che fosse una lussuriosa, a causa della sua natura selvaggia. Che fosse fedele o no, si dice che il marito spesso si allontanava da casa, lasciandola così in lacrime, fatte di oro, elemento a cui lei e il fratello erano associati. Questo episodio, dunque, ha ispirato una pittrice contemporanea, Anne Marie Zilberman, che ha realizzato il suo quadro più famoso “Larmes d’or” o “Le lacrime di Freya“.

Le lacrime di Freya

Questa talentuosa artista, sebbene le informazioni su di lei siano esigue, è di origine francese e della sua vita si sa che ha studiato arti grafiche a Parigi. In ambito professionale,invece, ha lavorato come stilista. Tale esperienza è stata talmente importante per lei, da lasciarle un forte segno, rintracciabile osservando le sue opere.

La falsa attribuzione a Klimt

A prima vista, la celebre opera della Zilberman sembrerebbe essere stata realizzata da Gustav Klimt, anch’egli famoso per l’uso dell’oro nella sua produzione. All’inizio, infatti, si pensava che davvero si trattasse della mano dell’artista austriaco. Tuttavia, ricerche più accurate hanno dimostrato che ci sono delle notevoli differenze, dal punto di vista stilistico, tra i due. L’elemento principale che pone il discrimine è il modo di stendere il colore. Quello di Anne Marie è più marcato, deciso, il colore è denso e stopposo; in Klimt,invece, le pennellate sono più delicate e abbonda l’uso del mosaico.

Altre analogie e differenze

Ad avvicinarli, però, è anche il soggetto della rappresentazione. Entrambi, infatti, scelgono le donne come protagoniste del loro estro artistico. Anche qui, però, sono riscontrabili delle divergenze. L’artista francese ama rappresentare delle figure femminili dolci e nostalgiche.

Giuditta I, Gustav Klimt

Per quanto riguarda il pittore viennese, invece, egli dipinge tutte le forme della femminilità, dalla bellezza nel fiore dell’età, fino al suo declino durante la vecchiaia. Egli non risparmia nemmeno una certa vena di erotismo, tanto da suggestionare l’osservatore. Un’impressione diversa, invece, viene esercitata su chiunque si accosti alla pittura della Zilberman. Al contrario, si trova immerso in un’atmosfera soffusa, delicata, al punto tale da trasportarlo nel groviglio dei pensieri, in cui le protagoniste sono immerse, come per accoglierlo in un dolce abbraccio.

Dipinto realizzato da Anne Marie Zilberman

Elisabetta Di Terlizzi

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