Il Superuovo

Anche il Natale diventa poesia tramite i versi dei più famosi poeti italiani novecenteschi

Anche il Natale diventa poesia tramite i versi dei più famosi poeti italiani novecenteschi

“Santa Claus is coming to town” e con lui alcune poesie poco note dei più celebri poeti italiani del Novecento.

Le festività sono sempre più vicine: ad annunciarlo le insegne colorate, gli alberi addobbati che già da novembre hanno fatto la loro comparsa nelle vetrine e i festoni nelle piazze. Ma il Natale lascia il segno anche nella poesia italiana.

“LASCIATEMI COSI’ COME UNA COSA POSATA IN UN ANGOLO E DIMENTICATA”

Nella terza sezione de “L’allegria dei naufragi”, Giuseppe Ungaretti, inserisce il componimento “Natale”, datato 1916 e scritto in un momento di lontananza dal fronte di guerra in occasione delle festività natalizie. Da queste strofe, prive di punteggiatura, si evince un ritmo compositivo estremamente lento, volto a sottolineare la stanchezza provata dal poeta-soldato. La dolorosa esperienza bellica porta Ungaretti, infatti, a ritirarsi in un momento autoriflessivo. Egli, che ha “tanta stanchezza sulle spalle” vorrebbe essere dimenticato in un angolo proprio come un oggetto, ma, allo stesso tempo, questo gli riporta alla memoria i compagni massacrati e abbandonati sui campi di battaglia. E’ per questo che egli rinuncia a “tuffarsi in quel gomitolo di strade” che tanto gli riportano alla mente i rumori e la sensazione di soffocamento provati in guerra; egli chiede soltanto di rimanere a casa, perché “qui”, a differenza di un “lì” riferito alle trincee, può stare al sicuro. Il Natale è dunque questo per il poeta stanco: ritrovare la tanto desiderata pace con se stesso negatagli dagli orrori della Grande Guerra.

“UNA SERENITA’ QUASI PERFETTA CALMA I BATTITI ARDENTI DEL MIO CUORE”

E’ ora il turno di Umberto Saba di rifugiarsi nelle calde e sicure mura domestiche tramite il componimento “Nella notte di Natale”, dalla datazione incerta ma presumibilmente composto attorno al 1901 e quindi inscrivibile nella raccolta di poesie giovanili del “Canzoniere”. Qui l’autore si ritrova solo nella sua stanza fiocamente illuminata dalla luce di una candela. In questa notte di Vigilia, il poeta si sente particolarmente ispirato dal clima già di per sé ricco di speranza nel nuovo anno. Saba sente infatti la sua mano mossa da “una forza indomita d’amore” volta a placare ed esprimere i “battiti ardenti del cuore”. Egli è talmente meravigliato da questa sensazione da chiedersi quale sia la sua provenienza, intraprendendo perfino un dialogo con la personificazione della Notte per chiederle quale sia questa fonte di serenità: la risposta si trova nella forte fede provata dal poeta. Se per Ungaretti il Natale è visto come una tregua dalla guerra, per Saba è una fonte di gioia, alimentata dalla speranza della salvezza.

“PACE NEL CUORE DI CRISTO, MA NON IN QUELLO DELL’UOMO”

Il tema dell’angoscia esistenziale viene esplorato da Salvatore Quasimodo anche nelle poesie relative alle festività: in “Natale”, nota anche come “Presepe”, il poeta riesce a scorgere anche in una felice scena familiare, avvolta da un clima gioioso, l’angoscia che affligge l’animo umano. Nella prima parte del componimento egli si sofferma ad osservare un presepe: a Betlemme, pastori e Re Magi si sono recati al cospetto del neonato Gesù per rendergli omaggio in una notte rischiarata dalla luce della cometa e scaldata dall’affetto. Nella seconda parte della poesia, Quasimodo, si sofferma invece su quello che può essere il significato più intrinseco della natività: lì regna la pace ma non nel cuore degli uomini che, anzi, sono ancora oggi in lotta gli uni contro gli altri proprio come Caino e Abele. Si legge dunque la dicotomia di base che vede contrapporsi la pace nel presepe e la violenza umana, in un contrasto talmente forte da portare il poeta a chiedersi “Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino che morirà in croce tra due ladri?”.

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