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ADHD: i social media aumentano il rischio?

ADHD: i social media aumentano il rischio?

Quante volte per distrarci abbiamo aperto un social media scorrendo con un solo dito l’homepage della nostra piattaforma preferita? Cosa accadrebbe se proprio quest’abitudine e la sua componente di distrazione risultassero affini con un disturbo come l’ADHD? 


Cos’è l’ADHD?

L’ADHD (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder), o disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività, è un disturbo tipicamente associato all’infanzia. La maggior parte dei casi diagnosticati, in effetti, si riscontra tra i bambini in età scolare, ma non per questo l’ADHD è da ritenersi circoscritto a questa fascia d’età. Il DSM-5 specifica infatti che è possibile trarre una diagnosi anche per i soggetti di 17 anni o più, i quali devono soddisfare 5 sintomi associati al disturbo, invece di 6 o più (numero richiesto per la diagnosi nei bambini).

ADHD e social media
https://www.additudemag.com/gdpr-redirect/?origin=www.additudemag.com%2Fsecrets-of-the-adhd-brain%2F

I sintomi del disturbo possono essere divisi in tre categorie: quelli legati alla disattenzione (disattenzione predominante), quelli legati all’iperattività (iperattività/impulsività dominante) e una combinazione dei sintomi delle due categorie precedenti. I sintomi della prima categoria riguardano livelli di disattenzione che provocano disagio nella persona, e che sono più consistenti di quanto ci si aspetterebbe in base al  livello di sviluppo (stimato attraverso l’età) del soggetto. Proprio su questi sintomi si sono concentrati i ricercatori che, alla University of Southern California, hanno indagato un possibile collegamento tra l’uso dei social media e l’insorgenza dell’ADHD tra gli adolescenti.

Distrarsi può nuocere gravemente alla tua salute

Lo studio ha interessato più di 2000 ragazzi dai 15 ai 16 anni d’età, ai quali non era mai stato diagnosticato il disturbo da deficit dell’attenzione ed iperattività, e che non ne presentavano alcun sintomo. I ricercatori, per prima cosa, hanno registrato la frequenza con cui i soggetti usufruivano di 14 popolari social attraverso tre indicatori: nessun uso, uso medio, alto utilizzo. Successivamente il gruppo di giovani è stato monitorato due volte l’anno, per due anni. I risultati mostrano che più la frequenza d’uso delle piattaforme mediatiche era elevata, maggiore era il rischio che i soggetti sviluppassero alcuni dei sintomi associati all’ADHD. In passato era già stato indagato il possibile legame tra il disturbo e la tecnologia (prendendo in considerazione la televisione ed i videogiochi), ma la dipendenza di cui fanno esperienza oggi adolescenti e preadolescenti ha reso necessario vagliare diverse ipotesi che possono includerla nell’insorgenza di diversi disturbi.

Una distrazione, uno sfogo quotidiano, un modo per “ammazzare il tempo”: questo sono i social oggi per ognuno di noi. Una sottile dipendenza che, tanto quanto la sigaretta per Zeno Cosini, viviamo come un’abitudine, ma può scatenare reazioni che non è possibile immaginare.

                                                                                                   Valentina Brina

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