Un appellativo non da poco, quello di “Re Sole”. Un soprannome che Luigi XIV di Francia si diede addirittura da solo. Sono ormai passati più di trecento anni dalla sua incoronazione, eppure la sua figura non smette ancora di splendere.

Era il 10 marzo 1661, il Cardinal Mazzarino moriva e si liberava un posto sul trono di Francia. Il giovane sovrano all’epoca aveva 23 anni e già si era distinto per la sua grandezza d’animo, annunciando a gran voce al Consiglio di Stato la sua decisione di salire al trono. La personalità di Luigi XIV fu subito al centro della sua linea politica, caratterizzata prima di tutto da un assolutismo radicato e convinto.
L’INFANZIA
Luigi, nacque nel 1638 a Saint-Germain-en Laye, figlio di Luigi III e Anna d’Austria. Quando suo padre morì, egli aveva soli 5 anni ed era, per forza di cose, inadatto al trono. Il potere passò alla madre, Anna, e al primo ministro, il Cardinal Mazzarino. L’uomo era uno dei più fidati consiglieri del re, reggente al trono in un periodo particolare, sul finire della Guerra dei Trent’anni, detto delle “Fronde Parlamentari”. Questo movimento, attivo per tutta l’infanzia di Luigi, aveva come scopo principale quello di indebolire la grandissima influenza della corona, sempre più mal vista dallo Stato. Luigi XIII, comunque, non aveva lasciato Anna e suo figlio da soli al potere, e aveva istituito un Consiglio di Stato, incaricato di supervisionarlo fino alla maggiore età. Il Cardinale Mazzarino rimase come fidato primo ministro fino alla sua morte avvenuta proprio il giorno prima dell’incoronazione di Luigi, il 9 marzo 1661. L’italiano, poco tollerato per le sue origini, fu anche tutore del futuro re, occupandosi della sua istruzione e di quella del fratello, Filippo. Il piccolo sovrano era un continuo pensiero per il Cardinale e sua madre, con cui si diceva avesse un bellissimo rapporto, sempre sull’orlo del decesso per tutta l’infanzia. Dopo essere scampato all’annegamento a 5 anni, a 9 guarì dal vaiolo, a 15 dal tumore e a 17 dalla gonorrea. Infine, miracolato a 20 anni sopravvisse alla febbre tifoide, talmente grave da richiedere addirittura l’estrema unzione. Fu in quest’occasione che iniziò ad indossare la sua famosa parrucca, di gran moda negli anni a venire.

LA VITA POLITICA
Quando Mazzarino morì Luigi era ormai da tempo maggiorenne, incoronato già nel 1654, e si sentiva pronto per prendere il potere che gli pendeva sopra la testa già dall’infanzia. Innanzitutto rinunciò subito alla nomina di un primo ministro, preferendo invece la creazione di alcuni consigli dai compiti specifici, al cui comando vi era lui stesso, collaborando con due ministri fidati: Colbert e Le Tellier. In questo modo poteva iniziare l’opera di riordino di Luigi, che aveva come scopo l’accentramento del potere esclusivamente sotto la sua figura. Insieme a Colbert risistemò immediatamente l’apparato amministrativo, raggruppando ogni aspetto dello stato sotto sei codici. Oltre alla polizia riformò anche l’aspetto finanziario, così da far quadrare tutti i conti. Ridimensionò tutti gli aspetti della società francese, dall’architettura alla letteratura, così che ogni sfaccettatura rimandasse alla corona e automaticamente a lui. Non solo. Il suo scopo era anche quello di prendere il controllo anche dell’aspetto religioso. Nel 1685 decise di abolire l’Editto di Nantes, togliendo la libertà agli ugonotti, e diede al cristianesimo un tono gallicano, distinguendo una volta per tutto il potere civile da quello religioso. Non contento, infine, iniziò a perseguitare i giansenisti, corrente dai toni protestanti, onde evitare qualsiasi dissenso alla sua figura. Determinato a portare la Francia allo splendore, poco prima della morte Luigi diede inizio ad una serie di guerre volte alla sottomissione del continente europeo. Queste guerre, fin troppo onerose per il popolo francese, si conclusero con poco dal punto di vista militare. Anzi, i continui sforzi militari ed economici non facevano altro che affamare la gente, sempre più scontenta. Dopo che nel 1710 con la Guerra di Secessione Spagnola, Luigi aveva lottato per la pretesa di vedere suo nipote Filippo d’Angiò sul torno Spagnolo, alla Francia non era rimasto niente se non una grave carestia. Solo la pace di Utrecht e quella di Rastadt nel 1713 e nel 1714 posero fine al massacro economico e sociale del popolo francese. Ma fu solo la morte di Luigi XIV, nel 1715, a far tirare a tutti un sospiro di sollievo. E se all’inizio il Re Sole fu amato e rispettato, la sua dipartita fu accolta con feste e gioia da tutto il popolo francese
LA REGGIA DI VERSAILLES
Pare ovvio, visto il soggetto, che vero re dovesse avere una vera reggia. La tenuta di Versailles, villaggio situato a quale chilometro da Parigi, era un luogo di ritiro comune per i regnanti di Parigi. Allora la tenuta era niente più che un piccolo castello che era stato venduto a Luigi XIII e da egli ampliato per farne una tenuta di caccia. Il Re Sole vi era giunto per la prima volta da bambino, per scampare al vaiolo, tornandoci poi regolarmente nel corso degli anni. Nonostante dovesse per forza essere rivista dal punto di vista architettonico, Luigi, stanco di vagare di castello in castello cercando la sua dimora, trovò Versailles soddisfacente alle sue alte aspettative. Questa scelta avvenne nel 1660, dopo avervi trascorso un breve tempo “ludico” in compagnia della fresca sposa Maria Teresa di Spagna. I veri lavori iniziarono immediatamente dopo la sua ascesa al trono, nel 1661, continuando fino al 1682, quando questa divenne sede del governo del regno di Francia e sua residenza ufficiale. Luigi scelse di porre la sua stanza personale al centro di tutto il complesso. Questa scelta non era casuale, ovviamente. La stanza del Re era infatti posta lì come ricordo della ricchezza e dell’importanza del sovrano. Tutto il potere della Francia partiva infatti da questo centro diramato verso gli uffici del governo, posti sempre nella reggia insieme ad alcune abitazioni dei cortigiani e lavoratori di corte. Versailles, con le sue 700 stanze, per un totale di oltre 67 mila metri quadri, era organizzata come un vero e proprio condominio, su piani, dove gravitavano molte persone oltre alla famiglia reale. Questa era un’abile mossa di Luigi, volta a distogliere l’attenzione di questi uomini dalle loro terre, impegnati come erano dalla vita di corte. La vita a corte era scandita da sacri rituali, che determinavano le abitudini non solo del Re, ma anche dei cortigiani, costretti a sottostare a regole su tutto, come il risveglio e il sonno. Queste rigide regole venivano interrotte solo dai “jours d’appartement”, tre volte alla settimana, quando le stanze del Re erano aperte e si celebravano grandi banchetti conditi da feste e danze. Fu così Versailles divenne ben presto il modello della vita di gran parte delle corti europee.