Quando la salute vacilla Montale e i Negrita gridano il loro inno d’amore

La malattia della propria moglie spinge il frontman dei Negrita ed Eugenio Montale a riflettere sul valore essenziale dell’amore

Drusilla Tanzi ed Eugenio Montale; fonte: Wikipedia

“Il vero amore si vede nei momenti di difficoltà”: tante volte abbiamo sentito quella che appare ormai come una frase fatta, come se fosse privata del suo significato più autentico. Eugenio Montale e il cantautore Pau dei Negrita si ritrovano a fare i conti con patologie gravi che sconvolgeranno le loro vite e rafforzanno il legame sentimentale con l’amata.

Negrita; fonte: Wikipedia

La luce che squarcia la banalità

In un’intervista al Corriere della Sera Pau, pseudonimo di Paolo Bruni, ha affermato di aver scritto la canzone “Brucerò per te” dopo aver appreso che la moglie fosse malata. L’artista ha raccontato che la notizia è sopraggiunta come una doccia gelata: la donna ha scoperto di essere affetta da un tumore della pelle e fin da subito si sono gettati a capofitto in una lotta per la guarigione, fortunatamente vinta. Nella canzone i Negrita cantano della propria vita ribelle a vent’anni e dei “danni” legati a quell’età. L’uomo tirava sassi alla finestra dell’amata e si chiede cosa possa averla colpita di lui e come faccia quel sentimento ad essere “ancora lì”. Il ritornello sottolinea quanto lui sia disposto a mettere in discussione tutto se stesso per amore della donna, disposto ad assorbire le sofferenze che potrebbero colpirla, a ricevere le ferite e le malattie che attanagliano l’esistenza. La più alta dichiarazione d’amore è racchiusa nel celebrare la moglie come “l’aurora boreale” capace di illuminare il vuoto della vita e di dare un senso alla banalità dei giorni che si susseguono. La patologia logora irrefrenabilmente la donna come se fosse un plotone di esecuzione costantemente all’attacco. Il protagonista decide di starle accanto per aiutarla nella difficile battaglia, affermando che mentre il resto del mondo rinasce con la sua festosa primavera, i due non possono far altro che affidarsi alla speranza, l’ “amica cara” che deve innalzarsi oltre le paure che minano la loro serenità. La natura si mostra indifferente rispetto al loro calvario ma il cantautore è consapevole che tutto andrà per il meglio. Nella parte conclusiva, riprendendo i termini precedentemente accostati alla speranza, il poeta esorta con dolcezza disarmante la moglie a non abbattersi, ad essere più veloce dei timori legati al tumore, a librarsi in aria per vincere la più sfida più difficile, colmo di fiducia nella forza della donna e ben consapevole che insieme nessun ostacolo potrà mai fermarli.

E. Montale; fonte: Wikipedia

Quando l’amore è la morfina più potente

Scrivere una dedica alla propria moglie mentre si è rilegati al suo capezzale addolcisce l’agonia della donna. Nella raccolta “La bufera ed altro” Eugenio Montale inserisce la poesia “Ballata scritta in una clinica” che racconta l’esperienza del ricovero a causa di una patologia degenerativa che porterà alla morte la moglie affettuosamente denominata “Mosca”. Il poeta configura la loro vita accostandola all’episodio biblico di Giona nel ventre della balena: infatti i due amanti si ritrovano in una clinica, in un luogo chiuso, protetto dalla distruzione dilagante presente all’esterno. Al di fuori c’è la guerra, la Storia che incombe su tutti gli uomini e che si affianca alla tragedia personale dei coniugi. Le stelle cadenti che illuminano il cielo nel mese d’agosto conferiscono un’atmosfera di quiete che si pone in netta opposizione con il loro tormento. Montale evidenzia il crollo delle certezze, il disorientamento derivante dall’imminente perdita di Mosca, il suo più grande punto di riferimento. Il poeta ligure ricorre all’ immagine dell’altalena, emblema di una realtà che vacilla e che è destinata a cadere come un ponte instabile. L’amata è il suo “specchio”, colei che racchiude l’essenza della sua esistenza, la “stampella” su cui reggersi nel corso della sua lunga produzione poetica. Montale, però, ora si ritrova davanti un’immagine sfigurata, allettata ed ingessata fino al volto. L’ unico punto di contatto con l’amata sono quegli occhi umidi di lacrime e cinti dagli occhiali che lui le sposta con cura per avvicinarle la morfina al viso. Gli elementi raffigurati e gli oggetti presenti nella stanza conferiscono un forte legame con la cruda realtà, con gesti concreti legati alla degenza. Lo scorrere del tempo è centrale e rappresentato dalla sveglia sul comodino. Il poeta è pronto: percepisce il sopraggiungere della morte, presenta l’immagine della croce e insiste sul motivo dell’ “emergenza”. Montale si appresta ad accompagnare la moglie fino a quando lei non finirà nel “nulla”, fino a quando l’urlo di disperazione del poeta sarà “muto”, inudibile a causa dell’incolmabile distanza tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

fonte: Wikipedia

Oscillazione e logorante attesa

La malattia destabilizza la vita di una coppia, cambiando radicalmente la routine quotidiana. Si finisce in un vortice di disperazione, con la costante paura che l’altro possa scomparire per sempre. Costretti a mettere in conto un’eventuale perdita, si comprende il valore della propria compagna di vita e si riflette sul supporto costante che quest’ultima ha mostrato. Mosca morirà ma fortunatamente la moglie di Pau si è salvata. Qualsiasi possa essere il punto di svolta, la condizione di malattia implica un totale venire meno delle certezze e uno stato di attesa in cui la paura e la speranza sospingono l’altalena della vita.

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