Proust ci racconta nella Recherche il dolore di amare attraverso la storia dell’amore di Swann

Spesso non ci rendiamo conto di come un autore come Marcel Proust abbia cambiato completamente la nostra visione del mondo

”Alla ricerca del tempo perduto” è un mondo letterario dove si dispiega l’intera vita di un uomo, Marcel. Ma questa vita non è solo fatta di episodi, avvenimenti, momenti, ma più che altro è fatta di sensazioni. Ogni cosa, ogni istante quindi per Proust assume un significato interiore, che va ben al di là di logiche materiali e razionali. Tutto infatti si concentra nell’interiorità del personaggio, che spesso vive di regole proprie, irrazionali. E allora, questa introspezione psicologica proustiana, che avrebbe dato forma al primo romanzo psicologico della storia della letteratura, avrebbe caratterizzato indissolubilmente quello che è stato il ventunesimo secolo e la decostruzione dell’uomo.

Alla ricerca del tempo perduto

Ma, quando di un antico passato non sussiste niente, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più intensi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, gli odori e i sapori restano ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, a reggere, senza piegarsi, sulla loro gocciolina quasi impalpabile, l’immenso edificio del ricordo (Dalla parte di Swann)

La ”ricerca” è un’opera monumentale pubblicata a pezzi tra la fine dell’800 e gli inizi del 900. L’ambientazione narrativa dell’opera è l’alta società francese agli inizi del secolo ventuno. Un ambiente borghese e intellettuale, dove si muove il protagonista, che narra in prima persona, e tanti altri personaggi come Charles Swann, Saint-Loup e altri borghesi/aristocratici.

Il tema sono le sensazioni di questi personaggi, le loro emozioni e tutte le vicende vengono affrontate attraverso il filtro della soggettività e dell’emotività. La realtà allora non vale per se stessa, ma unicamente in quanto filtrata e rivissuta nell’interiorità del soggetto che, attraverso il fluire di un lunghissimo e ininterrotto monologo interiore, ne delinea i contorni, la condiziona e ne viene condizionato a sua volta, tutto in una dimensione temporale mutevole, che cambia in relazione ai cambiamenti emotivi del soggetto e che da esso viene continuamente analizzata. E da questa perpetua analisi interiore scaturisce l’intensa ”ricerca” proustiana, dove il ruolo centrale è esercitato dalla memoria. Una memoria che però vuole far tornare alla mente dello scrivente non tanto gli avvenimenti in sé nella loro dimensione materiale, quanto nella loro percezione emotiva, rendendo il ”tempo perduto” niente altro che una serie di sensazioni interiori spesso incuranti dell’esteriorità delle cose.

La memoria però è anche un mezzo per Proust, perché, secondo lui, soltanto essa può cogliere le trasformazioni subite degli uomini e dalle cose a causa del tempo. Quindi occorre recuperarla, all’interno della propria coscienza, per ritrovare in qualche modo la propria identità e una perduta pienezza.

Il ”tempo perduto” è allora anche il tempo della memoria, un tempo che può essere ritrovato soltanto mediante una meticolosa ricerca.

La Parigi di Proust

Un amore di Swann

Di tutti i modi in cui nasce l’amore, di tutti gli agenti di disseminazione del sacro male, quel grande soffio di angoscia che a volte passa su di noi, certamente è uno dei più efficaci. Allora la sorte è segnata, la creatura con la quale stiamo bene in quel momento, sarà lei che ameremo. Non c’è affatto bisogno che fino a quel momento ci sia piaciuta più o come altre. Ciò che è necessario è che la nostra inclinazione per lei diventi esclusiva. E questa condizione si realizza quando, nel momento in cui ci è venuta a mancare, alla ricerca dei piaceri che il suo fascino ci dava, si è sostituito in noi un bisogno ansioso, che ha per oggetto la medesima creatura, un bisogno assurdo che le leggi di questo mondo rendono impossibile da soddisfare, difficile da guarire: il bisogno insensato e doloroso di possederla.

”Un amore di Swann” è uno dei capitoli più intensi della ”recherche”, perché va ad indagare la travagliata situazione emotiva di Charles Swann, un amico di famiglia del protagonista Marcel, avuta negli anni dell’innamoramento verso una certa Odette de Crécy.

Swann è un borghese che frequenta la più alta società parigina, grazie al suo brillante modo di porsi in società e al suo notevole grado di cultura, a dispetto invece del fatto che fosse figlio di un semplice agente di cambio che aveva fatto fortuna e che quindi se non fosse stato tanto brillante non avrebbe di certo frequentato principi e duchi.

Un uomo intelligente quindi, colto, bello, che non aveva nulla da invidiare a uomini più nobili di lui. Inoltre era un famigerato donnaiolo, che si infatuava delle donne dell’alta società e alla fine le otteneva, grazie anche all’aiuto dei suoi tanti amici.

Un giorno, andando a teatro, però, un amico gli presentò una donna di nome Odette, che a lui in un primo momento era apparsa insignificante:

(…) era apparsa a Swann non certo priva di bellezza, ma di un genere di bellezza che gli era indifferente, che non gli ispirava alcun desiderio, anzi gli suscitava una certa repulsione fisica; quel genere di donne che riescono ad avere tutti

Ma quella donna che in quel momento gli era parsa tanto anonima e insignificante sarebbe poi divenuta più importante della sua vita stessa.

Infatti, qualche tempo dopo da quel primo incontro, la donna, che in un primo momento pareva essere rimasta affascinata da Swann, iniziò ad andare molto spesso a casa sua, per i pretesti più futili, come guardare la sua collezione di quadri o le sue passioni momentanee. Ma quegli incontri, quelle visite continue di Odette, a Swann recavano soltanto un leggero fastidio. Non amava quella donna, che pareva invece adorarlo e volerlo per sé.

Ma, quando Odette se ne era andata, Swann sorrideva pensando che gli aveva detto come le sarebbe parso lungo il tempo fino al momento in cui lui le avrebbe permesso di ritornare; si ricordava l’aria inquieta, timida con cui l’aveva pregato una volta che questo intervallo non fosse troppo lungo, e gli sguardi che aveva fissato in quell’istante su di lui in un’implorazione timorosa, che la rendevano commuovente (…) <<E voi?>> aveva detto, <<verrete una volta a casa mia a prendere il tè?>> Lui aveva addotto come scusa un lavoro che stava facendo, uno studio su Ver Meer di Delft, in realtà abbandonato da anni.

Odette allora pareva essere innamorata di Swann, tanto da fargli intendere in una lettera successiva, che se voleva poteva avere il suo cuore.

<<Se aveste dimenticato anche il vostro cuore non vi avrei permesso di riprenderlo>>

Eppure davanti a tutto ciò Swann rimase indifferente, non gliene importava nulla. Anche se, come un bambino con una lente d’ingrandimento si diverte ad avere potere su un formicaio, anche Swann si divertiva ad avere potere su Odette, sentendola quasi una sua proprietà di cui poteva disporre in ogni momento.

Una sera però, mentre era con lei, aveva notato la sua spilla attaccata in malo modo, decise allora di mettergliela a posto, dritta. E in quell’istante per Swann tutto cambiò. Un fulmine inaspettato lo colpì con una forza che pareva essere sovrumana, andare al di là di ciò che si può davvero conoscere. Swann era insomma caduto vittima dell’amore, e ciò lo avrebbe portato a soffrire per molto tempo.

Infatti anche Odette iniziò a cambiare comportamento verso di lui. Se in un primo momento, infatuata di lui, accorreva ad ogni suo richiamo, ora se ne distanziava sempre di più, facendo precipitare l’animo di Swann in un profondo logorio.

Anche lui, che con la mente offuscata dall’amore iniziò a ragionare in modo irrazionale come sogliono fare gli innamorati, iniziò a mettere in pratica le strategie assurde di chi ama. Ad esempio, nonostante passasse le sue giornate a pensare a lei, non le permetteva di vederlo se non in tarda serata, e molto spesso non si presentava neanche dove sapeva lei lo stava aspettando. Questo perché secondo la sua logica, questa lontananza avrebbe rinnovato in lei il presunto amore del quale lui pensava patisse, rendendolo sempre più desiderabile. In realtà questo comportamento non fece altro che allontanarla da lui. Difatti ad un certo punto sarà lei ad allontanarsi, sarà lei a non presentarsi ai ricevimenti dove sapeva che lui era presente. Ed è lì che Swann si accorge di essere in trappola, di non avere ora e di non aver mai avuto in precedenza il coltello dalla parte del manico.

Ciò che segue può essere intuibile. Swann avrebbe incominciato a soffrire di quell’amore non corrisposto, a seguire Odette in ogni luogo andasse e a cercarla, arrivando fino ad inseguirla. Nel frattempo Odette pareva essere sempre più indifferente al suo amore, e le bastava una smorfia, uno sguardo non piacevole, un comportamento disinteressato, per far annegare il cuore di Swann nella disperazione.

Sul punto di bussare alle imposte, ebbe un momentaneo sussulto di vergogna pensando che Odette avrebbe saputo che aveva avuto dei sospetti, era ritornato e si era appostato sulla strada. Gli aveva parlato spesso dell’orrore che le suscitavano i gelosi, gli amanti che spiano. Ciò che stava per fare era molto sconveniente e lei ormai l’avrebbe detestato, mentre ancora in quel momento, fin tanto che non avesse bussato, pure ingannandolo, forse l’amava. 

Gli anni poi passarono, in mille angoscie e in mille dolori, prima che Swann prendesse quella dolorosa ma talvolta unica decisione possibile, ossia di staccarsi completamente da quel suo amore impossibile, di scappare via, di tornare alla sua vita di prima. Così decise di non vedere più Odette, di non frequentare più i luoghi dove sapeva che lei andava. E dopo anni di angoscie, di logorii, di disperazioni perenni, gli bastarono qualche mese per non averne più interesse e guarire da quella malattia che chiamiamo amore.

Ripensò al suo sogno, rivide, vicinissimi come gli aveva sentiti, il pallore di Odette, le guance troppo magre, i lineamenti tirati, gli occhi pesti, tutto ciò che, nel corso delle affettuosità successive che avevano fatto del suo durevole amore per Odette un lungo oblio dell’immagine primitiva che aveva avuto di lei, aveva smesso di notare dopo i primi tempi del loro rapporto. (…) si disse: <<E pensare che ho buttato via degli anni, che ho desiderato morire, che il mio più grande amore l’ho avuto per una donna che non mi piaceva, che non era il mio genere>>

Così si chiude il capitolo di ”Un amore di Swann”. Ma se da una parte si chiude un capitolo del libro, il capitolo dell’amore di Swann verso Odette non si chiuderà mai. Infatti Swann tornerà da lei, e alla fine la sposerà. E la loro figlia, Gilberte, sarà un altro infelice amore della ”recherche”, ma che però questa volta avrà come protagonista un altro grande e infelice uomo di quest’opera monumentale, Marcel.

Lo sfondo di queste vite, Parigi

Ritratto di Marcel Proust

Il ritratto di Proust compiuto da Jacques Emile Blanche nel 1892 è quello più famoso dell’autore e si trova esposto a Parigi nel Musée d’Orsay.

Il ritratto è fatto su una base di un disegno a matita fatto nella città di Trouville, la primavera precedente alla realizzazione effettiva del quadro.

Vi è qui rappresentato Proust all’età di vent’anni, e fu per lui un ritratto molto importante, dal momento che non se ne separò mai. Ogni qualvolta si trasferiva o partiva per le vacanze, portava con sé il suo ritratto.

Interessante è il fiore che Marcel ha all’occhiello nel ritratto, pare sia un’orchidea. Tale fiore ci rimanda ancora al capitolo della ”recherche” di cui si parlava prima, ”un amore di Swann”. Infatti l’orchidea è il fiore simbolo dell’amore di Swann verso Odette, ma pare poi divenire per Marcel il fiore simbolo di tutta la sua opera.

 

 

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