Anche il mondo Pokémon sta soffrendo per l’inquinamento: cosa ci insegnano i mostriciattoli tascabili?

I giochi Pokémon più recenti hanno introdotto molte creature legate alle tematiche ambientali che ci fanno riflettere sui rischi ambientali e il nostro impatto sul pianeta.

I pokemon di tipo veleno di solito non ispirano serenità, ma le nuove generazioni ne hanno introdotti alcuni che usano la loro affinità con le tossine per purificare la natura. (fonte: pinterest.it)

Il mondo dei Pokémon, con le sue meravigliose regioni dall’originaria Kanto alla più recente Galar, all’apparenza è un luogo colorato e spensierato, dove le leggende si confondono con la realtà e il protagonista buono e puro vince contro il team malvagio di turno. Se si scava però più a fondo nelle descrizioni e nel background di alcuni pokémon, si scopre che non è tutto idilliaco e che i problemi dell’inquinamento, del cambiamento climatico, del bracconaggio, sono veri e pericolosi tanto quanto nel nostro mondo.

Grimer, il pokémon melma, contro discariche e acque reflue

Il cambiamento climatico è oggi un argomento ricorrente un po’ ovunque, ma non dimentichiamo che non è un fenomeno recente come crediamo. Già nella stagione delle proteste degli anni ’60 e soprattutto nei successivi anni ’70 non era raro imbattersi in associazioni di ambientalisti. Se possibile, all’epoca i governi ascoltavano ancora meno le loro richieste e spesso erano bollati come invasati o catastrofisti, ma fortunatamente il sentimento non si è mai spento. Con queste premesse non suona più tanto strano che già nel 1996 Gamefreak, casa di sviluppo giapponese, nei giochi Pokémon Versione Rossa e Pokémon Versione Verde (disponibili in Europa due anni più tardi nella coppia di Pokémon Versione Rossa e Pokémon Versione BLu) avesse inserito la coppia di Grimer e Muk, aventi la specie pokemon melma. Leggendo le loro descrizioni nei pokédex delle diverse generazioni si scopre che sono infatti nati dal fango e si nutrono di liquami e rifiuti, vivendo in discariche, fogne e luoghi inquinati. Di recente la linea evolutiva è stata ripresa, in settima generazione, con le forme regionali di Alola, dai colori sgargianti frutto della loro opera sulle isole dell’arcipelago: furono introdotti nella regione per combattere il problema dei rifiuti e si sa che una colonia di 100 grimer vive nella discarica regionale dove si ciba esclusivamente dei rifiuti prodotti dall’uomo. Nel gioco, purtroppo, questi pokémon restano comunque un concentrato di tossine letali, tanto da impedire il proliferare della vita sul terreno o nelle acque con cui essi entrano in contatto, ma è pregevole che in ambiente controllato essi siano usati per eliminare i rifiuti e le acque inquinate. Sicuramente, nel nostro mondo si troverebbero molto bene negli impianti di trattamento delle acque reflue, ovvero stabilimenti industriali che purificano le acque derivanti dalla rete fognaria urbana oppure dagli scarichi delle fabbriche. Il processo a cui vanno incontro queste acque si articola in varie fasi. Innanzitutto si esegue un pretrattamento meccanico, che serve a eliminare tutte quelle sostanze che per natura o dimensione comprometterebbero le operazioni successive, come rifiuti solidi di grandi dimensioni, sabbia, oli e grassi. Poi si procede al trattamento ossidativo biologico e, dove necessario, a trattamenti ulteriori che raffinano ulteriormente il flusso in uscita dall’impianto. Grimer potrebbe intervenire proprio nella seconda parte, perché si tratta di quell’insieme di vasche nelle quali i composti organici sono via via degradati in sostanze inorganiche più semplici come anidride carbonica (CO2), ammoniaca (in realtà ione ammonio, NH4+) e ione nitrato (NO3). Tipicamente ciò avviene ad opera di microorganismi aerobi (ovvero che hanno bisogno di ossigeno per vivere) o anaerobi, in un regime controllato che ne garantisce la massima efficienza. In pratica, essendo esseri viventi cercano di nutrirsi per crescere e proliferare e per fare ciò sfruttano il materiale organico che hanno intorno; la colonia cresce finché il nutrimento non inizia a scarseggiare e quindi si arresta e i batteri iniziano a morire. Il vantaggio rispetto all’utilizzo di reagenti artificiali sta nel fatto che i batteri sono già di per sé macchinari efficienti e dotati di tutto ciò che serve loro per funzionare, compresa la capacità di riprodursi e aumentare quindi il ritmo di lavoro. Se ciò non bastasse, esiste una serie lunghissima di batteri che posseggono enzimi adatti alla digestione delle sostanze più disparate, compresi i metalli pesanti (il batterio Cupriavidus metallidurans è soprannominato re Mida proprio perché riesce a depositare micro pepite d’oro, assorbendo il metallo dall’ambiente in cui vive). Le ricerche più recenti hanno anche trovato batteri in grado di digerire la plastica, come Ideonella sakaiensis: scoperto in un sito per il riciclo delle bottiglie a Sakai, in Giappone, possiede un enzima naturale detto PETase che è stato poi migliorato in laboratorio e che favorisce la degradazione appunto del PET (polietilentereftalato).

I grimer e i muk di Alola sono molto più colorati della loro controparte di Kanto, interamente viola, a causa della digestione di una moltitudine di rifiuti. (fonte: stylesheets.it)

Corsola di Galar: i mari sono a rischio e i Pokémon ne soffrono

Come visto, l’attenzione ai temi ambientali nella serie Pokémon è un tema mai abbandonato e a volte addirittura messo in primo piano, come nel quarto film dal titolo Pokemon 4ever – Celebi, la voce della foresta, nel quale si parla di deforestazione e bracconaggio. Gli ultimi titoli sembrano, però, avere molto da dire in materia e simbolico è il caso di un Pokémon di seconda generazione, la cui fine è tutt’altro che allegra. Corsola è ispirato al corallo: il suo aspetto buffo e la gamma di colori, rosa acceso e bianco, lo hanno sempre reso un Pokémon simpatico. Rimasto nell’ombra a lungo per via della mancanza di evoluzioni e di statistiche poco utili nei giochi, è tornato alla ribalta in Pokémon Spada e Pokémon Scudo (usciti proprio nel 2019), in una veste spaventosa. Le precedenti descrizioni parlavano di come fosse in grado di far ricrescere le proprie protuberanze coralline se spezzate e del fatto che avesse bisogno di acque limpide per vivere, in caso contrario sarebbe migrato altrove. A Galar, però, queste acque non ci sono e il pokémon corallo è oramai lo spettro (che appunto è il tipo della sua nuova forma regionale) di ciò che era: bianchi e dal muso triste, i Corsola di Galar hanno perso ogni traccia della loro vivacità e, anzi, hanno ottenuto un’evoluzione vendicativa dal nome evocativo di Cursola. Ma perché il colore bianco? Semplicemente perché è il colore del corallo morto. Nel nostro mondo, i coralli sono animali della classe degli Anthozoa, che formano colonie di polipi tenute insieme da un esoscheletro di carbonato di calcio (CaCO3). Il loro colore naturale è il bianco, ma finché sono vivi non lo vediamo perché essi vivono in simbiosi con alghe unicellulari fotosintetiche, le zooxanthellae, le quali forniscono il 90% del fabbisogno energetico del corallo, nonché i brillanti colori che conosciamo. L’inquinamento sta rapidamente estinguendo i coralli perché il loro equilibrio è molto delicato e i fattori in gioco, strettamente interconnessi, sono tutti a sfavore. Se la temperatura dell’acqua si alza, le alghe producono sostanze tossiche per il corallo, che le espelle: se le condizioni non tornano in fretta nella norma, però, il corallo consuma ben presto l’energia rimasta e muore. Allo stesso tempo, l’anidride carbonica assorbita dall’oceano abbassa il pH dell’acqua (parliamo di acidificazione degli oceani) e la concentrazione di ioni carbonato (CO3), ma così facendo per i coralli è più difficile formare il proprio esoscheletro. Inoltre, uno studio realizzato presso la University of Technology di Sydney ha rivelato che l’acidificazione degli oceani abbassa la temperatura di bleaching (la morte dei coralli). Per non parlare della pesca eccessiva, che diminuendo il numero di pesci che si nutrono di macroalghe, lascia vita facile a quest’ultime che iniziano a proliferare occupando i siti in cui prima crescevano i coralli. Insomma, il quadro è tragico ed è possibile che il 99% delle barriere corallina sparisca prima della fine del secolo.

Corallo vivo e corallo sbiancato, vittima del bleaching, a confronto: l’azione sconsiderata dell’uomo agisce su una moltitudine di livelli e, se è molto difficile stabilire tutte le connessioni e influenze, i risultati sono lampanti. (fonte: vox.com)

Weezing di Galar purifica l’aria: notizie positive per la nuova generazione

E dopo la tragedia dei Corsola cerchiamo di tirarci su, perché in fondo anche nella regione di Galar non va tutto male. Ispirata all’Inghilterra della rivoluzione industriale, la regione è colma di riferimenti agli edifici e alle fabbriche del periodo e uno dei pokémon più simbolici è Rolycoly, la cui linea evolutiva è ispirata al carbone e alla sua estrazione in miniera. Il carbone prodotto dal suo corpo era usato in passato per scaldarsi e produrre energia, ma oggi Galar è diversa e nella città di Knuckleburgh si può ammirare la torre che produce energia (si suppone pulita?) per gli altri centri abitati. Dove sta la notizia positiva? Anche in questo caso si tratta di una forma regionale, che interessa anche questa volta un pokémon di tipo veleno della prima generazione: weezing. Si evolve da Koffing e originariamente ha l’aspetto di due globi viola costellati di sfiati, dai quali fuoriescono i gas tossici che si creano nel suo corpo dopo che si è nutrito di altri gas velenosi, germi e polvere. La vicinanza alle industrie di Galar ha però modificato il suo organismo e, oltre ad aver guadagnato due elegantissimi cilindri a forma di ciminiera e due belle paia di baffoni molto british, ora il suo corpo purifica l’aria che respira. Le scorie rimaste si accumulano intorno al suo corpo, creando appunto i baffoni verdi che lo distinguono, ma l’aria da lui filtrata pare essere incredibilmente pulita. Così facendo guadagna anche una nuova abilità, chiamata gas reagente, che agisce bloccando tutte le altre abilità attive nello scontro. Incredibilmente, quindi, weezing di Galar è un amico dell’ambiente, che neutralizza abilità altrui e reagenti chimici pericolosi nell’aria. Nell’atmosfera sono presenti principalmente azoto (N2), ossigeno (O2), argon (Ar) e poi una serie di altri gas in percentuale minore, nonché particelle liquide e solide in sospensione. I problemi legati all’inquinamento atmosferico sono proprio dovuti alle concentrazioni alterate dalle attività dell’uomo di questi ultimi gas, tra cui anidride carbonica (CO2), monossido di carbonio (CO), ozono (O3) e ossidi di azoto. Le tecnologie più recenti hanno permesso di eliminarne una buona parte (tra cui la vernice AirLite di cui ho parlato in un precedente articolo), ma come scordare la marmitta catalitica? La sua invenzione è dovuta alla necessità di purificare i gas di scarico delle autovetture e, come dice il nome, si basa sulla capacità di catalizzare (accelerare) alcune reazioni. Essa è composta da un corpo in metallo o ceramica a nido d’ape, nei cui fitti canali, necessari per aumentare la superficie di interazione tra gas e reagenti, scorrono i gas combusti di scarico. La reazione di combustione ideale produrrebbe solo anidride carbonica, acqua e calore, a partire da ossigeno e idrocarburi, ma i motori reali fanno ben altro: la reazione è esplosiva e non ha tempo di completarsi, così la combustione avviene solo parzialmente e rimane del pericoloso monossido di carbonio; inoltre, alle alte temperature e pressioni della camera di scoppio l’ossigeno può bruciare anche l’azoto creando così ossido di azoto. La marmitta catalitica recupera i gas di scarico ed essendo rivestita di metalli nobili come rodio, palladio e platino favorisce il completarsi di reazioni benefiche per l’ambiente. Innanzitutto, favorisce l’ossidazione completa degli idrocarburi parzialmente ossidati e del monossido di carbonio portando a compimento la sintesi della CO2. Poi, favorisce la riduzione degli ossidi di azoto, reimmettendo in atmosfera azoto e ossigeno gassosi. E’ questa una scusa per continuare a usare le automobili tradizionali? Certamente no, ma è lo spunto per sviluppare sempre nuove tecnologie che salvaguardino il pianeta dai nostri prodotti di scarto, mentre cerchiamo di ridurli verso un futuro meno pericoloso, per noi e magari anche per i pokémon.

I weezing di Galar si sono evoluti per purificare l’aria: ci siano d’esempio per continuare a inventare tecnologie che riparino i nostri danni passati, mentre puntiamo a non causarne di nuovi.

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