Generazione noia. La racconta Ernia, sulla scia di Blaise Pascal

Il sentimento della noia raccontato dal rapper milanese.

La copertina di No hooks, il primo EP di Ernia

Il sentimento della noia, di questi tempi, è nei giovani più presente che mai. In un’epoca in cui possiamo avere quasi tutto e subito annoiarsi diventa una condizione esistenziale persistente, come racconta il rapper milanese Ernia (pseudonimo di Matteo Professione) nel brano intitolato, appunto, Noia. Tema ampiamente trattato nel corso della letteratura e nella storia del pensiero, quello della noia per come lo ha inteso Ernia ricorda molto il concetto di ennui già sviluppato da Blaise Pascal, il filosofo francese che scommetteva su Dio. ”Ogni volta che poi agguanto un obiettivo / nelle mani mie diventa meno figo / perde quell’argento vivo / così che corro dietro a quello seguente / la scena si ripete, il tempo passa e ho paura sia per sempre”, dice Ernia nella sua canzone, e Pascal sarebbe stato più che d’accordo. Ciò che veramente ci distrae dall’insufficienza che l’uomo è per sé stesso sono le distrazioni quotidiane, che ci permettono di rifuggire la noia, fintanto che abbiamo un obiettivo da raggiungere e che ci tiene in movimento. Ma come cambia tutto questo in un tempo in cui spesso riusciamo ad accedere a quasi tutto?

La noia pascaliana

Diceva Pascal che il senso della vita è il divertissement, vale a dire l’oblio e lo stordimento di sé nelle occupazioni quotidiane, che è fondamentalmente fuga da sé stessi. Nel momento in cui poi subentra la noia, l’uomo capisce di essere insufficiente a sé stesso: chi si annoia è cioè qualcuno che vorrebbe divertirsi ma non sa più con che mezzi. Tutto quello che sa è che egli non è sufficiente a sé stesso. Per questo la noia è dolorosa. L’uomo, sosteneva Pascal, non sa stare a riposo senza passioni e anzi ha bisogno di essere distratto da questa sua condizione; un concetto che va a cozzare con quello che era l’otium latino, prevalente fino ad allora e inimmaginabile per il filosofo francese. L’essere umano è incapace di stare a riposo, e piuttosto che piacere interiore l’otium procura nient’altro che una profonda angoscia esistenziale, cui cerca di rispondere con frenetiche occupazioni quotidiane. Ma anche riguardo le occupazioni quotidiane ciò che permette il divertissement, la distrazione da sé stessi, non è l’ottenere qualcosa in sé ma piuttosto la ricerca di quel qualcosa. L’uomo non cerca le cose, ma la ricerca delle cose. Cavallo contro cavallinità. ”E quelli che sull’argomento fanno della filosofia e che giudicano assai poco ragionevole che la gente passi l’intera giornata a correr dietro a una lepre che non si vorrebbe aver comprato, non capiscono nulla della nostra natura. Quella lepre non ci impedirebbe la vista della morte e delle altre miserie, ma la caccia, che ce ne distrae, può farlo…e quand’anche ci si vedesse abbastanza al riparo da tutte le parti, la noia, di sua privata autorità, non farebbe a meno di venire a galla dal fondo del cuore, dov’è naturalmente radicata, e di riempire lo spirito con il suo veleno.” (p. 131 dei Pensieri).

Blaise Pascal (1623-1662)

Dio, m’annoio

”Dio, m’annoio”, continua a ripetere Ernia nel ritornello della sua canzone, e ci prende giusto. ”Tu mi dici hai tutto quello che vuoi / io dico appunto” risponde il rapper milanese a chi invece insinua che invece dovrebbe essere soddisfatto. Come già diceva Pascal, è l’avere un obiettivo fra le mani che rende presto insoddisfatti, portando a rincorrere quello seguente. In ambito sentimentale, il problema persiste: riuscire ad arrivare ad una persona subito annoia, e nel cuore ”è calma piatta”, per dirla con Ernia. Entusiasmarsi resta difficile in un’epoca dove ben poco ormai ci sorprende, dove anche solo vedere una nuova città ci colpisce a metà, perché la maggior parte delle volte l’abbiamo già vista e rivista nelle foto con cui ci bombardano costantemente. Alla continua ricerca di qualcosa che ci faccia sentire vivi e ci sappia stimolare, alziamo solamente l’asticella, rendendo il tutto ancor più difficile; ma solo perché abbiamo bisogno di movimento, e non tutti sappiamo – per fortuna o per sfortuna – accontentarci. Il rischio poi è sempre quello di portarsi allo stremo, pur di uscire dalla propria apatia. ”La droga non mi scuote, diciamo che non attacca / queste ragazze sono vuote, nel cuore mio è calma piatta.” Ancora una volta, forse il tormento peggiore è quello di non sapersi neanche più innamorare. Tutto rischia di diventare meccanico, gli step intermedi si perdono, e si perde ciò che alla fine dà valore all’obiettivo una volta che viene raggiunto. Lasciare spazio all’immaginazione, alla curiosità e al fascino della fatica, sembra ora più che mai difficile.

La noia, Elena Vichi

Generazione noia

Secondo uno studio scientifico, una delle ragioni per cui oggi fatichiamo a memorizzare bene nuove conoscenze è la rapidità del processo che va dalla provata curiosità verso questa nuova informazione al soddisfacimento di questa. Il valore della cosa viene immediatamente perso, così come la cosa stessa. Più facilmente arriviamo ad una informazione e più veloci saranno i tempi in cui la dimentichiamo, se non addirittura immediati. E così ci si gioca il piacere dato dalla fatica, si perde la bellezza di avere pazienza, che impregna l’obiettivo finale di un valore intrinseco. Non è il cavallo che vogliamo ma la cavallinità. È la strada verso un obiettivo che conferisce ad esso il suo significato, e la fretta di raggiungerlo, la fretta con cui spesso ci è concesso raggiungerlo, smonta quasi tutto il suo fascino. È la storia più vecchia del mondo, ma che peso ha in un’epoca come la nostra? In cui l’accesso all’informazione è pressoché immediato, in cui il mondo che abbiamo davanti è vastissimo e alla portata di un click. Come ogni cosa, esistono due lati della medaglia. Il fatto che riusciamo ad avere tutto e subito non è una scusa valida per la noia che proviamo, quanto più lo stancarsi di ricercare altri stimoli che giungerebbero con la stessa rapidità. Le cose da fare, si potrebbe dire, sono praticamente infinite: quello che ci manca forse è proprio la forza di volontà, e con essa il valore della fatica, la voglia di impegnarsi e di ”godersi la corsa”. Se poi tutti attorno sembrano così diventa ancora più difficile ricevere stimoli, prima di tutto umani, ed Ernia avrebbe più che ragione ad annoiarsi.

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