Dall’epica all’arte: la travolgente bellezza delle sirene che seduce la mente umana

Coda di pesce e volto bellissimo, voce soave e bellezza ingannevole. Chi non ha mai sentito parlare delle sirene? La loro origine è molto antica, addirittura di stampo orientale, e la fama è quella di creature fantastiche abili nell’arte della seduzione. Diverse sono le versioni che ruotano intorno alla loro origine, tuttavia secondo una delle più note, a dar loro i natali è stata la fatale unione tra Acheloo, una divinità fluviale, e Melpomene, una delle nove muse. Dal padre hanno ereditato la loro natura fantastica e terribile, mentre la madre è riuscita a  trasmettere la capacità di saper ammaliare con il canto.

L’avventura di Odisseo con le Sirene

L’Odissea è il poema epico incentrato sulla figura dell’omonimo eroe che compie un lungo e periglioso viaggio prima di poter tornare finalmente nella sua Itaca, dopo la distruzione della città di Troia. Tra le tante avventure in cui incorre, quella di cui si racconta all’interno del XII Libro ha come protagoniste indiscusse le Sirene.

Odisseo è ammaliato dalle sirene, mentre i compagni remano.

Poco prima di partire da Eea, l’isola in cui viveva Circe, Odisseo era stato messo in guardia dalla maga rispetto al canto delle Sirene. L’eroe presta attenzione ai preziosi suggerimenti e, durante la navigazione, prima di avvicinarsi alla zona di mare da loro abitata, escogita dei modi per sfuggire alla loro seduzione. Tappa le orecchie dei compagni di viaggio con della cera, in modo da non poter udire la loro voce. A sua volta, Odisseo si fa legare dagli amici all’albero maestro della nave, con la sola differenza che non indossa i tappi di cera, curioso di voler comunque ascoltare la natura di questo bello e temibile canto. Mentre navigano, comincia ad udire le voci delle Sirene e grida a gran voce di lasciarsi liberare, poiché la melodia è tremendamente sconvolgente e ammaliante. Fortunatamente, però, gli altri naviganti non sentono né le urla dell’eroe, né il canto fatale e remano incuranti di tutto ciò che sta avvenendo intorno a loro.

Dopo poco, le loro voci si fanno sempre più flebili e la bramosia dell’eroe lentamente si placa. A fargli percepire il sapore del pericolo scampato sono i resti delle ossa di alcuni marinai che, in precedenza, avevano attraversato quel tratto. Tutti quegli uomini, infatti, non avevano resistito a una così grande tentazione e avevano pagato il loro cedimento con il pegno della morte.

“La Sirena” di Giulio Aristide Sartorio

Il tema delle sirene è molto ricorrente anche nella storia dell’arte. Tra i numerosi quadri a loro dedicati, è importante annoverare quello dipinto da Giulio Aristide Sartorio, dal titolo La Sirena. 

“La Sirena” di Giulio Aristide Sartorio.

L’opera è stata realizzata intorno al 1893 e rientra nel filone della pittura simbolista. I soggetti raffigurati sono due, ovvero un giovane marinaio e una sirena. Il ragazzo si sporge dalla sua piccola barca, che sembra quasi rovesciarsi, per poter afferrare la pallida creatura marina, dai capelli rossi. In questa scena che, in un primo momento, potrebbe sembrare un tenero incontro d’amore, si intravede un dettaglio macabro: i resti umani sul fondale del mare. Come nell’Odissea, anche qui si scorgono teschi e altre ossa delle vittime che la sirena ha soggiogato.

“Il bacio della sirena” di Max Klinger

Al medesimo periodo, circa, risale l’opera di Max Klinger, conosciuta come Il Bacio della sirena. 

“Il bacio della sirena” di Max Klinger.

In questo caso, oltre alla canonica sirena, è presente un’altra creatura marina, ovvero un tritone. I due si stanno baciando e abbracciando in un appassionato amplesso e, anche qui, emerge il contrasto tra le loro carnagioni. Ciò che però non deve sfuggire all’osservatore è un dettaglio quasi impercettibile, ma estremamente importante. Si tratta del colore rosso degli occhi della sirena, colore che allude al tema erotico e, in un certo senso, alla capziosità del suo sguardo e della sua indole.

Elisabetta Di Terlizzi 

 

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